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Concorso Regione Campania: l’Italia del XXI secolo

Teresa Coscia 01/10/2019
Updated 2019/09/30 at 9:51 PM
5 Minuti per la lettura

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Concorso Regione Campania

Sono anni, ormai, che la Campania assiste ad una fuga di cervelli spaventosa: i giovani diplomati, possibilità economiche permettendo, preferiscono il Nord per garantire basi più solide ai professionisti che saranno. Laureati con il massimo dei voti spediscono i loro curricula il più lontano possibile da qui, sperando che la meritocrazia prevalga sulle scorciatoie dei “figli di”.

L’ambizione porta tutti a sperare di poter lavorare, un giorno, per aziende prestigiose, multinazionali o studi privati: insomma, un posto nella pubblica amministrazione non è di certo nella top ten dei lavori dei sogni. Come spiegare, allora, i trecentomila candidati al concorso per la Regione Campania? Hanno affollato i padiglioni della Mostra d’Oltremare, a Napoli, per quasi un mese, estranei tutti accomunati dal desiderio e dalla speranza di superare una preselettiva che di selettivo non aveva proprio nulla. 80 minuti della propria giornata per giocarsi l’esito della propria vita.

E quante vite così diverse fra di loro si sono alternate fra quei banchetti. Ragazzi di venti anni al loro primo concorso, i più sereni di tutti, perché a venti anni non pesano ancora sul groppone le responsabilità che già a trenta incombono. Trentacinquenni in anticipo di qualche lustro sulla crisi di mezz’età perché dopo tutti i sacrifici fatti, barcamenandosi fra scadenze di master e specializzazioni, del tanto agognato posto fisso neanche l’ombra. Donne e uomini ormai adulti: avrebbero dovuto versare ormai buona parte dei contributi richiesti ed essere prossimi alla pensione, invece si ritrovano a mettersi in gioco ancora una volta, perché è difficile vivere con il terrore che il contratto di lavoro, prossimo alla scadenza, non sarà rinnovato.

È stato probabilmente il concorso più discusso degli ultimi anni: polemiche sui ritardi nella pubblicazione del bando, nell’apertura dei cancelli, sull’attesa per il riconoscimento di tutti i candidati. Lamentele in merito alla poca trasparenza nell’estrazione delle tracce, nel ritiro dei fogli delle risposte, anche la temperatura troppo bassa nei padiglioni è stata oggetto di dibattito.

Eppure, forse, il problema da sollevare durante questo concorso era del tutto diverso. Viviamo in una società nella quale i padri non insegnano ai propri figli il modo migliore per muovere i primi passi nel mondo del lavoro, guardandoli raggiungere l’apice del successo mentre loro si avviano verso un meritato congedo, ma li muovono insieme a loro.

E potrebbe anche essere rincuorante assistere a questo confronto così costruttivo fra generazioni, se non avvenisse a causa del fatto che i padri non sono certi di poter assicurare ai propri figli un tetto sulla testa. L’Italia è una delle nazioni più ricche al mondo per storia, cultura e arte, eppure gli italiani sono una delle popolazioni più povere, costretti a tentare un concorso a tratti assurdo, il cui leitmotiv secondo alcuni è la “fortuna”, secondo altri i cosiddetti “santi in paradiso”.

Tempo non calibrato sulla difficoltà delle domande, banca dati inesistente, quesiti totalmente inutili in rapporto al lavoro che il superamento del concorso dovrebbe assicurare: è così indispensabile per un impiegato comunale sapere che sono stati i Queen a incidere Bohemian Rhapsody? Non credo. Sarebbe forse stato più utile valutare la padronanza delle regole basilari della grammatica italiana, considerando l’impaccio nell’uso di apostrofi e accenti.

Questo concorso ci ha restituito il profilo di un’Italia che non riesce più a garantire ai suoi cittadini la possibilità di vivere serenamente. Perché, sebbene sia il Sud la capitale per antonomasia della disoccupazione, non sono stati pochi i concorrenti provenienti dal Nord, e questo fa riflettere sull’Italia che stiamo costruendo. Perché stiamo contribuendo anche noi a renderla così. Un’Italia fatta di incertezze e ansie, in cui non c’è possibilità di vivere se non sopravvivendo.

di Teresa Coscia

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