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Colombia: la rivolta per il futuro

Redazione Informare 05/05/2021
Updated 2021/05/05 at 4:17 PM
6 Minuti per la lettura

Le persone unite nel combattere contro questo sistema che gli attanaglia, stanno immaginando e forgiando anche un altro tipo di società. La Colombia ha una storia di repressione statale e paramilitare violenta intensificatasi durante la pandemia.

La strategia del terrore viene utilizzata in maniera sistematica; di fatti, nonostante gli omicidi vengano presentate come episodi isolati, è agevole individuare le vittime: narcotrafficanti, proprietari di bestiame, occupanti di terre espropriate ai contadini che sono impotenti dinnanzi ai paramilitari e ai narcos che, archiviate le differenze ideologiche, si sono alleati nel business della cocaina e dell’estrazione illegale dell’oro; ed ancora, leader sociali che hanno assunto ruoli di massima importanza nella denuncia dei crimini, nella rivendicazione del diritto alla terra e nella difesa dei diritti delle comunità.

La situazione pandemica ha acuito il grande divario e le contraddizioni del contesto sociale, politico ed economico. Il virus ha colpito, in maniera drammatica, le classi sociali più deboli fino a rendere quasi impossibile ottenere le risorse essenziali per sopravvivere, a differenza di una stretta cerchia di persone che esercita un controllo pressoché totale sulle terre, sulle materie prime e sulla produzione dei beni di prima necessità. Bogotà, la capitale colombiana, ha superato il 91% di posti letti occupati da pazienti che hanno contratto il virus, e con stime di oltre 767 mila contagi e 15.342 decessi.

Di recente si sono conteggiati per sette giorni consecutivi più di 400 morti giornaliere per la pandemia e sono state registrate 17.190 nuove infezioni in una sola giornata. Ciò ha comportato, inevitabilmente, un grave peggioramento dei diritti in ogni ambito: lo Stato ha massacrato 23 prigionieri nel carcere di La Modelo, rei di aver protestato per le condizioni indegne in cui versavano e la mancanza di dispositivi sanitari contro la pandemia; a ciò si aggiungono i massacri dei soldati o paramilitari nelle aree rurali a cui sono seguite intense ondate di protesta della popolazione già nello scorso anno.

La scintilla finale è stata la proposta di riforma tributaria del governo di Ivan Duque (che ha stretti legami con l’ex presidente Uribe (accusato di legami con il paramilitarismo e il narcotraffico), che prevedeva un accaparramento di una somma pari ad oltre sei miliardi di dollari per fronteggiare la crisi economica, la creazione di un fondo destinato cambiamento climatico e una tassa sugli imballaggi di plastica monouso. Inoltre, la legge veniva presentata dal governo come un modo per aiutare i più poveri nel lavoro e nell’struzione.

Tuttavia, i dubbi sono molteplici e provengono anche dal ministro del Tesoro Alberto C. Barrera, il quale ha ammesso che il provvedimento colpirà per il 74% le famiglie e solo per il 26% le imprese. Insomma, la riforma pare colpisca specialmente le classi medie e basse a causa dell’aumento dell’IVA (al 19% su tutti i prodotti, anche su quelli alimentari di base, e aumentare le accise sulla benzina), dell’introduzione di una tassa sul reddito anche per coloro che ne erano esclusi (pure i pensionati), a vantaggio di un settore finanziario con imposte molto basse.

Si potrebbe persino ipotizzare cha la riforma fosse più indirizzata ad attrarre investimenti stranieri aumentando le esportazioni nazionali per rendere la Colombia una sorta di paradiso fiscale a discapito del consumo interno destinato a calare per i tagli alla spesa sociale e la pressione fiscale. Più di 20 manifestazioni violente sono state segnalate in tutto il Paese e tutte represse con la forza: alla città di Calì sono stati destinati 3mila militari (vi sono filmati di spari ad altezza umo), a Bogotà, gli agenti feriti sarebbero 78, la polizia ha caricato i manifestanti e ha promesso un premio per chi aiuterà ad individuare i responsabili dell sommosse, a Pasto, nell’estremo sud del paese, un grande corteo con protagonista la nuova generazione, ha attraversato le strade della città con canti e balli ma anche in tal caso la polizia ha attaccato i manifestanti  con lancio di cartucce e gas lacrimogeni.

Nel solo periodo compreso fra il 28 aprile e il 1° maggio, in Colombia, sono rimasti feriti 457 agenti di polizia e 254 civili in ben 1.120 momenti di tensione differenti, disseminati sull’intero suolo nazionale.

Nonostante, il Presidente abbia ritirato il progetto di legge e le popolazione abbia ottenuto anche le dimissioni del Ministro del Tesoro, la Confederacion General del Trabajo de Colombia, ha invitato la popolazione a continuare a scioperare per opporsi a ogni misura antisociale e contro l’impunità garantita dalle autorità colombiane per chi assassina leader sociali e firmatari della pace e  chiedere, tra le altre cose, l’introduzione di un reddito minimo e l’istruzione gratuita.

È una lotta di diritto, per i diritti, per maggiori tutele e per colmare il divario tra le classi sociali.

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