Cipro, l’isola contesa

Affresco abside monastero Lysi

Afrodite, dea della Bellezza, dea dell’Amore, pare sia nata a Paphos, dalla spuma del mare che portava marinai e mercanti da Cipro alla Fenicia.

Anche il bell’Adone è nato a Cipro. Già, ma chi si ricorda mai di Cipro la splendida? Ah, certo, se ne ricordò Shakespeare che, a giusta ragione, qui ha ambientato il fosco dramma di Otello che uccise Desdemona per vendicarsi di un tradimento testimoniato, pare, da un fazzoletto. In realtà, fu Cristoforo il Moro, governatore dell’isola, ad uccidere agli inizi del Cinquecento la fedifraga. A testimoniare la memoria del tutto la Torre di Otello a Famagosta al cui ingresso fa mostra di sé il bel Leone veneziano, veneziano come l’architetto Nicolò Foscarini che qui lavorò a lungo al servizio della potente Serenissima. Insomma, Cipro è parte di noi, della nostra storia, pur se nessuno sembra volersi accorgere di lei, del dramma terribile che sta vivendo dal 1974, da quando i Turchi (mamma li turchi!) occuparono la parte nord dell’isola, dando vita ad una fantomatica Repubblica di Cipro Nord non riconosciuta da nessuno stato al mondo, se non dalla Turchia. L’isola è stata sempre multietnica: greci, turchi, arabi, ebrei, cristiani ortodossi, latini, maroniti, musulmani. L’isola è, dunque, ricca di chiese stupende e moschee, patrimonio della cultura di noi tutti. L’UNESCO ha riconosciuto, infatti, le Chiese dipinte di Cipro come patrimonio dell’umanità: nove chiese e un monastero di età bizantina che costellano il magnifico Monte Troodos.

 

Parigi - Louvre, Cavaliere terracotta policroma
Parigi – Louvre, Cavaliere terracotta policroma

 

Ma in quest’isola si sta consumando un crimine contro l’umanità, appunto: gli invasori turchi stanno sistematicamente distruggendo chiese e memorie, in maniera feroce e sprezzante: basti pensare che chiese millenarie sono state “riconvertite” in pizzerie, stalle, depositi di auto, obitori…, il tutto mentre i greco-ciprioti restaurano moschee, com’è giusto che sia giacché la Bellezza in sé è una ricchezza per tutti. L’Europa che fa? Tace. Tace per paura della reazione della Turchia in questo momento storico così delicato. Ma, invece, è necessario che si alzi la voce della civiltà non solo per difendere qualche chiesa, qualche moschea o qualche sinagoga, ma per difendere noi stessi: senza storia, senza Arte, senza Bellezza siamo alberi senza radici. A titolo esemplare ricordo l’avventurosa storia del superbo affresco di Sant’Eufemiano diventato “casus” politico, culturale, giuridico, economico, etico, estetico. Nel 1983 le foto di due affreschi bizantini, barbaramente frantumati in 38 pezzi, attirarono l’attenzione del Presidente della Menil Foundation. La straordinaria qualità degli affreschi fece nascere non pochi sospetti fra gli studiosi che inviarono messaggi per avere ulteriori notizie a ben nove Paesi: Bulgaria, Grecia, Libano, Israele, Cipro, Turchia, Siria, Romania e Jugoslavia. Risposero in tre, ma il solo Governo di Cipro fu in grado di raccontare la drammatica storia del prezioso affresco brutalmente strappato (come tanti altri, purtroppo!) alla millenaria Chiesa ortodossa di Lysi, nell’area di Famagosta, durante l’ultima invasione turca, la terribile “Operazione Attila” (luglio 1974). La Menil Foundation propose allora alle autorità religiose di restaurare a proprie spese lo splendido affresco, ricevendo il pieno consenso della Chiesa Ortodossa Cipriota. I tanti “pezzi” furono portati a Londra nel gennaio del 1984 e qui cominciò il lungo e delicato processo di restauro e ricostruzione dell’affresco che ancora oggi, legittimamente, aspetta di poter tornare “a casa”, a Lysi, Famagosta, Cipro.

di Jolanda Capriglione

Tratto da Informare n° 177 Gennaio 2018

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