Come trasformare la Terra dei Fuochi in un'opportunità di sviluppo

 

programma-informareonlineCaserta – Si è tenuta, presso l’ Hotel Vanvitelli, una conferenza stampa per annunciare il Convegno che si terrà il 9 marzo 2019 presso lo stesso Hotel Vanvitelli ed avente a tema “La rinascita, lo sviluppo, il benessere ed il lavoro dell’individuo nella Terra dei Fuochi”. 

Gli attori di questa tragedia siamo tutti noi ed insieme siamo tenuti a svolgere la nostra parte iniziando a differenziare il rifiuto nella sua filiera, dal consumatore al produttore, e cercando di eliminarlo a monte attraverso pratiche virtuose come evitare imballaggi inutili e dannosi, fare la spesa sfusa ed evitare i monouso.

Purtroppo, nonostante il grande risultato di controllo, prevenzione e contrasto fatto, attraverso anche la polizia metropolitana e l’agenzia ambientale, la nostra non è ancora una Terra Felix. Per due motivi: gli interessi delle ecomafie ed il malcostume della gente.

Molteplici le personalità che hanno deciso di scendere in campo mettendo a disposizione le proprie competenze per stilare un progetto di ricerca da presentare alla comunità europea onde iniziare un processo di risalita che consenta di scrollarci di dosso la triste etichetta di Terra dei Fuochi e che possa tramutarsi in un’occasione non solo di disintossicazione territoriale ma anche antropica e che, al contempo, possa anche tradursi in un’opportunità di sviluppo.

Erano presenti alla conferenza stampa Andrea Del Buono, immunoallergologo, e Maria Luisa Ventriglia della DD Clinic Foundation , Gaetano Barchetti, esperto in materia di ecologia, l’oncologo Antonio Crescenzo, Presidente del Parco Regionale del Fiume Sarno, il bioarchitetto Alfonso Gurreri, Antonio Foniciello, Vincenzo Ciaravolo e Giuliana Donà della Bio Farmex.

La DD Clinic Foundation Research Institute ONLUS, da alcuni anni a questa parte, studiando soggetti sani e malati, ha compreso come i meccanismi ambientali e territoriali possano portare allo sviluppo di una serie di patologie, per cui si è posta l’obiettivo di coltivare la salute del territorio, promuovendo uno studio di ricerca ambientale ed un centro per le malattie neurodegenerative.

Lo scopo del Convegno che si terrà il 9 marzo è di comunicare alle autorità lo stato di salute del territorio ma soprattutto presentare un documento condiviso in cui si spiega cosa si può concretamente fare per bonificare le nostre terre inquinate e disintossicarci dai metalli pesanti. Perché, alla luce di quanto apprendiamo quotidianamente dalle varie indagini che le procure portano avanti, siamo ancora molto lontani da quell’isola felice che le istituzioni locali vogliono farci credere.

«Che ci fosse un inquinamento da arsenico lo avevamo detto già nel 2014 – dichiara il dott. Del Buono della DD Clinic – quando facemmo un primo lavoro ricercando i metalli pesanti nel capello. E lo dicemmo anche in tv alle Iene. La stessa Nadia Toffa si sottopose al test e le dicemmo che stava messa male. La previsione si è dimostrata purtroppo reale. E’ chiaro che casi sparsi non significhino nulla ma facciamo un lavoro grosso su 5.000 persone e vediamo se è così». 

La DD Clinic in questi anni, mentre si contavano i morti e si discuteva di bonifiche, si è messa ad osservare i soggetti sani e quelli malati della Terra dei Fuochi per cercare di studiare una strategia di sopravvivenza urbana che consentisse alle persone che vivono nei territori inquinati di sopravvivere.

L’inquinamento cui siamo esposti nel corso della nostra vita ci procura un danno cellulare che, a lungo andare, ci fa ammalare. E cosa peggiore, con l’epigenetica, si è capito che questo danno cellulare viene trasmesso anche ai nostri figli. Molti sono i bambini che nascono già ammalati o con malformazioni. Basta una semplice analisi del capello per stabilire il nostro grado di intossicazione.

L’intossicazione e l’infiammazione sono alla base di tutte le malattie, dalle più banali a quelle più gravi e sono dovute ad un cattivo stile di vita che significa ciò che mangiamo e ciò che respiriamo. Su ciò che respiriamo non possiamo fare tanto in quanto dipende dalle coscienze di chi continua ad inquinare e di chi dovrebbe mettere mano alle bonifiche ma su ciò che mangiamo possiamo fare tanto.

L’alimentazione infatti, se fatta in modo sbagliato, può predisporci alle patologie, ma, se è mirata, può non solo curarci ma anche evitare di farci ammalare. Gli alimenti, quando sono prodotti seguendo specifici protocolli, contengono al loro interno dei principi nutritivi che, oltre a nutrire le nostre cellule, ci consentono di disintossicarci in quanto sono capaci di trattenere il tossico ed espellerlo attraverso le feci.

Diventano quindi non solo alimenti ma anche farmaci. Ma per ottenere questi superfood (supercibi) vanno prima bonificati, curati e nutriti i terreni che li dovranno coltivare e qui la coltivazione intensiva dovrebbe lasciare il posto alla bioagricoltura che significa ritornare a rivoltare la terra con il vomere pesante e poi lasciarla riposare ed infine curare il suo microbiota con i microbi giusti. Mentre i terreni inquinati possono essere bonificati in modo naturale attraverso la fitorimediazione che sfrutta la capacità di alcune piante di estrarre i metalli pesanti dai terreni inquinati. Quel costo in più che paghiamo per questi prodotti sono a tutto vantaggio della nostra salute rispetto a quelli distribuiti dalla grande distribuzione.

In un altro lavoro fatto dalla DD Clinic in Francia, sono stati seguiti 12.000 bambini, per 7 anni più l’anno della gravidanza, ed hanno constatato che nelle mamme che presentavano uno 0,5% in più di mercurio nel capello, il quoziente intellettivo scendeva di 4 punti.

Quest’osservazione ha anche una ricaduta sociale importante in quanto fenomeni come il bullismo, l’iperattività, ed il comportamento di stoltezza cui purtroppo socialmente stiamo assistendo, hanno in sè anche una condizione ambientale che li determina perchè queste molecole sono neurotossiche e quindi cambiano la trasmissione neurologica. Per liberarci del mercurio e di altri metalli bisognerebbe assumere molecole che contengono selenio, come il grano, ma, purtroppo, il grano moderno, che è un grano modificato, non ha più il selenio, pertanto diventa inutile mangiare la pasta attualmente in commercio. Comprando invece la pasta fatta con i grani antichi della nostra terra, oltre a tutelare la nostra salute, togliamo qualcosa alle multinazionali ma diamo da mangiare ai nostri contadini. E questo significa anche lavoro.

Il convegno sarà l’occasione per la presentazione di un progetto di ricerca condiviso dal team di esperti messo in campo e che le istituzioni dovrebbero recepire e trasferire in un progetto economico che la comunità europea sarà chiamata a finanziare.

Il Team di Medici, Architetti, Ingegneri, Biologi, Agronomi, Farmacisti e Veterinari è pronto infatti per interloquire con il Governo locale e nazionale e per orientare a scelte consapevoli che avviino una disintossicazione del nostro territorio e degli abitanti, nell’ottica di una rigenerazione del Paese Italia, ottimizzando le limitate risorse economiche disponibili verso interventi ambientali così complessi.

I risultati preliminari hanno dimostrato e dimostrano come un intervento scientificamente corretto per modificare le abitudini di vita ed alimentari (neurobiologia vegetale), possa effettivamente tradursi in un risultato di salute in aree ad alto inquinamento ambientale con la Bio-Fito-Rimediazione.

Un simile contesto, ha visto la partecipazione attiva e l’impegno civico di sacerdoti, schierati a fianco dei cittadini e in difesa della vita, mentre la politica locale e nazionale ha spesso tentato di sminuire i problemi, nonostante, nel frattempo diversi studi (cfr. OMS e CNR) evidenziavano i significativi aumenti percentuali delle malattie tumorali e delle malformazioni neonatali nei luoghi interessati dagli sversamenti illeciti,.

E’ auspicabile, pertanto,che il modello proposto veda la partecipazione, in primis, delle autorità locali e dei tanti cittadini attivi e consapevoli per una scelta salutistica.

Oggi, grazie agli studi preliminari del Team di esperti messo in campo, si va delineando un Nuovo Modello per la Valutazione dell’Impatto ambientale sulla Salute Umana e per la Prevenzione Primaria nelle aree a rischio, al fine di offrire ai cittadini residenti vere e proprie “strategie di sopravvivenza urbana“, per vivere in modo salubre in tutte le aree del nostro paese, recuperando il territorio e disintossicando i residenti con alimenti funzionali, prodotti in una filiera di qualità e controllo, offrendo, nel contempo, opportunità di lavoro a tante giovani imprese agricole e, nelle aree no-food, con indirizzamento verso la possibile conversione di piantagioni per biocarburanti e biomasse.

E questo consentirebbe, finalmente la rinascita. Nostra e dei nostri territori.

di Mina Iazzetta

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