Conte boccia Salvini e rimanda Di Maio a Settembre

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Tutti aspettavano la seduta in Senato tenutasi nel pomeriggio di ieri, e si attendeva di conoscere la conclusione di questa assurda crisi di agosto. Quod erat demostrandum, se c’è un patto di governo e vi è la sfiducia unilaterale senza aver contattato, consultato, trovato confronto col Premier, la struttura crolla e non c’è via di ritorno. Conte, nel suo discorso, non si è limitato unicamente al suo ruolo ma bensì ha fatto un ampio discorso, di grande spessore politico e di livello altamente istituzionale.

Di Maio grande assente

Approfondendo l’analisi, appare inaspettato il silenzio di Luigi Di Maio che si è rivelato grande assente: da leader politico del M5S, avrebbe dovuto spiegare perchè hanno subìto fino a questi giorni le continue ed esagerate esposizioni di Salvini, impegnato nella sua campagna elettorale tra dune di sabbia e mojito, e perchè questo rapporto si è rivelato, dopo 14 mesi, impossibile da gestire. Avrebbe dovuto spiegare anche le effettive mancanze di Matteo Salvini, che dalla sua posizione non ha fatto altro che continuare infinitamente, come fosse un loop, la sua campagna elettorale.

Il Presidente del Consiglio non doveva far altro che sancire l’impossibilità di essere garante. Il gesto unilaterale di Salvini, basato probabilmente su un gioco di numeri sbagliati, lo ha portato ad un evidente fallimento; è chiaro che la figura politica di Matteo Salvini, soprattutto dopo i suoi interventi, dopo le fughe dal Senato e dopo la sua revoca della sfiducia, ne è uscita malissimo, rasentando il ridicolo.

Lui, seduto al tavolo del governo con il Premier Conte, mentre quest’ultimo lo affronta a viso aperto poggiandogli anche una mano sulla spalla, sbeffeggia, bacia il rosario e anzichè replicare, fugge tra i banchi dei suoi senatori. Per meglio dire, replica in seguito con la stessa brodaglia di sempre: un nuovo, ennesimo, comizio propagandistico.

Dov’è finito il senso istituzionale?

Conte ha colpito fortemente Salvini dandogli una magistrale lezione sulla vera e propria cultura istituzionale.
Cosa significa essere una figura istituzionale? Innanzitutto, significa non pensare al ritorno dei consensi. Essere uomini dello Stato, servitori dello Stato, rappresentare un’istituzione vuol dire lavorare per il paese, sacrificarsi in silenzio per il bene dei cittadini, e Matteo Salvini ha certamente profanato questa figura, banalizzandola e deturpandola: un Ministro che chiede pieni poteri al popolo Italiano, vuole una dittatura.

In contropartita, discorso di grande spessore è stato quello pronunciato dalla senatrice Isabella Rauti, donna di levatura non indifferente che ha sollevato questioni molto serie in seduta.

Nè vincitori e nè vinti, tranne Matteo Renzi

Bisogna prendere atto che ad aver assunto una posizione da “vincitore morale”, c’è Matteo Renzi: con le sue intuizioni da grande politico (bisogna riconoscerlo), ha fatto la mossa politica che ha mandato a casa Salvini, affermando di non voler alcun posto in un futuro ed eventuale governo. Così Renzi dimostra di essere un vero politico di razza; al di là delle simpatie o delle antipatie politiche verso l’ex Presidente del Consiglio ed ex Segretario del Pd, vi sono numeri incontrovertibili a dargli ragione, mentre dall’altro lato emerge solo il fallimento di questo governo.

Cosa accadrà?

In queste ore e nella giornata di domani si svolgeranno le consultazioni. Bisogna riporre fiducia in un grande Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che sicuramente valuterà l’esistenza di condizioni per formare il nuovo governo. Qualunque sia la soluzione, è importante che l’Italia non si fermi; il paese ha bisogno di certezze, serenità e continuità di governo.
Fino ad un anno fa, gli Italiani hanno dato consenso al M5S, che quindi ha ancora il diritto di andare avanti, cercando degli alleati qualora li trovasse. Se così non sarà, Mattarella farà la sua scelta e si andrà al voto.

Noi, territorialmente, in relazione alle problematiche ed alle emergenze che stiamo vivendo, ci auguriamo di trovare degli interlocutori in parlamento e soprattutto, il collegamento diretto col Ministero dell’Ambiente, per far sì che le collaborazioni da noi avviate abbiano continuità.

di Daniela Russo

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