Contrastare l’odio sul web: Amnesty International contro l’hate speech

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Con il sempre maggiore potere acquisito dalle piattaforme social aumentano notevolmente anche i rischi e i pericoli relativi al loro utilizzo. La diffusione dell’odio sul web è un fenomeno ormai difficile da contenere, poiché si propaga in modo estremamente rapido e non conosce limiti di spazio. Ad essere maggiormente colpiti dall’odio mediatico sono le categorie sociali più vulnerabili, su base etnico-religiosa o di genere.  

L’organizzazione Amnesty International si è da qualche anno fatta promotrice di una campagna volta a contrastare il sempre più diffuso fenomeno dell’hate speech onlinePer maggiori approfondimenti a riguardo, abbiamo intervistato il responsabile della circoscrizione Amnesty Campania, Mario Gallo. 

Quali sono le vostre proposte nella battaglia contro l’hate speech? 
«Sul piano istituzionale viene richiesta, in primo luogo agli stati membri dell’Unione Europea, la formulazione di una legislazione adeguata in grado di garantire misure di contenimento del fenomeno. Allo stesso tempo Amnesty agisce sulla strada della sensibilizzazione, realizzabile attraverso un percorso che parte innanzitutto dall’istruzione. Allo scopo di monitorare il propagarsi dei discorsi d’odio, gli attivisti di Amnesty hanno inoltre ideato un sistema di reportistica denominato “Barometro dell’odio”, attraverso il quale siamo stati in grado di raccogliere e analizzare dati relativi alla diffusione di incitamento all’odio sui social». 
In che misura è la stessa politica di un paese ad influenzare la diffusione dellintolleranza?  
«Nonostante negli ultimi anni sia stata limitata un’esplicita ricorrenza ai discorsi d’odio all’interno della propaganda politica, spesso quest’ultima incita implicitamente all’odio. L’influenza che i messaggi politici esercitano sulla diffusione dell’odio sul web è stata resa evidente attraverso i monitoraggi effettuati negli ultimi due anni su elezioni politiche tramite il Barometro dell’odio. Nella campagna elettorale del 2019 per il Parlamento Europeo, più di 1 contenuto su 10 nei post condivisi sui social dai principali candidati politici e nei commenti analizzati è risultato discriminatorio o offensivo. Lo scenario che emerge dai risultati ottenuti attraverso tale ricerca vede rifugiati, musulmani e donne come bersagli maggiormente presi di mira». 
Che progetti ha in atto Amnesty per contrastare l’odio di genere?   
«Come dimostrato dalla terza edizione del Barometro dell’odio, che ha preso in analisi per 5 settimane le interazioni relative ai post di 10 influencer uomini e 10 donne, un attacco su 3 nei confronti di una donna si rivela di stampo sessista, da qui il termine “sessismo da tastiera”. Per contrastare l’odio di genere è necessario sensibilizzare in particolare le nuove generazioni, partendo dall’educazione scolastica. Amnesty ha una serie di canali di comunicazione aperti all’interno delle scuole attraverso il progetto “Amnesty Kids”, volto ad intraprendere con bambini e ragazzi percorsi destinati all’insegnamento dei diritti umani e all’educazione emotiva. È necessario uno sforzo preventivo: i bambini vanno sensibilizzati al rispetto di genere sin dai primi gradi dell’istruzione, quando sono in fase di formazione. Amnesty richiede inoltre alle istituzioni italiane di promuovere corsi di formazione per i docenti stessi, in materia di contrasto alle discriminazioni, in modo che abbiano i giusti strumenti per occuparsi dell’educazione dei propri studenti alla comprensione dei diritti umani». 
È di recente stato approvato dalla Camera il DDL Zan contro l’omobitransfobia. Lo considerate un traguardo importante nella vostra causa? 
«La richiesta di un ampliamento della Legge Mancino-Reale, che condanna discriminazione razziale o etnico-religiosa, è da tempo un punto fondamentale nella campagna contro l’hate speech. Se consideriamo che l’Italia è al 35esimo posto tra i paesi dell’Eurozona per quanto riguarda il rispetto dei diritti LGBTQ+, ci rendiamo conto che estendere la fattispecie della Legge Mancino-Reale all’omobitransfobia è una necessità. La strada da percorrere verso una piena inclusione è ancora lunga ma passi come questo ci riempiono di speranza».

di Mariasole Fusco

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