Consumismo estremo, calze Gucci da 140 €

informareonline-calze-gucci

Il mondo è bello perché è vario dice il proverbio, infatti se da un lato c’è chi s’indigna per dei collant a 140 euro, dall’altro c’è chi li ha acquistati senza risentimento.

Anche questa volta Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci, fa parlare di sé e delle sue decisioni artistiche. Dopo i jeans macchiati d’erba e messi in vendita ad un costo esoso proprio perché sporchi, questa volta colpisce con dei collant. Calze ad effetto “consumato” perché smagliate sono andate sold out nel giro di poche ore nonostante il loro costo. L’oggetto in questione, che di per sé ha vita breve, è stato venduto sui 140 euro.

L’assurdità risiede nell’intenzione. I collant avevano quel prezzo non perché firmati Gucci, ma per una diretta accusa al consumismo e al lusso. Un pensiero controverso dato il marchio ma del tutto sensato se si pensa alla reazione scaturita. Per quanto criticato, il gesto è stato assecondato dall’acquisto dei più accaniti ma soprattutto, fa luce su un’altra questione. Quanto si è disposti a pagare per un bene materiale brandizzato?

Emerge una verità scomoda. Siamo attratti dall’effimero desiderio di possedere un singolo oggetto, sacrificando guadagni e risparmi, per poi dimenticare l’importanza che avevamo posto in quell’oggetto una volta ottenuto. Oggi bisogna star attenti a non cedere alla tentazione dell’impensabile come dimostrato dalle carissime calze.

Le calze rotte non sono una novità, già in precedenza si era visto questo prodotto in passerella. Prima nel 2008, per i look di Alexander Wang in occasione della sfilata invernale. Poi nel 2015, Hedi Slimane, ai tempi direttore creativo di Saint Laurent, porta in scena collant strappati per arricchire una collezione incentrata sul punk e il fetish. Anche in quel caso sorsero parecchie critiche, invece oggi Michele confonde innescando un vivo dibattito.

di Chiara Del Prete

Print Friendly, PDF & Email