Una società veloce, Bauman l’ha definita liquida, in cui tutto sembra possibile e ogni oggetto è acquistabile, l’importante è essere smart, capaci di utilizzare la rete, saper pagare utilizzando i circuiti on-line. Ma come si spiega tutto ciò se i dati macroeconomici ed i media raccontano di un Paese che ha diversi ostacoli da superare? Come si spiega il continuo aumento del debito pubblico italiano. Capisco che la risposta non sia delle più semplici, ma forse si potrebbe cominciare da qualche parte. Siamo nel 2018 e molte volte mi fermo a riflettere su quando potrà finire quel periodo che gli studiosi e soprattutto gli economisti hanno definito “crisi”. Gli addetti ai lavori, dicevano che tutto sarebbe cominciato nel 2008 ma personalmente sostengo che tutto sia iniziato anni prima, nel 2002, anno in cui sono emerse le prime difficoltà economiche associate alla drastica riduzione del potere di acquisto con l’introduzione dell’euro nelle nostre vite.

Non sono un antieuropeista però devo constatare che in molti prima del 2002 con lo stipendio riuscivano a vivere dignitosamente, a pagare le tasse mentre ora non riescono più e purtroppo si indebitano. Quindi mentre da un lato si assiste all’impoverimento di alcune classi sociali altre paradossalmente in questa dimensione diventano ancora più ricche e che forse senza volerlo acquisiscono un nuovo linguaggio comportamentale in cui si tende ad escludere chi, purtroppo, non riesce a seguire degli standard che continuamente la società ci impone di raggiungere. Senza scomodare George Simmel ed il suo celebre lavoro “Philosophie des Geldes” del 1900 sembra che la nostra epoca sia fortemente caratterizzata da una impersonalità dei rapporti umani in cui la vita diventa un mero calcolo matematico sacrificando le attività affettive ed emotive.

Ed in questo credo ci sia però da rilevare una buona dose di infedeltà fiscale di disonesti cittadini del Sud come del Nord del Paese altrimenti si in alcuni casi sembrerebbe difficile comprendere lo sfarzo e l’agio in cui vivono, mentre l’amministrazione dello Stato con affanno non riesce a controllare tutti e quando lo fa non sempre riesce a ottenere il dovuto. La cifra sull’evasione fiscale sulla base dell’ultimo rapporto 2016 dell’Eurispes, l’Italia è compresa fra i 250 e i 270 miliardi di euro, un valore pari al 18% del PIL del nostro Paese con un sommerso pari a 540 miliardi.

Per questo quando qualcuno li giustifica dicendo che è colpa della forte pressione fiscale non condivido questa affermazione perché non ricordo un periodo con una maggiore contribuzione conseguente alla diminuzione delle aliquote fiscali.

Forse la vera ragione è che ci vuole un vero e proprio cambio di mentalità che ci faccia sentire appartenenti allo Stato e nello stesso tempo pretendere, da cittadini, che esso prenda in considerazioni tutti noi e soprattutto le esigenze degli appartenenti alle fasce più deboli. Perché se è vero che i cittadini hanno l’obbligo di adempiere alle prescrizioni tributarie secondo un principio di equità e proporzionalità è altrettanto vero che lo Stato attraverso i sui organismi debba effettuare i controlli e fare una netta distinzione tra chi non riesce a pagare il dovuto perché in difficoltà seria da chi invece si sente “furbo” e pensa bene di continuare a vivere a ridosso delle spalle dei cittadini onesti.

A questi soggetti andrebbero spiegate le regole allo stesso modo di come cercò di fare Aristotele nei secoli scorsi ma che ancora ora ancora resta di grande attualità: “I governanti devono invitare alla virtù ed esortare ad essa in grazia delle bellezza morale”. È importante che si faccia perché si ritorni a parlare di dignità per tutti mettendo in primo piano il valore incommensurabile della persona umana. E bisogna farlo soprattutto ripristinando un nuovo clima etico forte che faccia percepire che la cosa pubblica e le sue finanze siano gestite con coscienza e assoluta trasparenza. Francamente credo che la battaglia all’evasione sia qualcosa che superi anche i raffinati sistemi del Fisco ma rimandi ad un processo culturale in cui deve passare il messaggio che assolvere al pagamento delle tasse è fondamento di una società civile e concorrere alle spese dello Stato per ogni cittadino rappresenti uno dei capisaldi di ogni ordinamento democratico.

di Antonio Di Lauro

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