Mentre l’epidemia Coronavirus scoppiava in Cina, l’Italia era nel bel mezzo della campagna elettorale per le regionali in Emilia-Romagna e Calabria. Salvini, con poca fantasia, ha utilizzato ancora una volta gli sbarchi e i migranti come capri espiatori. Già in periodi più tranquilli erano additati come portatori di malaria, ebola, tubercolosi e altre malattie, figuriamoci con un’epidemia in corso.

Bisogna “sospendere immediatamente il trattato di Schengen”, “blindare e sigillare i confini”: chiudere porti, aeroporti e confini terrestri. L’atto di umanitarismo del governo Conte che ha concesso una nave con 276 migranti di attraccare in Sicilia vale le dimissioni del primo ministro, non in grado di “difendere l’Italia e gli italiani”. Eppure, gli immigrati dall’Africa non hanno mai portato gravi malattie tra gli italiani. Sono sempre stati loro a morire, nelle prigioni libiche e nel Mediterraneo.

Paradossalmente, a portare il Coronavirus in Africa sono stati proprio degli italiani.

Dei migranti italiani. Un uomo d’affari atterrato da Milano in Nigeria e un dipendente dell’Eni, arrivato da Lodi in Algeria. Ma non si tratta solo dell’Africa. In tutto il mondo cresce il numero di contagi e i nuovi casi sembrano tutti legati all’Italia: cittadini italiani in viaggio all’estero per lavoro o “perché gli va”, ma anche stranieri che hanno contratto il virus dopo un viaggio nelle regioni del Nord Italia.

Una famiglia italiana in vacanza a Ginevra, un medico italiano e sua moglie a Tenerife, due ragazzi italiani residenti a Innsbruck in Austria. Due italiani, membri dello staff di una squadra partecipante all’UAE Tour, ad Abu Dhabi, negli Emirati arabi. Sono solo alcuni dei casi.

Così, gli italiani diventano gli “untori del mondo”. Vengono emarginati, discriminati, scacciati. Non importa che siano turisti, lavoratori, residenti o cittadini. Sono costretti a ingoiare lo stigma del virus. Gli italiani si riscoprono migranti, non solo perché si spargono nel mondo, ma perché vengono respinti, etichettati.

Alcuni paesi ne vietano l’ingresso: Israele, Giordania, Maldive, Arabia saudita, Bahrein, Turkmenistan, Iraq, Kuwait, Vietnam, Capo Verde, Seychelles e El Salvador. Altri impongono la quarantena a chiunque arrivi dall’Italia: Cina, Eritrea, Tagikistan, Kirghistan e Kazakistan, Gran Bretagna, Irlanda, Lussemburgo e Francia. Bosnia, Macedonia, Croazia, Irlanda, Stati Uniti e Israele hanno sconsigliato ai loro cittadini di effettuare viaggi in Italia. In Francia, Marine Le Pen ha invocato la chiusura della frontiera con l’Italia, sospendendo l’accordo di Schengen. Dietro di lei, anche i leader di partiti di estrema destra in Germania e Spagna. British Airways, American Airlines e Brussels Airlines riducono o bloccano i voli da e per il Nord Italia. Poi, ironia della sorte, una nave da crociera della compagnia italiana MSC è stata respinta da due porti (Giamaica e isole Cayman) per timore del coronavirus.

Anche l’Europarlamento fissa una quarantena di 14 giorni per gli eurodeputati e i loro collaboratori passati dalle zone rosse del Nord Italia. Proprio Lega e Fratelli d’Italia hanno immediatamente protestato, definendo discriminatorie le misure preventive intraprese, che dipingono gli italiani come degli “appestati”.

Insomma, il mondo sembra quasi aver dimenticato che l’epidemia si sia scatenata a Wuhan, in Cina.  Anche in Italia si è passati dal razzismo verso i cinesi (o chiunque avesse tratti asiatici) ad una guerra interna, italiani contro italiani.

Sud contro Nord. Regioni “infette” contro regioni sane. C’è chi applica misure restrittive a livello istituzionale, come il sindaco di Ischia che qualche giorno fa aveva cercato di chiudere i porti dell’isola. O i governatori della Basilicata e del Molise che hanno imposto la quarantena per tutti i settentrionali, anche per chi viene da città dove non c’è traccia del coronavirus. E c’è chi si limita a discriminare chi viene dal Nord, non importa se settentrionale o rimpatriato.

La paura e il sospetto che hanno invaso le nostre coscienze l’avevamo intravista solo nelle pagine di Manzoni, Camus, Saramago. Piovendoci addosso dalla Cina, il coronavirus ci ha mostrato tutti i nostri limiti e le nostre fratture.

Con il coronavirus, gli italiani, da Nord a Sud, si riscoprono migranti: a metà tra punizione divina e legge del contrappasso, l’altro, il portatore di malattie è diventato il nostro vicino, o lo siamo diventati noi.

di Giorgia Scognamiglio

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