Comuni commissariati – Facciamo il punto

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L’anno 2020 sarà certamente ricordato come quello della terribile e aggressiva manifestazione della pandemia da Covid-19 che ha interessato tutto il globo con, in particolare nel nostro Paese, nella prima ondata, le città della sua parte settentrionale, dove ha colpito in modo devastante. Sono continuate, ciò nonostante, le ordinarie attività di controllo del territorio nonostante che, con la prima chiusura totale delle attività. Non si è nemmeno arrestata l’attività di monitoraggio delle infiltrazioni criminali negli Enti locali e gli scioglimenti di questi enti con numeri che devono ancora far riflettere su quanto siano necessario un ripristino della legalità in diverse comunità nazionali: 208 scioglimenti, di cui 11 per infiltrazioni criminali.

Uno spaccato sempre da non sottovalutare quello che emerge nel 2020 dall’osservazione dei comuni commissariati al netto delle loro cause, dai conflitti politici nella maggioranza, all’incapacità di approvare il bilancio, fino al caso più patologico: l’infiltrazione della criminalità organizzata.

Infatti quello che si è appena concluso è stato un anno molto particolare, nel quale ad essere sciolti sono stati in totale di 205 enti: 203 comuni e 2 unioni di comuni. Tre comuni, infatti, hanno avuto due provvedimenti nell’anno appena trascorso. Si tratta di Cutro (Crotone) e Sant’Eufemia d’Aspromonte (Reggio Calabria), entrambi commissariati prima per dimissioni del sindaco e poi per infiltrazioni, e di Ariccia (Roma), sciolto per decesso del sindaco e successivamente commissariato per le dimissioni della maggioranza dei consiglieri. Per mafia invece i commissariamenti hanno registrato un calo netto rispetto al triennio precedente. Il periodo 2017-19 si era infatti segnalato come uno dei picchi nella serie storica, con una media di 21 commissariamenti per mafia all’anno. Rispetto a questo dato, quello del 2020 segna quasi un dimezzamento, anche se va sottolineato che non si conosce ancora l’esito dei numerosi accessi effettuati negli ultimi 18 mesi. Circa il 48% in meno degli enti sciolti per infiltrazioni nel 2020 rispetto alla media annua del triennio precedente. In parallelo, sono aumentati gli scioglimenti per tutti gli altri motivi diversi dalle infiltrazioni, disciplinati dall’articolo 141 del testo unico sugli enti locali (per le regioni a statuto ordinario) o dagli ordinamenti regionali, in quelle a statuto speciale. Nel 2020 sono stati 197, il 20% in più rispetto al 2019.

L’aumento dei casi per altri motivi è riconducibile senz’altro al fatto che con le elezioni amministrative tenute nell’autunno scorso si sono infatti rinnovati molti consigli comunali di enti sciolti anticipatamente (tra cui 18 comuni commissariati per mafia tra 2017 e 2018). Ma la curva è di nuovo salita a causa dei nuovi scioglimenti. Una parte dei questi, è dovuta al fatto che in 13 casi le elezioni non sono risultate valide per mancanza del quorum (Melito di Porto Salvo, Voltago Agordino, Lesina, Aritzo, Tadasuni, Villanova Tulo) o per la mancata presentazione di liste (Cenadi, Belvì, Seneghe, Sorgono, Talana e Lozzo di Cadore: in quest’ultimo comune era mancato il quorum nel precedente turno elettorale del 2019). Le elezioni del novembre 2019 a Lamezia Terme (sciolto in passato per tre volte per infiltrazioni della criminalità organizzata) sono state annullate dal Tar di Catanzaro per irregolarità nelle operazioni di voto (gli atti sono stati trasmessi alla procura della repubblica per accertare eventuali illeciti penali).

Emerge che lo Stato, abbia continuato nella sua azione di controllo dando sia risposta alle legittime aspettative della cittadinanza che per i diversi motivi sopra esposti si trovava costretta a vivere una situazione di profondo disagio amministrativo che alle inchieste della Magistratura talvolta riconoscendo l’ingerenza della mafia nella gestione dell’amministrazione comunale. Un’azione questa che deve continuare a rafforzarsi per consegnare ai cittadini macchine amministrative libere da qualsivoglia condizionamento capace di minare la loro autodeterminazione amministrativa. Deve ritornare al primo posto la libertà di vive il territorio puntando alla sua emancipazione culturale e infrastrutturale.

di Antonio Di Lauro

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