Come funziona la rete elettrica nazionale? 

Roberto Giuliano 29/04/2024
Updated 2024/04/29 at 3:03 AM
5 Minuti per la lettura

Rete elettrica: per millenni non è stato possibile trasportare o accumulare energia, le cose sono cambiate con la scoperta dell’elettricità

Uno dei tanti modi in cui è possibile ripercorrere la Storia del rapporto tra gli esseri umani e la natura è quello di analizzare il nostro rapporto con l’energia e le sue fonti. L’energia ci si presenta nelle più diverse forme e, la capacità di accedervi e sfruttarla, ha profondamente condizionato il progresso tecnologico nel corso della Storia. 

Per millenni, però, non è stato possibile trasportare o accumulare energia, se non con grande difficoltà: le cose sono cambiate con la scoperta dell’elettricità.  

Rete elettrica nazionale: la nascita

Ritenuta nel secolo scorso un simbolo di modernità e sviluppo economico, l’elettricità ha raggiunto rapidamente quasi ogni angolo del globo; una tecnologia che un secolo prima veniva usata come poco più che un trucco di magia per fare impressione nei salotti, è rapidamente diventata un bene essenziale, da cui non si può prescindere per condurre una vita dignitosa. 

Inizialmente l’elettricità doveva essere prodotta in prossimità dei siti di utilizzo finale, poi, con l’introduzione della corrente alternata, è divenuto possibile allontanare le centrali elettriche dagli utenti finali: il risultato è stato la nascita delle reti elettriche

Se è vero che l’energia elettrica può essere accumulata per piccole potenze, come quelle di una pila o di un’automobile, questo non vale per potenze maggiori, come quelle delle reti elettriche di città o Paesi. 

Quindi, per essere usata nelle abitazioni e nelle industrie, l’elettricità deve essere distribuita in un perfetto bilanciamento tra produzione e domanda: bilanciamento che, in Italia, viene garantito da Terna, la società che gestisce la quasi totalità della rete in alta tensione. 

I distributori

L’ente di distribuzione è chiamato ad interfacciarsi con centrali elettriche che operano nelle condizioni più disparate, garantendo flussi di produzione più o meno affidabili e costi alla produzione diversi. Migliaia di centrali, sparse in tutto il Paese, a cui va imposto di spegnersi o funzionare al variare della richiesta. 

In particolare, il ruolo di Terna risulta ancora più rilevante con il passaggio alle energie rinnovabili, che garantiscono un’alta variabilità della produzione nel corso delle giornate e delle stagioni, complicando ulteriormente il bilanciamento. 

Nonostante la sua grande rilevanza, Terna non controlla l’intera rete elettrica, ma solo le linee in alta tensione (circa 75000km di linee) e i 26 collegamenti che ci permettono di scambiare energia con i Paesi vicini. 

A portare l’energia elettrica negli edifici sono, invece, delle sottoreti in media e bassa tensione, gestite da decine di operatori locali. A garantire che quest’anarchia di piccoli gestori non faccia lievitare troppo i costi in bolletta c’è l’ARERA (Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente) che agisce da regolatore. 

Ma perché è necessario distinguere tra alta, media e bassa tensione?  

Il trasporto di energia elettrica non è “gratis”, è sempre soggetto a perdite legate alla corrente che attraversa i cavi. Alzando la tensione, a potenza costante, la corrente lungo i cavi cala, riducendo gli sprechi di energia. 

L’alta tensione, però, non può essere usata ovunque, questa infatti non è appropriata per la maggior parte degli strumenti di uso comune e può essere molto pericolosa per gli esseri umani. Per evitare questi problemi si adoperano macchinari chiamati trasformatori, che alterano la tensione, consentendoci di passare da alte a medie tensioni e, ancora, giù fino ai 230 V comunemente presenti nelle case italiane. 

Insomma, la rete elettrica è un sistema complessissimo che dà un contributo fondamentale alle nostre vite di tutti i giorni ed ora sapete, a grandi linee, come funziona. 

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