Combatti che ti passa – i pregiudizi sugli sport da contatto

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Oltre i pregiudizi che spesso vengono attribuiti agli sport da contatto cosa c’è? Ci sono dei valori, valori che vengono inculcati sui ring, nelle gabbie e sui tatami. Da solo nessuno strumento è sbagliato, ma spesso sono sbagliati gli utilizzi col quale esso viene applicato. L’intervista che segue, fatta a Dario un ragazzo che pratica sport da contatto da anni, dovrebbe servire a far meglio comprendere questo mondo a chi si limita a puntare il dito dal caldo della sua bolla d’ignoranza.

Dario come mai hai scelto di fare uno sport da combattimento e quale pratichi nello specifico?

«Io non sento di aver scelto ma bensì di essere stato scelto dagli sport da contatto. Come tutti i bambini sognavo di diventare un calciatore ma mi resi presto conto di non averne la naturale predisposizione. Nel 2013 ho poi iniziato, quasi per gioco, a fare taekwondo WTF. Negli anni poi sono anche riuscito a partecipare a tornei importanti tra cui un interregionale dove mi qualificai 2°. Dal 2017, dopo uno stop dovuto a un infortunio, mi sentii richiamato. Richiamato come un bambino che ha smarrito la madre e sente la voce di quest’ultima che lo invoca, fu così che cominciai la mia strada nel pugilato».

Dopo una sessione di allenamento quali valori ti porti a casa?

«Sono del pare che un atleta acquisisce valore di pari passo alla quantità e alla qualità del proprio allenamento. Personalmente mi fisso obbiettivi giornalieri atti a superare sempre me stesso, quindi in prima battuta accresco la costanza e la forza di volontà. Fondamentale nel percorso mentale non solo della boxe, ma di qualsiasi sport, è avere al proprio fianco un coach preparato, una persona che sia in grado di motivare propri allievi e di insegnargli il giusto utilizzo dei mezzi che gli mette a disposizione. Nel mio caso si tratta di Giulio Coppola, un uomo che prima di essere allenatore è amico e padre, prossimamente aprirà una palestra qui, nel nostro territorio che si chiamerà “Boxe Pinetamare – Team Coppola”. Il mio sport lo pratico senza nessun interesse, quando esco dalla palestra non mi serve a nulla vantarmi con la gente dei miei risultati, quindi un fattore fondamentale dell’atleta e del fighter è l’umiltà che si porta sulle spalle».

A livello emotivo ti aiuta allenarti?

«Mi aiuta tantissimo. Tutti possono avere una brutta giornata o un pensiero negativo e allenarsi è di sicuro un dei modi migliori per superare ansie e stress. Quindi io consiglio a tutti di cercare di superare i propri problemi con una sessione di allenamento».

Come ti poni di fronte alla recente vicenda che ha visto coinvolti Willy Monteiro e i fratelli Bianchi?

«Il sentimento più profondo che provo è la rabbia. Dubito fortemente che i fratelli Bianchi possano essere etichettati come fighter, i ragazzi e le ragazze che vogliono fregiarsi di questo titolo devono innanzitutto essere consapevoli che quello che fanno non deve avere alcun tipo di utilizzo offensivo. Di sicuro alla base del pensiero di questi due soggetti c’era una concezione di forza e superiorità. Se si analizzano i fatti è facile comprendere che non era presente nessuna di queste due qualità nei fratelli. Specifico, forse in maniera ovvia, che per stabilire il proprio valore è necessario confrontandosi con un proprio pari. Concludo esprimendo il desiderio di una gioventù più coscienziosa e lucida e che soprattutto sia in grado di utilizzare i mezzi che gli vengono messi a disposizione».

di Giuseppe Spada

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