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Ancora nessuna revoca per il Consorzio Autostrade Siciliane, un carrozzone che la politica siciliana vuole? E nel frattempo gli scandali non mancano, e la Dia, la Procura  di Messina  e l’Anac lo sanno bene.

Per il raggiungimento dei fini istituzionali, il Consorzio per le Autostrade Siciliane si avvale di una organizzazione generale del lavoro articolata in: circa 300 unità tra ingegneri, geometri, funzionari, autisti, etc. Il Consorzio per le Autostrade Siciliane (CAS) è stato costituito nel 1997 durante il governo regionale di quel tempo, ed è partorito dalla unificazione  (art. 16, lettera B della L. 531/82) di tre distinti Consorzi concessionari ANAS operanti in Sicilia per la costruzione e gestione delle autostrade Messina Catania Siracusa, Messina Palermo e Siracusa Gela. Il CAS succede, a norma dell’art. 16 lettera b) della L. 531/82, in tutti i rapporti giuridici posti in essere dai tre diversi Consorzi autostradali Messina-Palermo, Messina-Catania-Siracusa e Siracusa-Gela.

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Attualmente, la sua natura giuridica sino a poco tempo fa era di “ente pubblico regionale non economico”, e di recente invece, la Giunta Regionale di Palazzo D’Orleans a Palermo ha approvato il nuovo statuto  per la trasformazione  – con il benestare del ministero – a “ente pubblico economico”.

L’atto di giunta di governo ha di fatto definitivamente svincolato Autostrade Siciliane dalla Legge Regionale 9, concedendogli la possibilità di sopperire alle carenze di personale e applicare forme giuridiche proprie del diritto privato che risolveranno le anomalie contrattuali di lavoro sofferte da decenni, tema che in passato ha dato vita a diverse forme di confronto dialettico con i sindacati.

Il CAS è sottoposto al controllo della Regione Siciliana, ed ha sede a Messina, con uffici di rappresentanza a Palermo, e un prestigioso ufficio di rappresentanza a Roma. Esattamente in Via dei Crociferi n. 41, a nemmeno circa 70 mt dalla Fontana di Trevi dove secondo l’art. 6 Ufficio di Rappresentanza Roma, cura i rapporti del presidente con gli uffici di sede e con le strutture esterne in ambito nazionale. Per detto stimabile ufficio è previsto il seguente personale: n. 1 Capo Ufficio di livello “A”; n. 1 Autista di livello “C1”. E qui, con un primo quesito verrebbe spontaneo chiedersi quanto costasse questo Ufficio di Rappresentanza per codeste nr.2 unità.

Al momento non è dato sapere. E qui arriva un secondo quesito: verrebbe da chiedersi perché, ad esempio, nella tratta CT-ME i cantieri ed i restringimenti per cambio corsia etc., compreso manto stradale in  alcuni punti da rifare e che sono sotto a tutt’oggi sotto gli occhi di tutti ci è voluto in tempi precedenti, ed in tempi presenti, molto tempo?

In definitiva, per il raggiungimento di tali fini, il Consorzio si avvarrebbe dei contributi dello Stato, della Regione, della Comunità Europea, di altri enti pubblici e di tutte le provvidenze nazionali, regionali, e comunitarie vigenti e future – seguita la comunicazione sull’apposito sito web. Un fiume di denaro insomma. Non tralasciando che il Fondo di dotazione del CAS è costituito anche dai fondi di dotazione dei tre disciolti enti autostradali ed è pari a €.36.855.315,27. Somme importanti, oltre agli introiti dei pedaggi, e si compone anche di quote di partecipazione nominative indivisibili non rimborsabili né alla scadenza delle concessioni, né in caso di recesso. Esse sono costituite da: Regione Siciliana, Provincia di Siracusa, Provincia di Catania Provincia di Messina Provincia di Ragusa CCIA di Catania, Messina, Ragusa, e di tanti altri comuni.

Ora, il punto sta in questi termini: il CAS è composto da ben 47 uffici, dove operano ben 296 unità (organigramma 2020) tra direttore generale, dirigenti, personale  amministrativo/tecnico, personale esattore full time e part time. Un esercito di figure professionali che gravitano e pesano sul CAS.

E qui il terzo quesito in cui verrebbe spontaneo chiedersi: perché l’ANAS a devoluto le concessioni al CAS Consorzio autostrade Siciliane? Non era capace ANAS di gestire lei, le tre autostrade visto che già in Sicilia per alcune tratte lo fanno? Chi volle a quel tempo la costituzione del CAS? e chi lo vuole ancora adesso?

Perché alla luce di ciò che accadde il 26 giugno 2020 in una brillante Operazione della Dia di Messina che mise sotto la lente di ingrandimento alcuni dei principali appalti del CAS Consorzio autostradale degli ultimi anni, portò misure cautelari personali nei confronti di due funzionari dell’Ente e di un imprenditore milanese.

Corruzione, falsità ideologica e turbativa d’asta, ed ancora truffe e altri reati che emergono da un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Messina diretta dal Procuratore Maurizio De Lucia e condotta dalla Dia peloritana che ha fatto luce su un giro di mazzette nell’ambito della realizzazione della rete viaria di competenza del Consorzio per le Autostrade Siciliane. L’attività investigativa, denominata “Fuori dal Tunnel”. Insomma,  si scambiavano assunzioni alle Autostrade siciliane in cambio di appalti. E poi dalle indagini – si apprende da più media – sono emerse anche irregolarità per la realizzazione di un importante sistema di sicurezza delle gallerie, ritenuto dalla normativa vigente indispensabile per garantire l’incolumità degli utenti.

Tuttavia, il Consorzio autostrade siciliane, è oggetto dell’ennesimo scandalo giudiziario. Nondimeno i morti che si succedono da decenni, in una rete letteralmente indecente, sono rigorosamente a pagamento.

Il Cas, che poi sarebbe la Regione Siciliana, ed i propri vertici sono stati nominati dal Presidente Musumeci e dall’assessore regionale Falcone. Trecento chilometri di strade in concessione a pedaggio che sono state definite dal Gip nell’ordinanza applicativa delle misure cautelari «un asse viario che è già drammaticamente e notoriamente afflitto da gravi carenze strutturali e lungo il quale frequenti sono stati gli incidenti, anche mortali».

In altre parole, non si parla più di prendere in serio esame le revoca della concessione, i cittadini hanno il diritto di percorrere strade sicure e lo Stato ha il dovere di non permettere a nessuno di lucrare impunemente sui beni dello Stato e del popolo. Eppure, dopo l’ennesima inchiesta giudiziaria il viceministro dei Trasporti, Giancarlo Cancelleri, ha minacciato di revocare la concessione al Consorzio autostrade siciliane che ha già una storia costellata di indagini giudiziarie,  e un accumulo di contenziosi pari a circa 200 milioni di euro.

Non per ultima è il dato noto a tutti gli enti inquisitori, Anac compresa, che CAS, possiede nientemeno 800 casi di “non conformità” – rilievi avanzati dal ministero dei Trasporti nei confronti del Consorzio autostrade siciliane.

Nato nel 1997 con lo scopo di realizzare la Messina-Catania-Siracusa, la Messina-Palermo, e la Siracusa-Gela, è soggetto al controllo della Regione, cioè dei vertici politici siciliani, sono stati sistemati decine di dirigenti e assunti centinaia di dipendenti. Ma davvero tanti: 211 casellanti nonostante di caselli su tutta l’isola ce ne siano solamente 28. Cosicché CAS, che negli ultimi sei anni appare come un collettore che miete inchieste giudiziarie, indagati, rinviati a giudizio, e contenziosi aperti al vaglio della Corte di conti, che dopo i rilievi dell’ANAC, forse pesano ancora per 200 milioni di euro.

Le 800 contestazioni del ministero – Non è un caso dunque se dopo l’ultima inchiesta della procura di Messina, si è aperto un nuovo scontro politico. La cifra di “800 non conformità” è contenuta da una serie di belligeranti dichiarazioni di Giancarlo Cancelleri, già leader siciliano del Movimento 5 stelle, ora viceministro dei Trasporti. Stiamo lavorando per risolvere tutte le non conformità, direbbe la nuova direzione del Cas, nominata dall’attuale governo di Nello Musumeci nel 2018, e ci auguriamo senza alcun dubbio che così sia.

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Ed in conclusione, ci son voluti ben quattro anni per rimuovere una frana di Letojanni  (Me). La frana venuta giù il 5 ottobre del 2015, invadendo l’intera carreggiata ovest della Messina – Catania, resta immobile come una salma per lunghi quattro anni. E solo a novembre del 2019 finalmente iniziarono i lavori di rimozione dei detriti.  E poco dopo, lo scorso gennaio 2020, i vertici del Cas verranno rinviati a giudizio, con l’accusa di avere gonfiato l’importo dei lavori per la messa in sicurezza della stessa frana di Letojanni.

Nel frattempo, considerando tutti questi scandali sul CAS, nessuno ha mai revocato la concessione, e l’autostrada Catania Messina (per dirne una), è un rallentamento continuo da una corsia all’altra. E l’abbiamo percorsa proprio qualche giorno fa.

di Massimo Scuderi

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