La città ai giovani: Alessandra Clemente e i luoghi del recupero

Alessandra Clemente - Photo credit Gabriele Arenare

L’assessore alle politiche giovanili del comune di Napoli è sicuramente uno dei volti più rappresentativi della valorizzazione culturale che sta investendo la nostra città. Sono tante le iniziative che vedono protagonista Alessandra Clemente, tutte incentrate sul recupero e sul positivo utilizzo di questa fascia cittadina: i giovani. Il più delle volte dimenticati, sfavoriti rispetto a fasce dirigenziali egoiste che temono l’energia derivante dalla vivacità e dalle nuove idee, i giovani napoletani sono pronti a ridisegnare il proprio riscatto.

La questione “periferie”

Non sempre i giovani sono mossi da una coscienza sociale che li spinge ad attivarsi in favore della società civile. Talvolta devono affrontare limiti geografici e sociologici che attraversano il confine segnato dalle periferie/ghetto di cui la nostra città è tutt’altro che sprovvista. «Non c’è campagna elettorale che non si professi favorevole alla valorizzazione e alla ricostruzione delle periferie» ha affermato Alessandra Clemente, riferendosi ad uno dei punti forti della campagna elettorale DemA dello scorso anno. «Prima dell’ultima campagna abbiamo fatto in modo che ripartissero i servizi in aiuto delle periferie. Sono cose normali e noi non intendiamo farle passare per eccezionali, ma sono il punto di partenza dei lavori che stiamo attuando. Quando attiviamo i fondi per le universiadi vuol dire che con questi lavoreremo sulle strutture di Fuorigrotta, Ponticelli. Grande esempio è senza dubbio l’abbattimento delle vele programmato dal Comune di Napoli e dal governo nazionale». Periferie, non solo geografiche ma sociali, che appartengono a tutte le metropoli, Napoli inclusa. «Le politiche giovanili ci hanno insegnato che i giovani non sono un problema, ma una risorsa. Anche qui, in queste zone, dobbiamo parlare di “nuove centralità”. Per quanto mi riguarda il momento dove combattere è quello dell’infanzia con l’arma della cultura. Questa ha bisogno di dipendenti pubblici, di strutture, luoghi che non siano progettati per pochi anni ma di investimenti coraggiosi».

Nisida, la riscoperta della gioventù

L’energia dei giovani arriva anche dalle fasi di recupero che avvengono in strutture che possono sembrare “isolanti”. Strutture come il carcere di Nisida. «Le condizioni di povertà culturale, ma anche materiale, in cui questi giovani vengono al mondo gli nega il diritto di essere bambini. Nisida è un luogo che con il suo percorso educativo fa scoprire a queste persone di essere in realtà dei ragazzi – ha affermato la Clemente – Per cui questo luogo che può sembrare così isolante in realtà li isola dalla negazione della loro gioventù. Sono ragazzi che hanno scoperto una propria attitudine all’interno della condotta criminale, a Nisida, invece, scoprono di essere bravi anche in altro. Sono bravi a fare la pizza, per esempio, sono bravi a fare i muratori, perché si attivano all’interno dei laboratori di muratura che avvengono nel carcere. Il tempo, paradossalmente, è il migliore amico che hanno in quella struttura: più tempo si trovano lì, più tempo hanno per lavorare su se stessi. Ho il dovere di dire a questi ragazzi che ce la possono fare, perché li ho visti con i miei stessi occhi».

Nuova vita per la Galleria?

La galleria Principe di Napoli è un tema caldo, sul quale, però, sembra ci siano novità importanti. «Abbiamo trovato una lettera del 1904 all’interno della quale si descriveva come un luogo di degrado. Siamo al 20% di un progetto di valorizzazione urbana di quel luogo Questo processo di rigenerazione si muove su tre assi principali: il primo infrastrutturale, in parte pubblica e in parte privato, il secondo di recupero dei locali della galleria, poichè il Comune di Napoli negli anni ‘90 aveva reso la galleria il proprio deposito, che riassegneremo con un bando per dare vita ad attività artigianali con un progetto di natura e valore culturale. Il terzo punto riguarda una rete di enti creata ad hoc così da non lasciare solo il comune: con questo collaborano l’Accademia di belle arti, il conservatorio di San Pietro a Majella, la facoltà di architettura e l’ANPI con cui abbiamo previsto un museo delle quattro giornate di Napoli».

di Savio De Marco
Foto di Gabriele Arenare

Tratto da Informare n° 174 Ottobre 2017

About Salvatore De Marco

Salvatore De Marco nato il 18/10/1992 a Napoli. Tutti lo conoscono come Savio De Marco. Diplomato al Liceo Classico Vittorio Emanuele II di Napoli. Laureando presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II in Scienze Politiche. Ama l’arte, la filosofia e la scrittura e il teatro, appassionato di cinema e fumetti. Coordinatore e Regista di una compagnia amatoriale teatrale “Pazzianne & Redenne” formata totalmente da giovani. Milita in un’associazione culturale “ViviQuartiere Napoli” attiva nella riqualificazione del nostro territorio.