disequilibri

COPERTINA – Disequilibri

Antonio Casaccio 03/01/2024
Updated 2024/01/03 at 11:52 AM
5 Minuti per la lettura

Passeggiamo tra le città in equilibrio, attenti a non inciampare negli altri con uno sguardo o un semplice tocco. Li vediamo passare distratti. Le strade sono piene di persone perdute nell’interesse di sé stessi, perfettamente simbiotici con una realtà che li spinge a leccare l’estetica delle cose. Chi sono queste persone che ci passano davanti in perfetto equilibrio? 

Ognuno di loro sembra vivere un dormiveglia culturale, uno stato vegetativo fatto di assuefazione a chi c’è dietro lo schermo. Ci siamo liberati dalle catene che ci tenevano stretti alla terra per metterci al collo un cappio digitale che, in una piccola frazione di secondo, ha spazzato via i rimasugli della cultura contadina. Il calore che provoca la prossimità fisica è stato abbattuto come un cane morente e ognuno si è riversato nel godimento istantaneo di un’informazione proibita, di un’immagine pornografica e di una risata curiosa. Queste genti, che ridono e godono, piangono e gemono, sono circondati da oggetti a cui hanno dato un valore che va oltre l’utilità. La brandizzazione selvaggia non insiste più solo sui monitor della città, ma vive nelle cose che indossiamo e che magicamente sembrano renderci migliori, affascinanti e ci invitano a esprimere attraverso loro i tratti della nostra intimità. Abbiamo dato parola alle cose e le cose ci spiegano che solo grazie all’acquisto selvaggio di ciò in cui ci riconosciamo possiamo arrivare al compimento della nostra essenza.  

Nulla di più falso. Il dormiveglia ha rattrappito il volo di una società che è convinta di guardare lontano mentre col respiro affannoso si dirige in un progresso tecnologico che, oggi, non vuol dire solo regresso culturale, ma completo annullamento dei movimenti dell’anima.  

Chi sono queste persone che parlano di politica in un Paesino che vive nelle tenebre? Il disequilibrio è tale da aver sovvertito anche le pochissime virtù insite in chi detiene il potere. Persone convinte ogni volta da una frase diversa, si affidano con disperazione cieca al leader di turno di cui l’elettore ricalca solo il carattere: deciso, elegante, avvocato o bombarolo. La sordità delle idee regna nella testa di un elettore spaesato, i cui riferimenti politici si riversano nell’emotività per essere da questa influenzata. È lo scintillio della Democrazia Emotiva, dello stato di tensione perenne in cui è incastrato chi ha un potere e lo deve mantenere a qualsiasi costo. La seduzione passa dallo stomaco alla zona lombare, i politici sono la trasposizione della perversione del consenso, capace di scavalcare senza remore qualsiasi azione pubblica volta al bene collettivo; ancora una volta è la speranza in una reazione fisica (il voto) a fondare il disequilibrio moderno. Chi prova dal basso a scrollarsi l’aria avida, viene risucchiato in breve tempo nel vortice della disillusione dell’età, come se la gioventù fosse una pena da espiare perché non si è stati troppo furbi da divorare le occasioni e gli uomini che ci passano davanti. 

La Luna cede il passo alle prime luci dell’alba e il silenzio viene interrotto dalle genti che si riversano nelle strade. Sopra di loro c’è una bambina a guardare queste ombre viventi che si muovono nello spazio consentito dal fisico. Qualcuno sfoglia un giornale, c’è chi scatta un selfie e chi è impegnato a camminare provando a distrarsi dalla noia quotidiana. Il movimento incessante della folla scorre mentre la bambina ha calma di chi, immobile, cerca il suo equilibrio. Chi sono queste persone? Riescono a vederti? La gente sembra non guardare poco più in là delle proprie spalle, e la bambina è solo la componente invisibile di una realtà che, non sentendo nulla, non dà importanza ai movimenti di un’anima che cerca equilibrio. 

È solo un gioco, caro lettore. Come quello di una bambina che si sforza a salire sulla corda e, dalla corda, cadere. 

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