“Comitato Don Peppe Diana”: intervista a Salvatore Cuoci

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«Il 19 marzo è morto un prete, ma è nato un popolo» disse Don Antonio Riboldi, vescovo di Acerra, celebrando i funerali di Don Peppe Diana, assassinato dalla criminalità organizzata nel 1994. Non si sbagliava, don Antonio. Quel giorno nacque un popolo che si identifica nella lotta alla criminalità organizzata, alle ingiustizie, alle disparità, in nome di quel sacerdote che non aveva avuto paura di fronteggiare i “cattivi”.

«Forse le nostre comunità avranno bisogno di nuovi modelli di comportamento: certamente di realtà, di testimonianze, di esempi, per essere credibili» – scriveva nella lettera “Per amore del mio popolo”. A quella testimonianza non si è sottratto nemmeno di fronte alla morte. E il popolo che da quell’uccisione è nato ha portato moltissimi frutti.
Uno di questi è il “Comitato Don Peppe Diana”, associazione nata il 25 aprile 2006, risultato di un percorso che ha origine all’indomani dell’uccisione di Don Diana.
A quasi 27 anni dall’omicidio, abbiamo avuto il piacere di parlare con il coordinatore del Comitato, Salvatore Cuoci.

«Ci muoviamo su due assi portanti: la memoria di don Peppe Diana e delle altre vittime innocenti di mafia e l’impegno di trasformare questa terra “di camorra” in “terra di Don Peppe Diana”. Vogliamo che si riconosca che in questo territorio non è tutto male, che i giovani non devono andare per forza via, che SI PUÒ FARE!».

Diverse sono le modalità con cui si perseguono questi obiettivi. Una è rappresentata dal riutilizzo dei beni confiscati alle mafie. Don Ciotti, qualche settimana fa, denotava una lentezza delle procedure e una non piena applicabilità della norma. Lei cosa pensa a riguardo? 

«Siamo tra i promotori del Festival dell’Impegno Civile, una rassegna culturale che si svolge proprio in beni confiscati alle mafie. Quindi, in primis, riusciamo a restituire alla comunità uno di questi luoghi per qualche settimana. Questo non basta, ma è il segno che quei beni possono diventare produttivi, possono essere “cosa nostra”, nel vero senso dell’espressione. Ma c’è ancora tanto da fare, c’è bisogno di più coraggio».

La maggior parte delle vostre iniziative prevede l’incontro tra le persone.
Come avete vissuto questo periodo di pandemia e di norme anti Covid?

«Il Covid è stato un drastico freno per chi fa del contatto, del dialogo, della relazione, dell’abbraccio, la forma di incontro, la forma per poter continuare a sognare. Pensate che prima venivano a trovarci 5000 persone all’anno. Questo contatto ci manca tantissimo, ma ci siamo inventati le marce online, abbiamo scoperto le piattaforme su cui possiamo continuare ad incontrarci».

La Chiesa ha da poco riconosciuto Beato il magistrato Livatino, ucciso “in odio alla fede”, il 21 settembre 1990. Riguardo alla beatificazione di Don Peppe Diana, invece, a che punto siamo?

«Siamo tra i promotori dell’inizio del percorso di beatificazione di Don Peppe. Cinque anni fa abbiamo presentato una lettera accolta dal Vescovo, con cui si diede il via ad una raccolta di testimonianze, scritti, documenti. È una strada che tutto sommato appare già tracciata. A noi interessa il riconoscimento della storia di un sacerdote che viene ucciso da camorristi, il riconoscimento di un martirio accertato. Ma guai a pensare a Don Peppe su un piedistallo! Noi vogliamo un Don Peppe che continui a stimolarci, che continui a prenderci per mano per spronarci. Un Don Peppe vivo!».

Cosa ci resta davvero di Don Peppe Diana?

«Di Don Peppe ci resta tantissimo. Se noi guardiamo il luogo della sua sepoltura, le associazioni, la sua Chiesa, il cartello “Benvenuto nelle terre di Don Diana” quando arriviamo a Casal di Principe: tutto ci parla ancora di Don Peppe. I luoghi respirano Don Peppe, trasudano della sua forza. È questo il Don Peppe inquieto che ci stimola e ci interroga, da raccontare alle nuove generazioni, così da essere finalmente un popolo. Non una folla, ma un popolo che insieme cammina, insieme pensa, insieme agisce, insieme si libera».

di Angelo Velardi

TRATTO DAL MAGAZINE INFORMARE N° 215
MARZO 2021

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