cimitero dei feti

Cimitero dei feti in Italia: a che punto siamo?

Cristina Siciliano 23/11/2022
Updated 2022/11/23 at 2:19 PM
5 Minuti per la lettura

Fino a qualche anno fa di ciò che accadeva ai feti abortiti si sapeva pochissimo. Era il 2020 e probabilmente per la prima volta il termine “cimitero dei feti” giungeva sulle pagine delle cronache nazionali e internazionali, per poi sparire di nuovo e tornare in auge in quest’ultimo periodo.

Naturalmente, ci sono ancora dei punti critici da risolvere sulla questione del cimitero dei feti. Ma qualcosa si sta muovendo. A due anni dalla denuncia di Marta Loi, Roma ha modificato il Regolamento di polizia cimiteriale.

Non è sicuramente un punto di arrivo. Lo ha ripetuto infatti chi ha preso parola alla conferenza stampa che Radicali e la campagna Libera di Abortire hanno organizzato con lo slogan “Quello che i feti non dicono, ma noi sì”. Il tutto a seguito dell’approvazione da parte della giunta di Roma della delibera che modifica la norma che aveva reso possibile la creazione del cimitero dei feti.

Cimitero dei feti: la delibera

Una vicenda venuta alla luce due anni fa quando una donna scoprì il proprio nome sulla sepoltura del feto. Dopo la sua denuncia ne sono seguite tante altre.

Oggi la delibera capitolina rappresenta sicuramente un passo avanti ma non del tutto sufficiente a evitare che in futuro gli ospedali della regione possano continuare a decidere del destino dei feti senza informare le donne che hanno abortito.

La delibera è stata accolta con ottimismo ma con la consapevolezza che la strada è ancora lunga e che la decisione ora spetta alla Regione del Lazio. Insomma, ancora nessuno garantisce che negli ospedali siano le donne a stabilire se e come seppellire il feto.

Due opzioni previste il cui punto focale è proprio quello di definire esplicitamente chi abbia il diritto di decidere della sorte del feto. La donna. Non più, come si leggeva in una legge nazionale “i parenti o chi per essi”, ma la donna. Messa finalmente al centro di una scelta che l’ha sempre riguardata direttamente.

Come funziona al momento

In Italia la materia è attualmente governata dall’articolo 7 del regolamento di polizia mortuaria del 1990 che differenzia l’iter a seconda delle settimane di gestazioni alle quali avviene l’aborto.

Dopo le 28 settimane, dispone che i feti vengano registrati all’anagrafe come nati morti e sepolti come qualsiasi persona, mentre dalla 20° alla 28°, stabilisce che le persone coinvolte nel concepimento, entro 24 ore, possano esprimere la volontà di farsene carico o delegare la struttura ospedaliera.  In entrambe le casistiche la sepoltura è obbligatoria, la scelta è solo in merito a chi debba occuparsene.

Molto più ostica è la questione prima delle 20 settimane. Se l’aborto, volontario o spontaneo che sia, avviene entro quei termini, le persone coinvolte avranno tempo fino a 24 ore per presentare una domanda di sepoltura all’azienda sanitaria locale. Ma, se non lo fanno l’ospedale può scegliere in autonomia come disporre del “prodotto” del concepimento. Spesso viene smaltito tra i rifiuti speciali ma la struttura può anche decidere di consegnarlo a associazioni del terzo settore e delegare a loro la pratica.

Dunque, il cimitero dei feti in Italia non è solo consentito dalla legge ma, in alcuni casi è anche obbligatorio. Secondo le ultime stime sarebbero una cinquantina da nord a sud ma con ogni probabilità si tratta di un numero sottostimato.

Il problema maggiore è che si tratta di luoghi dei quali si parla pochissimo e che risultano sconosciuti a tutti, compreso chi abortisce. Questa volontaria omertà, porta spesso alla sepoltura all’insaputa delle donne interessate, che il più delle volte non scoprono mai che possa esistere una testimonianza evidente della loro decisione, intima e privata.

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