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Vi è mai capitato di leggere qualcosa, di vedere un’immagine e di pensare che sia stata ideata proprio per noi? Penso di si, soprattutto quando vengono descritti sentimenti comuni e stati d’animo che almeno una volta nella nostra vita abbiamo provato o proveremo. Chissà. 

Intanto sulla scia di queste riflessioni, spesso e volentieri mi sono rivista nelle vignette di “Coma empirico”, o per meglio dire di Gabriele Villani. 

Giovane che vive a Taranto, la sua città di origine, dove è tornato dopo aver trascorso un periodo di studi a Roma dove si è laureato presso il D.A.M.S., Discipline Arti Musica e Spettacolo. Dal 2016 è ideatore di “Coma Empirico”. Perché proprio questo nome? Ebbene la risposta è chiara: «Il nome l’ho scelto sia semplicemente per il suo valore fonetico, sia perché la mia idea era di rappresentare la condizione in cui molti della mia generazione e non, si trovano, una sorta di coma appunto». 

Si, ci troviamo tutti in una condizione di intorpidimento, ma nemmeno ce ne rendiamo conto la maggior parte delle volte, e avevamo bisogno di accorgercene. Avevamo anche bisogno, però, di sapere che non siamo soli, anzi, siamo molti. Io me ne sono accorta tramite disegni, vignette, presenti sui social, attualmente canali di comunicazione che, paradossalmente, anche se ci allontanano fisicamente, ci uniscono per passioni, sentimenti, esperienze.  

Gabriele Villani, alias Coma empirico, pubblica sui social quello che noi siamo, vorremmo essere, ma anche quello che ci chiediamo spesso e volentieri. Ma da poco è stato pubblicato anche un libro che racchiude le sue vignette: “Tutta la notte del mondo”.
«Non è stata intenzionale la pubblicazione del libro. La casa editrice BeccoGiallo, avendo visto le mie vignette mi ha proposto la pubblicazione e ho pensato potesse essere un’avventura da provare». 

È un mondo così vasto quello dell’arte, come mai hai scelto proprio questo modo di esprimerti? 

«Al disegno sono stato sempre interessato sin da bambino. Le mie prime pagine a scuola erano più disegnate che scritte. Poi ho frequentato il liceo artistico e ho cercato di affinare questa “dote”. Per quanto riguarda la scelta del “fumetto” è una scelta di “comodo”. Mi dà la possibilità di rendere in maniera immediata le mie idee: è una scelta naturale, proprio per questo motivo. È quello, forse, che più rappresenta, e con il quale riesco ad esprimere al meglio, al momento, quello che ho bisogno di esprimere. Non escludo di poter trovare un altro mezzo espressivo, più avanti, che abbia questa stessa funzione».

Le sue vignette si riferiscono a fatti di vita quotidiana, ci toccano da vicino. Esprimono, appunto, tutto ciò che è sia nostro, che di altri. Dice Gabriele: «Cerco sempre di trovare qualcosa che possa accomunarci e non è mai così difficile, in fondo siamo tutti simili anche se diversi». 

Qual è la filosofia che si cela sotto le vignette? Cosa ti ispira di più e ti fa pensare a cosa mettere su carta? 

«Sensazioni, momenti, riflessioni. Non credo ci sia una filosofia vera e propria. Più che altro ho scelto dei personaggi che rappresentano aspetti diversi del nostro essere umani e, grazie a loro, provo a tirar fuori qualcosa da noi.  Tutto nasce da un bisogno profondo di condividere, forse per sentirsi meno soli o forse per farci delle domande». 

Insomma, nelle vignette ci sono io, voi, l’autore. Ci siamo tutti. È un momento di condivisione di pensieri e del nostro essere, così non siamo soli, abbiamo delle cose in comune: siamo tutti esseri umani.  

 di Flavia Trombetta

 

  

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