La comunicazione è obbligatoria nei Piani di Prevenzione regionali

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Si è tenuto a Marcianise (CE) l’Evento Pubblico dal titolo “La comunicazione sul rischio per l’ambiente e la salute: innovazioni e problematiche emergenti”, riservando particolare attenzione al “Programma F- Ambiente e benessere” del “Piano Regionale della Prevenzione 2014-2018” della Regione Campania.

In veste di relatori dell’evento, la Dott.ssa Laura Leoncini, Direttore Sanitario del Presidio Ospedaliero di Marcianise dell’ASL Caserta; il Dott. Consalvo Sperandeo, Direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’ASL Caserta; la Dott.ssa Francesca Campanile Castaldo e la Dott.ssa Antonella Foglia del Dipartimento di Prevenzione. Ha moderato il giornalista Pasquale Di Benedetto.

Che cos’è il Dipartimento di Prevenzione?

Il Dipartimento di Prevenzione è una macrostruttura dell’ASL deputata alla promozione della salute collettiva con compito di Autorità Competente per quanto attiene la Sicurezza Alimentare e funzioni di supporto alle Autorità Locali e Giudiziarie. I Servizi centrali sono riconducibili a tre aree di competenza: Area della Sanità Pubblica; Area della Sanità Pubblica Veterinaria e Sicurezza Alimentare; Area dell’igiene e Sicurezza nei Luoghi di Lavoro.

Per quanto riguarda il Piano Regionale della Prevenzione 2014-2018 (link al PDF del Piano per chiunque voglia approfondire), risulta articolato nei seguenti programmi:

  • Programma A: Essere informati e saper decidere
  • Programma B: Benessere nelle Comunità
  • Programma C: I primi 1000 giorni di vita
  • Programma D: Verso le “Scuole Promotrici di Salute”
  • Programma E: Dove si lavora
  • Programma F: Ambiente e benessere
  • Programma G: Salute umana e infezioni
  • Programma H: Alimenti e animali sani per la tutela della salute umana

Il Programma F, dibattutosi a Marcianise, ha come fine di ridurre l’impatto dell’ambiente sulla salute delle persone. In che modo? Attraverso il monitoraggio e l’aumento delle competenze sulla relazione ambiente- salute degli operatori sanitari e della popolazione, con la realizzazione di percorsi che contemplano aspetti relativi alla cosiddetta “comunicazione del rischio”. Una novità è l’attenzione riservata al tema delle disuguaglianze in salute. La dimensione sociale del problema è determinata dalla grave insufficienza dei principali determinanti di salute, ovvero dai fattori che incidono sulla salute del cittadini, come gli stili di vita individuali, le reti sociali, l’alimentazione, l’alloggio e, in generale, tutte le condizioni socio- economiche, culturali e ambientali. Risultano carenti, in particolar modo, l’istruzione, il reddito e la disponibilità al lavoro. «Non sono i professionisti della salute ad agire su queste cose, ma anche tutti i cittadini se sanno di cosa si sta parlando e cosa si può fare» spiega la Dott.ssa Leoncini.

Il metodo di contrasto alle disuguaglianze adottato, dunque, è la pianificazione partecipata. La popolazione deve essere resa partecipe e coinvolta come stakeholder, ovvero come un portatore di un interesse. Ciò occorre per attivare uno scambio di informazioni reciproco tra il cittadino e l’esperto, rappresentato spesso da un Ente, come lo Stato, o le Regioni, o le Province, o i Comuni.

La comunicazione, in questo modo, diventa parte integrante e obbligatoria dei Piani di Prevenzione regionali.

Si cerca di creare dei cittadini consapevoli. «Il cittadino ha i propri timori riguardo le problematiche di salute che derivano, a loro volta, da quelle ambientali». spiega la Dott.ssa Leoncini «Molto spesso, il voler migliorare l’ambiente per, di conseguenza, migliorare la propria salute si aggancia a dei concetti non sempre chiari. Nel piano di prevenzione si vuole fare qualcosa che vada contro le leggende metropolitane: fare delle azioni di condivisione e di trasmissione non solo del dato in sé, ma proprio degli elementi di rischio che devono essere appresi e diffusi, affinché la gente possa partecipare alla gestione di problemi che la riguardano».

Mentre il cittadino percepisce il rischio, è compito degli esperti farne la valutazione. La valutazione del rischio avviene seguendo due parametri: la gravità e la frequenza degli eventi dannosi.

Matrice del rischio utilizzata dagli esperti

Ma attenzione: la percezione è un elemento di ciascuno di noi, indipendentemente dalla conoscenza dei problemi. Essa varia da persona a persona: a seconda del sesso, dell’etnia e della cultura. Per considerare l’entità del problema in sé, ancora una volta si sottolinea il ruolo della comunicazione. «Il discorso è che se il cittadino viene reso partecipe della problematica, è molto probabile che riuscirà a gestirla». afferma la Dott.ssa Leoncini «Le paure inducono ad avere delle reazioni né consone, né consapevoli».

Per comunicare non è necessario essere degli oratori professionisti. Anzi, forse il contrario. «L’elemento fondamentale è l’onestà di chi comunica e la chiarezza di ciò che si comunica». continua la Dott.ssa Leoncini «È necessario, inoltre, che entrino in gioco dei comunicatori professionisti: i giornalisti. Persone che, se non partecipano alla comunicazione, creano notizie inesatte. La capacità della popolazione di comprendere non deve essere sottovalutata».

Come esempio pratico della vicinanza tra il vissuto quotidiano del singolo cittadino e le nuove normative sanitarie, è stato presentato il PSA (Piano di Sicurezza dell’Acqua) volto alla tutela delle risorse idriche e dell’acqua destinata al consumo umano, e una nuova forma di inquinamento “indoor”: il radon.

di Alessia Giocondo

 

 

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