Collettivi studenteschi in sit-in alla Città Metropolitana

“Siamo le studentesse e gli studenti di due dei licei più antichi del centro storico di Napoli e abbiamo deciso di denunciare le condizioni di disagio che viviamo da anni a causa della mancanza di spazi agibili dove poter studiare.”

Si apre così il documento redatto dagli studenti dei licei Genovesi e Vittorio Emanuele- Garibaldi, girato alla stampa due settimane fa per rivendicare il loro diritto allo studio.

“Noi del liceo Genovesi siamo alla ricerca di una succursale da ormai 4 anni, da quando nel 2016 è stato lasciato il plesso di piazza Cavour per delle problematiche strutturali. L’anno scorso era stata individuata la scuola Flavio Gioia che però è risultata troppo piccola per ospitare le classi del nostro liceo, vennero quindi individuate nell’ottobre dell’anno scorso 9 aule in disuso del liceo Garibaldi. La problematica si è posta nel momento in cui ad agosto sono stati bloccati dei lavori al Vittorio Emanuele e la dirigente del liceo ha bloccato lo spostamento delle suppellettili del Genovesi al Garibaldi. Ci siamo ritrovati quindi in una situazione in cui né il Vittorio Emanuele né il Genovesi avevano gli spazi adeguati per iniziare l’anno scolastico.” ci spiega Leone Curti, rappresentante d’istituto del Liceo Genovesi.

Ma la loro denuncia non è bastata, gli studenti hanno continuato, nonostante si avvicinasse il giorno della ripresa delle lezioni, a ricevere informazioni discordanti da parte dei dirigenti e delle autorità responsabili. Per questo motivo i ragazzi delle due scuole hanno occupato l’androne della Città Metropolitana, fino a quando non sono stati ricevuti in delegazione dal Consigliere Domenico Marrazzo. Da lui, ci raccontano i ragazzi, hanno avuto la garanzia che le 9 aule del Garibaldi verranno assegnate al Liceo Genovesi e che l’edificio di via San Sebastiano, sede del Vittorio Emanuele, sarà totalmente agibile entro il 30 settembre. 

“Speriamo che i due presidi si mettano d’accordo e costruiscano una solidarietà che al momento stiamo costruendo solo noi studenti. Se il 30 non saremo davvero a scuola non saremo solo una quarantina di noi ma molti di più, si spera anche con i rispettivi presidi, a protestare perché il nostro diritto allo studio sia realmente inalienabile anche con le problematiche relative al Covid.” afferma Camilla Panniello, studentessa del Vittorio Emanuele.

Vogliamo che la scuola sia vista come una risorsa e non come una spesa, e che venga trattata come tale. Vogliamo essere incentivati a studiare, assorbire e produrre cultura, perché senza cultura non abbiamo futuro” affermano nella conclusione del loro documento di denuncia.

di Marianna Donadio

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