Col. A. Mercatilli: «Il modello Caserta funziona!»

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Il Col. Mercatilli accompagna il Generale di Divisione Virgilio Pomponi, Comandante Regionale Campania della Guardia di Finanza.

Intervista esclusiva al Col. t. ST Andrea Mercatilli,
comandante provinciale della Guardia di Finanza di Caserta.

Un incontro che mi ha particolarmente colpito e che porterò nei miei ricordi più belli e utili. È doveroso ringraziare il Col. Mercatili, una figura di riferimento per tutto il territorio casertano e campano, che con competenza, chiarezza e pazienza ha saputo informarci con dettagli normativi e operativi sulle attività della Guardia di Finanza fornendo anche spunti di riflessione su altri aspetti principali della vita sociale.

Di seguito l’intervista integrale al comandante.

La prima domanda è inerente ad una descrizione di carattere generale delle attività della Guardia di Finanza in Regione Campania e, in particolare, in provincia di Caserta.

«Il ruolo della Guardia di Finanza nella cornice della sicurezza pubblica e delle polizie investigative è profondamente mutato a seguito del decreto legislativo n. 68 del 19 marzo 2001, che ha rimodulato e aggiornato i nostri compiti istituzionali.

Si è trattato per noi di un grosso passo in avanti, perché dalla “classica” caratterizzazione del Corpo come Polizia Tributaria, è avvenuta una trasformazione in una più articolata e moderna Polizia con competenza specialistica per l’intera area di operatività in materia economico-finanziaria.

La grande differenza è stata quella di operare con gli stessi poteri e con la stessa professionalità non solo nel campo delle entrate pubbliche, ossia a contrasto dell’evasione, delle frodi e dell’elusione fiscale, ma anche nel comparto delle uscite, ossia della spesa pubblica, a contrasto degli sprechi, delle illecite percezioni di finanziamenti o indennità non spettanti.

La Guardia di Finanza, quindi, nei primi anni 2000 rivede ed amplia i propri compiti e diventa una Forza di Polizia ad ordinamento militare che tutela l’intero bilancio statale e degli enti locali, cioè sia il lato delle entrate che il lato delle uscite. Ovviamente tale missione ci ha proiettato ancor di più in un ambito d’azione internazionale, operando anche per verificare il corretto impiego dei consistenti finanziamenti dell’Unione Europea che vengono assegnati ad imprese e enti nazionali.

Da questo punto di vista la Guardia di Finanza è una forza di polizia che ha lo sguardo vigile non solo sul territorio nazionale ma anche rivolto alle dinamiche e ai flussi finanziari che incidono sul bilancio comunitario, la cui tutela, infatti, è stata inserita a pieno titolo all’interno della nostra missione istituzionale, formalizzata nel D.Lgs. 68 del 2001.

A questa rimodulazione dei compiti si è poi affiancata una rimodulazione dei poteri, perché per svolgere al meglio la propria attività la Guardia di Finanza ha visto estesi alcuni poteri specifici della polizia tributaria anche agli altri rinnovati campi d’azione.

Questo in concreto significa maggiore possibilità d’operare, anche d’iniziativa, per l’accertamento delle condotte illecite attraverso l’espletamento di indagini finanziarie, l’acquisizione di documentazione da enti pubblici o privati e l’assunzione diretta di ogni altra informazione utile agli accertamenti in corso.

Tutti quelli che erano i poteri di ricerca ed investigazione propri della polizia tributaria sono stati infatti resi applicabili a 360 gradi a tutti gli ambiti operativi. Ovviamente, c’è voluto del tempo per riorganizzare in aderenza ai nuovi compiti non solo le strutture operative, ma proprio la mentalità degli investigatori, impegnati su molteplici fronti.

Tornando all’attualità, ogni anno il Comando Generale definisce le linee d’azione e i relativi piani operativi declinandoli all’interno di tre obiettivi strategici. Il primo obiettivo è relativo al contrasto all’evasione, all’elusione e alle frodi fiscali, ossia i compiti storici di polizia tributaria, ma ora eseguiti in una chiave molto più moderna, perché si è venuta nel tempo a delineare una più marcata differenziazione di tali compiti, che prima erano forse troppo sovrapponibili ed omogenei con l’attività ispettiva dell’Agenzia delle Entrate.

La Guardia di Finanza, che anni fa faceva molte verifiche e controlli fiscali ogni anno, nel tempo è diventata una polizia tributaria investigativa antifrode. Non più controlli generalizzati e massivi, ma interventi mirati a contrasto delle frodi e dei fenomeni evasivi più gravi ed insidiosi attraverso accurate analisi di rischio per scovare le fattispecie più pericolose sul territorio di riferimento, spesso costituenti delitti tributari di rilevanza quindi anche penale. A tal fine affianchiamo ai poteri di polizia tributaria anche quelli di polizia giudiziaria.

La Guardia di finanza è dunque oggi una polizia investigativa antifrode a tutto tondo, anche perché le frodi fiscali e l’emissione o l’utilizzo di fatture false molto spesso sono sintomi anche di altre condotte delittuose, fornendo la giustificazione contabile a flussi finanziari che invece possono essere utilizzati per altri traffici illeciti, o anche per corruzioni, riciclaggio, magari attraverso lo schermo di imprese fittizie gestite da veri e propri prestanomi al fine di celare i reali manovratori e organizzatori dei traffici.

Nel primo obiettivo strategico rientra poi a pieno titolo anche la lotta alle frodi doganali come il contrabbando di sigarette, che in Campania e a Caserta è un mercato in mano ad organizzazioni criminali che ne traggono grandi liquidità, così come per il contrabbando di prodotti energetici, e in particolare di gasolio per autotrazione.

Il secondo obiettivo è invece finalizzato al contrasto agli illeciti in materia di spesa pubblica, e in questo rientrano la lotta alla turbativa degli appalti, i reati contro la pubblica amministrazione come la corruzione, la concussione, il traffico di influenze illecite e via discorrendo. Ma, ad esempio, significa anche contrastare le frodi nei confronti dell’illecita percezione di fondi comunitari o di indennità da parte degli enti previdenziali, vera peculiarità del territorio casertano.

Il terzo obiettivo è il contrasto alla criminalità economica e finanziaria, cioè al riciclaggio, al reimpiego di capitali illeciti nell’economia sana, compresa la repressione dei reati bancari e finanziari, anche attraverso ispezioni e controlli antiriciclaggio sugli intermediari abilitati come banche, notai, commercialisti, a altri professionisti (così come previsto tra l’altro da specifiche direttive dell’unione europea).

A questo si aggiunge l’esame delle operazioni sospette a seguito delle segnalazioni provenienti dall’ufficio analisi dell’Unità di informazione Finanziaria della Banca d’Italia. Ma l’aspetto più impegnativo e rilevante di questo segmento operativo, sono gli accertamenti patrimoniali per il contrasto dell’illecito arricchimento della criminalità organizzata, attraverso le misure di prevenzione patrimoniali e le confische allargate previste dalla normativa antimafia ».

Tutto quanto ci ha descritto sino ad ora, quindi, il complesso ruolo moderno della Guardia di Finanza, spesso non è sufficientemente proposto dai mezzi di comunicazione. Si può dire che tutte queste utili informazioni rischiano di sfuggire alla moltitudine…

«Effettivamente oggi la nostra missione istituzionale è differenziata e molto articolata e, quindi, intervenendo su diversi settori, la Guardia di Finanza non è più caratterizzata da una singola specificità, ma è una polizia specializzata per contrastare tutti gli illeciti economico finanziari che possono turbare i mercati e la libera concorrenza.

Come detto prima, dal Comando Generale vi pervengono ogni anno non solo le indicazioni strategiche, ma anche i piani operativi specifici, che vengono sempre più calibrati in base alla specificità del territorio in cui operiamo».

Mi farebbe piacere sapere se i limiti territoriali sono così netti o se, invece, vi è una continua collaborazione tra Comandi.

«Ovviamente. Le faccio un esempio. La Guardia di Finanza casertana è fortemente impegnata nel contrasto al contrabbando del TLE (Tabacchi Lavorati Esteri, contrabbando di sigarette illecitamente importate, ndr) e dei prodotti energetici. Si tratta spessissimo di carichi gestiti da contrabbandieri napoletani che operano sull’area casertana come primo punto d’appoggio, predisponendo anche dei depositi per poi stoccare e suddividere le partite.

Prima il traffico del contrabbando di sigarette avveniva via mare, mentre ora avviene anche su gomma e, quindi, noi di Caserta ci troviamo sulla direttrice di Napoli e collaboriamo sinergicamente con i colleghi partenopei. Su alcuni settori, anzi, possiamo dire che viviamo di luce riflessa napoletana, in quanto registriamo uno sconfinamento nella nostra provincia dell’economia illecita e sommersa delle aree più propriamente partenopee.

Si è formata, potremmo dire, una zona “di cuscinetto” che per noi è rappresentata dal territorio che va da Marcianise a tutto l’agro aversano dove l’influenza criminale dell’hinterland napoletano e della criminalità organizzata locale si accavalla e si confonde. Spesso, quindi, le indagini che partono dai reparti che stanno nella parte meridionale della provincia di Caserta si trovano a sconfinare nel napoletano e viceversa».

Le mafie casertane, secondo il mio parere, hanno preso come riferimento il modus operandi delle mafie del sud pontino: mafie che sparano poco e fanno molti affari. Condivide questa mia personale visione del fenomeno?

«Non posso rispondere da diretto protagonista dell’attività investigativa, perché la Guardia di Finanza di Caserta non ha una componente investigativa propriamente antimafia. Il reparto con competenza specifica di contrasto alla criminalità mafiosa è infatti il GICO (Gruppo Investigativo Criminalità Organizzata) ed è presente solo alla sede dove opera la competente Procura Distrettuale Antimafia, che, nel caso di Caserta, è quindi Napoli. Ma anche per questo settore è forte il coordinamento operativo tra il GICO di Napoli e i reparti territoriali casertani.

Ciò premesso posso esprimere una mia opinione personale sul punto. Ritengo, infatti, che il fatto che la mafia spari di meno e che, quindi, si sia occultata, è perché in momenti storici la ricerca del predominio territoriale viene sostituita dalla gestione dei capitali illecitamente accumulati. Il vero potere non è dato, infatti, solo dalla potenza di fuoco sul territorio, ma anche dalla forza intimidatrice economico-finanziaria che deriva dal reimpiego dei profitti illeciti.

Una volta che il gruppo criminale è stabilizzato e riconosciuto, perché impossessatosi militarmente del territorio, lo controlla sotto il profilo non solo repressivo e criminale, ma anche sotto il profilo economico sociale. L’atto di forza è necessario a far capire chi comanda, ma quello che interessa veramente alla criminalità organizzata è produrre profitti e ricchezza illecita.

Sotto questo punto di vista il vero business nelle zone depresse e in periodo di crisi è rappresentato, spesso e volentieri, dai beni primari a cui nessuno può rinunciare; ci sono, quindi, dei settori economici che stimolano tradizionalmente gli appetiti criminali, perché fanno sempre cassa e non conoscono crisi: ad esempio, la distribuzione alimentare, il gioco d’azzardo, il ciclo dei rifiuti e degli appalti pubblici.

Il fenomeno a cui abbiamo assistito in provincia di Caserta è poi la capacità della criminalità organizzata di mimetizzarsi ed infiltrarsi nelle strutture amministrative pubbliche per poi gestire anche le commesse pubbliche, ottenendo, in questo modo, costantemente il controllo del territorio. Anche i classici metodi estorsivi, come la richiesta del pizzo, sono mutati nel tempo.

Nella nostra attività antifrode, ad esempio, ci siamo da tempo accorti che le fatture false o le sovraffaturazioni possono essere espedienti piegati agli interessi delle organizzazioni criminali nei rapporti con l’imprenditoria locale. Ormai anche il pizzo si fattura, così che anche l’estorto possa avere una sua parte di vantaggio economico, sotto il profilo dell’illecito risparmio fiscale. Per non parlare poi dell’imprenditore che invece coscientemente accetta di entrare in relazione con poteri criminali per potersi affermare, senza merito, sul mercato di riferimento».

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Il Col. Mercatilli mentre legge il discorso durante l’evento

Da tutto ciò che ci descrive, per le forze di polizia vi è una necessità sempre più evidente, di fare squadra.

«Una peculiarità di ogni territorio ad alta densità criminale, qualsiasi esso sia, è a mio avviso la circostanza che, più che altrove, risulti vincente un modello di coordinamento interforze che punti sulla specialità di ogni forza di polizia, ma che faccia squadra tra tutte le forze in campo.

Questo modello a Caserta mi sento di dire che sia importante per due aspetti: il primo aspetto è la necessità di doversi confrontarsi con le limitate risorse di ciascuna amministrazione; la singola istituzione, per quanto efficace, da sola non riuscirebbe a combattere contro fenomeni criminali così ampi e diversificati, motivo per cui ci dobbiamo necessariamente coordinare e supportare a vicenda.

Il secondo aspetto è dato dagli numerosissimi stimoli operativi che ci pervengono dal territorio e che si spingono inevitabilmente a non guardare ai rigidi confini delle proprie peculiarità e specializzazioni istituzionali. Caserta è un territorio dove chiunque voglia fare, ha possibilità di fare, anche andando oltre le proprie strette competenze, senza che ciò pregiudichi l’attività altrui.

Si può dire che c’è così tanto da fare che non ci sono rischi di pestarci i piedi tra di noi… ovviamente occorre un dialogo costante e franco tra i responsabili delle diverse Forze per coordinarci al meglio. In generale posso dire che oggi vige un grande spirito d’iniziativa e di collaborazione interforze».

Il territorio è di tutti ed ognuno nelle proprie competenze deve fare la propria parte con un impegno continuo e costante. In merito, credo che manchi un po’ di serena informazione che porti ad unire civili e militari, col rispetto dei ruoli. Sfortunatamente viviamo in un periodo dove si tende a banalizzare per poter infangare prima di tutto e distruggere il bel lavoro che fanno le persone che si impegnano…

«Si questo è vero… la componente repressiva deve infatti trovare terreno fertile nella collettività di riferimento. C’è da dire che militarizzare il territorio serve fino ad un certo punto.

Possiamo mettere in campo tutte le forze che vogliamo, ma nonostante gli enormi sforzi che si stanno facendo e i risultati ottenuti, permane una microcriminalità diffusa, soprattutto in alcune parti della provincia. La repressione su strada non cambia da sola il sistema, perché serve solo a tamponare l’emergenza.

Il problema vero è che accanto alle forze di polizia ci vuole una forte opera di cambiamento della cultura e della mentalità della società civile, un percorso che deve iniziare nelle scuole e proseguire in tutte le altre istituzioni pubbliche coinvolte. Se il territorio viene amministrato male, lo si tiene in continuo stato di sudditanza economico sociale, ciò significa che la criminalità avrà sempre nuove leve e nuovi gregari che ambiscono a ruoli decisionali.

La mia opinione, a dirla tutta, è che non trovo una rispondenza così valoriale da parte degli attori pubblici locali. Non c’è ancora quella primavera di coscienze che aiuterebbe il tessuto sociale a cambiare mentalità»

Le foto si riferiscono al 245° anniversario della fondazione della Guardia di Finanza festeggiato il 25 giugno 2019 nella caserma del Comando provinciale di Caserta.

 

di Angelo Morlando
Foto di Raffaele Ausiello

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°195
LUGLIO 2019

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