Comicon 2019: la galleria delle meraviglie

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IL pugno e la donna, la lotta e l’eros, la vita del fumetto azione comunque azione Eros o Lotta che sia.

La mostra si apre con la rappresentazione del pugno in tutto le sue forme: il pugno politico e di protesta, il pugno sportivo, quello di Superman,  di Braccio di Ferro, del videogioco.

L’arte del pugno e dei suoi suoni, lo splat, il cash, lo smunt, e tutta l’onomatopeica fumettistica.

Ben altra idea di scontro aveva Paul Cuvelier quando cinquanta anni fa disegnò una donna nuda, distesa su un fianco, con il capo girato dietro di lei.

È stata la vignetta più copiata del mondo e ne possiamo vedere qui ben cinquanta citazioni in altre opere, altri fumetti, altri manifesti, perché l’arte si ripete.

La fiera del Comicon, nata come fiera del fumetto, ormai è una sorta di galleria delle meraviglie che ogni anno ci offre un ritorno della nostra percezione sul cambio dei costumi e delle abitudini soprattutto dei ragazzi.

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Messa da parte la furia dei cosplayer, quest’anno davvero pochi, il fenomeno sembra non avere più riscontro come un tempo.

Resistono i personaggi dei manga, ma clamorosamente meno vengono i super eroi, eppure nell’anno della conclusione dell’ultima fase dell’universo cinematografico Marvel, ci si aspettava di più.

Invece, un po’ solitari si avviano verso delle zone molto ampie in cui farsi vedere e fotografare anche da professionisti, come Carlo “Totoro”, giovane fotografo specializzato in set di cosplay, ma anche appassionato di e-sport. Di queste passioni ne fa un mestiere raccogliendo la vanità dei gruppi organizzati di cosplayer.

E-sports dicevamo, che raccolgono in una grande sala arene digitali in cui è possibile correre su auto di grande velocità, combattere, competere, in assoluta libertà.

Segno dei tempi? Affatto.

In un capannone ancora più grande tutti i tavoli sono occupati da giochi da tavolo: carte, ricostruzione di battaglie storiche, e tutti i tavoli sono zeppi di ragazzi che a dispetto dell’immaginario collettivo (che li vuole tristi, isolati ignoranti e con gli occhi fissi sugli smartphone invece che leggere libri su libri) giocano, come è giusto che sia.

In mondi fantasy, imparano tattica, strategia.

Conoscono altri ragazzi perché come mi ha detto uno di loro “Se siamo soli guardiamo gli smartphone, se siamo in compagni facciamo altro”, confermandomi ancora una volta che sono come sempre le generazioni più adulte a proiettare sui giovani le loro ansie e le loro paure, ma i giovani viva dio non lo sanno e ci ignorano.

Avrete notato che non abbiamo parlato ancora di fumetto, non a caso, tra gli spazi immensi, i giardini in cui riposarsi e i chioschi che vendono gelati, pizze fritte, pizze al forno e kebab.

I fumetti sono a latere dell’idea che hanno i frequentatori del Comicon.

I fumetti ormai li trovi nelle librerie dedicate, e dei fumetti si sa quasi tutto. Anche i loro autori ormai sono presenti sulle tv nazionali, sui giornali, qualche curiosità resta per gli ospiti orientali, gli autori dei nuovi manga distribuiti in Italia, che in maniera molto gentile si prestano a foto e firme.

La parte del mercato è interessante e molto frequentata, si espongono e vendono costumi medievali, steampunk, orientali.

Ci sono le scuole di fumetto e tantissimi autori sconosciuti e case editrici indipendenti. Ne abbiamo notata una specializzata in biografie a fumetto, la BeccoGiallo, che edita le vite fumettistiche di Nikola Tesla,  Eduardo De Filippo, Primo Levi…

Di cinema resta poco.

Questo a testimonianza della volontà delle generazioni attuali di partecipare e non di guardare, di agire e non subire, perché ormai fatti loro i mezzi di produzione (fotocamere, videocamere) a portata di mano in uno smartphone, e compreso bene tramite il gameplay dello story telling, vogliono costruire loro le loro storie.

Certo fa molta nostalgia guardare lo stand del collezionista Alberto Bruno, che vende e compra ancora manifesti cinematografici.

Alfiere di una passione che forse non c’è più, ma che lui coltiva a settantacinque anni come fosse un ragazzino, spiegando ogni volta a chiunque lo chieda  come sia nata la passione in un’ epoca che non c’è più.

Il Comicon 2019 potrebbe essere racchiuso in queste poche righe…

Ma qualcuno dirà, ma come? E gli ospiti? e i convegni? e il professore taldetali o lo scrittore vattelapescà? il grande editore? Non ci interessa, rimasuglie istituzionali di una idea di “incontro” che non ha più ragione di esistere.

Nessuno più ha voglia di ascoltare i monologhi narcisisti e anche a volte colmi di incomunicabilità di registi, scrittori, editori…

Il fruitore non pende più dalle labbra di nessuno, va oggi direttamente ogni giorno alla fonte del suo interesse, condivide, se vuole leggere, legge.

Se vuole sapere, si informa. Se vuole vedere un disegnatore va a vedere come disegna… nel 2020 il tavolo con le sedie, con i microfoni e con il dibattito (no, il dibattito no!) non è più accettabile.

Il Comicon, quello vero, quella fiera di cose, posti e persone che trovano un riferimento ogni anno, dovrebbe essere stanziale.

Dovrebbe trovare a Napoli un’area in cui far esistere perennemente la propria parte culturale ed interattiva, perché nonostante tutto, il Comicon (grande idea), organizzato così ha ancora l’aria della fiera di paese dello 1800, in cui annualmente si portavano le macchine meravigliose, si organizzavano tornei di braccio di ferro e si poteva guardare il kinetoscopio.

Auspico quindi un Comicon sempre aperto, che faccia suoi per sempre questi spazi e li renda fruibile a quella grande città che invece  vive di occasioni e di episodi come fosse appunto sperduto.

I napoletani, i giovani napoletani (e non solo ) se lo meritano.

E per l’anno prossimo togliete gli spazi di convegno, usateli per altro, tanto avrete capito anche voi che non interessano a nessuno, gli autori, gli scrittori stiano tra il pubblico, e non dietro un servizio d’ordine, anche perché col tempo le cose cambiano “sic transit gloria mundi” e magari un giorno potrebbero accorgersi tutti di aver sottovalutato molte cose.

di Nicola Guarino

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