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Concorso in Magistratura: la nuova proposta di legge sul numero di consegne

Patience Montefusco 22/01/2023
Updated 2023/01/22 at 5:05 PM
2 Minuti per la lettura

La Magistratura per molti laureati in giurisprudenza rappresenta un traguardo importante da superare. Spesso ci voglio anni di studio per raggiungere la meta, anni caratterizzati da molti sacrifici personali ed economici. Il concorso in magistratura è noto per l’elevata complessità che lo contraddistingue dagli altri; un forte limite è rappresentato dal numero di consegne degli elaborati scritti.

Concorso Magistratura: cosa prevede la nuova proposta di legge

In queste ore sta circolando in rete la nuova proposta di legge presentata dagli Onorevoli Michelotti e Sbardella di Fratelli d’Italia, che eleva il numero di consegne da tre a cinque. Si tratta di una novità davvero importante per i tanti candidati che ambiscono a diventare magistrati. Il testo vigente, disciplinato dal decreto legislativo n.160 del 2006, prevede l’esclusione dal concorso per chi viene dichiarato non idoneo in tre concorsi.

Elevando il numero di consegne si potrebbe dare ai candidati una maggiore possibilità di superamento del concorso; il fine ultimo della proposta in esame è “ovviare alla carenza dei magistrati- giudicanti
e requirenti- senza che ciò pregiudichi la qualità della formazione dei singoli aspiranti”. Inoltre, nella proposta si legge che “le carenze di personale nell’ambito della magistratura ordinaria comportano conseguenze di non poco momento per la giustizia italiana. Avere una magistratura consistente, oltre che efficiente, preparata e motivata al servizio, è primario interesse dei cittadini e non è certo questione per i soli addetti ai lavori (magistrati e aspiranti tali). La giustizia diventa efficiente quanto più le modalità di accesso ad essa sono eque, tempestive ed efficaci e quanto maggiore è l’apporto a essa di giovani intelligenze”.

Nella proposta si legge che una modifica in tal senso è già stata fatta per l’accesso al concorso notarile.
L’altro obiettivo, quindi, è quello di equiparare la condizione degli aspiranti notai a quella degli aspiranti magistrati, richiamando implicitamente il principio di uguaglianza (art.3 Costituzione).

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