Il disegno di legge Codice Rosso presentato dai ministri della Giustizia Alfonso Bonafede e della Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno è stato approvato lo scorso 28 novembre dal Consiglio dei Ministri.
Punto nevralgico del disegno di legge è la modifica dell’articolo 347 del codice di procedura penale, che sancisce l’obbligo da parte della polizia giudiziaria, senza discrezionalità di valutazione dell’urgenza, di comunicare immediatamente al pubblico ministero ogni denuncia di violenza sessuale, atto persecutorio, maltrattamento, lesioni aggravate, ciò al fine di velocizzare la valutazione di provvedimenti protettivi o di non avvicinamento alla vittima.
Attraverso la modifica dell’articolo 362 cpp, nei casi di violenza domestica e di genere entro 3 giorni dall’avvio del procedimento (e questa è la nota dolente del ddl, considerate le tempistiche delle procure) la vittima del reato deve essere ascoltata dal pubblico ministero, pertanto il termine da ordinario diventa perentorio. Una deroga è possibile solo se ricorrono “imprescindibili esigenze di tutela della riservatezza delle indagini, anche nell’interesse della vittima”.
Con un’integrazione dell’articolo 370 cpp, si impone l’obbligo per la polizia giudiziaria di dare priorità allo svolgimento delle indagini delegate dal pubblico ministero, sempre con l’esonero di valutazione dell’urgenza, in caso di reati di violenza sessuale, maltrattamento, atti persecutori e lesioni aggravate commessi in ambito familiare o in regime di semplice convivenza. Le risultanze devono essere trasmesse in modo altrettanto rapido al pubblico ministero.
Con Codice rosso, infine, dall’anno successivo all’entrata in vigore della legge si introduce l’obbligo di formazione per Arma dei carabinieri, Polizia di Stato e Polizia penitenziaria, mediante corsi volti a fornire competenze specialistiche, in termini di prevenzione e repressione dei reati e di interlocuzione con le vittime.
Un disegno di legge che esprime certamente una concreta ‘attenzione’ al fenomeno violenza sulle donne, oggi di proporzioni drammatiche, ma che dovrà solcare l’inizio di un percorso ben più articolato verso nuove sensibilità e coscienze, partendo dalla scuola, dalle famiglie, dalla educazione, dalla formazione. Solo con la naturalezza del rispetto e della parità potremo crescere nuove generazioni.

di Barbara Giardiello

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