Un dato è certo: nel nostro territorio il gap tra le classi sociali è aumentato sempre più nel tempo.

È da evidenziare come con il passare del tempo, la struttura sociale che si era sviluppata nei primi anni del ‘900 in USA, rivoluzionando poi l’intera organizzazione industriale del XX secolo, sia notevolmente mutata. Se da un lato però le trasformazioni sociali, antropologiche e tecnologiche hanno generato fattori positivi come il benessere in molti paesi, la diminuzione del tasso di mortalità e dell’analfabetismo, dall’altro hanno fatto nascere nuove povertà urbane dove gli strati sociali più sfavoriti sono proprio quelli esclusi dal mercato del lavoro o occupati in attività marginali.

Uno Stato, inteso come un complesso delle istituzioni e agenzie pubbliche, deve garantire almeno una condizione di dignità di vita dei suoi cittadini; i campi di intervento sono da ricercarsi nella previdenza sociale e nello sviluppo di servizi centrali per uno Stato di diritto, quali sistema pensionistico, sanità, istruzione e tutela dei lavoratori disoccupati. Il Welfare, proprio quella politica di orientamento statale, è venuto meno tanto da stimolare l’iniziativa privata a discapito di quella sociale. In che modo è possibile quindi arginare questo stato di cose? Come è possibile attivarsi in una lotta contro il disagio sociale? Un Protocollo d’Intesa. Sì, proprio così. Un patto, un’alleanza, una Rete Associativa tra il CSL (Coordinamento per lo Sviluppo Locale), la Caritas Diocesana di Aversa e Federconsumatori Napoli, uniti nella tavola rotonda “Città visibili”, con l’obiettivo di combattere la povertà, le diseguaglianze e favorire il benessere sociale nelle aree a Nord di Napoli. Il proposito è quello di provare ad unire le singole risorse, tentando di garantire un significante sostegno, nel proprio territorio di competenza, a quelle persone che vivono in condizioni di disagio.

Da tempo oramai la conurbazione napoletana è considerata la seconda a livello Italia: basti pensare che tra i primi 10 centri più cementificati d’Italia figurano ben 6 comuni dell’area a nord di Napoli. Accomunati da una omogeneità delle criticità come la criminalità, la cui cultura della illegalità è ampiamente diffusa e radicata tra i giovani, la povertà, il degrado e la vivibilità, le singole amministrazioni comunali si trovano a fronteggiare da sole tali complesse e difficili problematiche. Le aree a Nord di Napoli sono caratterizzate infatti da una crescente povertà, con circa la metà dei cittadini in stato di disoccupazione ed un tasso di inoccupazione giovanile tra i più alti d’Europa. Le diseguaglianze inoltre si evidenziano anche nelle difficoltà di accesso ai servizi sanitari che penalizzano la popolazione di livello sociale basso, così come anche nell’istruzione, dove circa il 40% dei giovani rientrano nella categoria NEET – non impegnati in percorsi di istruzione, formazione o lavorativi – e più del 20% non adempie l’obbligo scolastico. In più, la crescita esponenziale delle scuole private e la parallela fuga degli studenti dalle scuole pubbliche sta contribuendo ad allontanare i ragazzi dal riconoscimento del primo e più importante rapporto con lo Stato.

Le difficoltà a carico della popolazione presente nelle aree a Nord di Napoli non possono più essere ignorate ed è per questo che alla Tavola Rotonda “Città visibili”, la rete associativa CSL ha avviato questo percorso di collaborazione tra gli enti firmatari del Protocollo. Lo scopo? Trovare strategie, progetti e canali di finanziamento con cui realizzare le crescenti esigenze del welfare dell’area a Nord di Napoli.  Il percorso è lungo e difficile, in quanto si deve tener conto anche delle infiltrazioni camorristiche e dell’alta instabilità amministrativa, le quali provocano un continuo cambiamento dei referenti delle politiche sociali, acuendo ancor di più la frammentazione degli interventi che finiscono per essere programmati solo per tamponare delle emergenze. Ciò che però ci rende fiduciosi non è solo il riconoscimento dei disagi presenti nelle nostre città, ma anche la volontà di agire realizzando un lavoro di concertazione, integrazione, condivisione di responsabilità e valorizzazione del capitale umano per intervenire concretamente e promuovere quelle politiche di solidarietà territoriale.

di Angela Di Micco

Tratto da Informare n° 184 Agosto 2018

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