Recentemente ho assistito al concerto dei NapoliExtraComunitaria, un gruppo le cui radici affondano nella cultura contadina e popolare ed il cui leader è il musicante pomiglianese Pasquale Terracciano che da più di quarant’anni si misura con la musica tradizionale, ma non solo, della zona dell’hinterland vesuviano.

Ascoltare la loro musica e ripensare alle parole di Pasquale nell’intervista prima del concerto mi ha fatto ripensare alle connessioni fra geografia e musica.

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Pasquale Terracciano
Ci parli un po’ di Lei. Quando e come nasce la sua passione per la musica?

«Sono nato a Pomigliano 64 anni fa e dall’età di 8 anni mi sono avvicinato alla musica frequentando la Chiesa del Carmelo, dove i Padri Agostiniani cominciarono a farmi conoscere il pianoforte. In seguito fui “rapito” da quello che è il “ritmo” dei tamburi ed incominciai ad interessarmi alla batteria. Cominciarono così le prime esibizioni a Pomigliano e poi anche oltre i confini del territorio vesuviano. Contemporaneamente anche gli orizzonti musicali cominciarono a dischiudersi nella mia mente».

Prima di addentrarci nella sua musica, ci dica cosa l’ha spinta a suonare la batteria piuttosto che un altro strumento…

«La batteria prima, le percussioni dopo e poi i tamburi a cornice erano un pò l’espressione della condizione di vita dell’epoca per diventare poi una esigenza. Lavorando poi come batterista con il gruppo “I ritmi di Napoli” con Daniele e Maurizio Saccone, facendo serate ed eventi sbarcavo si il lunario ma non ero del tutto soddisfatto, volevo conoscere le mie radici, recuperare le tradizioni ed in particolare “la nostra Cultura musicale”».  

A questo punto ci parli del suo percorso musicale…

«Dopo aver vissuto queste esperienze per così dire “leggere”, mi appassionai a quello che furono i fenomeni in Campania agli inizi degli anni ’70 ovvero alla riscoperta del Folk, delle tradizioni, dei modi di comunicare del mondo agreste, fenomeni che vennero snobbati da tanti perché prodotti di “nicchia”. Fu così che nell’estate del 1974 insieme ad alcuni amici costituimmo il gruppo de ‘E ZEZI con il quale nell’estate del 1975 partecipammo alla Biennale di Venezia e poi nel 1976 al Festival Internazionale delle tradizioni popolari di Rennes in Francia. La nostra rappresentazione della “Canzone di Zeza” ebbe un notevole successo. Nel nostro repertorio entrarono anche le tammurriate, canzoni ‘ncoppo ‘o tammurro come le chiamava Roberto De Simone».

Qual è il rapporto che ha instaurato, attraverso la sua musica, con il territorio vesuviano? Cos’è che più l’ha ispirata a fare musica partendo dal suo paese di origine?

«Grazie a Roberto De Simone in Campania, Diego Carpitella nel basso Lazio, e Alan Lomax e l’Istituto Ernesto De Martino con Giovanna Marini, Ivan Della Mea e Paolo Pietrangeli che, con le loro ricerche sui territori musicali e geografici, hanno destato in tanti la curiosità nel conoscere le proprie radici e tradizioni, mi sono appassionato sempre più alla musica popolare delle nostre zone e credo che ormai quando nella mia città di origine si citi il mio nome il pensiero corra subito ai personaggi popolari quali ‘o pazzariello».

Come si è poi evoluta la sua musica?

«Con il gruppo de ‘E ZEZI ho collaborato fino al 1992 quando costituii il gruppo “RarecaNova” sempre con l’idea di promuovere la cultura popolare e contadina dell’hinterland campano. Dal 1995 con il gruppo NapoliExtraComunitaria riproponiamo il canto, gli strumenti, i detti, i proverbi, i racconti, la gestualità nel rispetto della tradizione ed in maniera letterale seguendo le evoluzioni ed i profondi mutamenti che tutt’oggi vive il mondo culturale, politico e, non ultimo, quello della scuola, intesa come istituzione altamente formativa ed informativa, dove stiamo realizzando una serie di progetti finalizzati alla riproposizione della cultura contadina e proletaria all’interno di una realtà profondamente mutata».

Sono in previsione date per i suoi prossimi concerti? Se sì, quali e dove si terranno?

«Stiamo pianificando le date del “Facitece sunà tour 2020”. A giugno parteciperemo alla Festa della Musica e a luglio parteciperemo alla IV edizione della Festa popolare della tammorra a Sessa Aurunca. Siamo in contatto con le direzioni di alcuni festival di musica popolare speranzosi di portare in Europa il nostro progetto come abbiamo fatto negli anni passati in Austria ed in Francia».

Dopo la Sua lunga esperienza di musicista, cosa si aspetta dal futuro in merito alla sua carriera?

«Da un pò di anni vanto collaborazione con artisti di fama nazionale ed internazionale (l’ultima una master class con Mauricio Tizumba ed il suo tambor mineiro) esperienze sicuramente molto importanti ma  lavorando da oltre dieci anni nelle scuole di ogni ordine e grado, quale esperto, di musica e tradizioni popolari mi gratifica moltissimo trasferire alle nuove generazioni quanto appreso nel corso dei miei studi, delle mie esperienze e conoscenze per destare in loro curiosità ed impegno al fine di promuovere una cultura musicale con la “C” maiuscola».

 

di Bruno Marfè

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