Ciao Pino

pinodanieGuardi un artista e pensi “ma questo è un uomo normale, proprio come me”. Poi guardi l’opera d’arte, la riguardi, ancora e ancora e senza riuscire a distogliere lo sguardo, ti dici “Che arte…”.

E’ così che si rimane nell’ ascoltare la musica di Pino Daniele, incantati di fronte alla bellezza di quelle parole che si fondono a melodie, così immediate che subito le nostre emozioni si svegliano. Se pensiamo, ridiamo, rabbrividiamo o piangiamo, non importa, lo spettacolo sta nel sentire la nostra anima esultare e urlare le sensazioni che ogni nota suscita in noi.

Quelle sue poesie, che continueremo sempre a cantare, mai smetteranno di ricordarci la gioia di vivere e soprattutto di amare, amare le nostre passioni, le persone che abbiamo accanto, la nostra Terra, insomma di amare sempre un po’ di più.

Da ieri notte il genio è diventato leggenda, portandosi con sé le lacrime di un intero popolo, che piange l’uomo prima dell’ artista, perchè Pino era proprio il volto, forse l’ultimo, di una Napoli semplice, energica, coraggiosa e ricca di sentimento, e la sua mancanza non fa altro che sublimare ancor di più la sua Musica, che più vivamente ora   appartiene a tutti noi.

Non è forse questa l’immortalità, una voce che riecheggerà per sempre nel nostro cuore, portandoci alla mente ricordi e emozioni di quei precisi momenti della nostra vita, che furono scanditi dalle sue canzoni.

Ad ogni modo, come per Massimo Troisi, la vera tristezza per la scomparsa di Pino non sta tanto nel ricordare quanto di meraviglioso ha fatto, ma nel rimpianto di tutto ciò che il suo genio avrebbe potuto ancora donarci.

Ora già me lo immagino, con la sua chitarra, seduto su una nuvola, a cantare a tutto il Paradiso l’ultimo pezzo che certamente già avrà scritto sulla sua morte, anzi sulla sua grandiosa vita.

Grazie Pino. A presto.

Fulvio Mele

About fulvio mele

Fulvio Mele: Ventenne Giornalista Pubblicista da Marzo 2016 e Vicedirettore di Informare da Giugno dello stesso anno.
Diplomatosi al Liceo Scientifico R. Caccioppoli di Napoli.
Laureando in Sociologia (scienze sociali) presso la Facoltà della Federico II.
Entra nell’associazione “Officina Volturno” nell’agosto 2013.
Esordisce come giornalista nel mensile di ottobre 2013, scrivendo una rubrica sui libri, “Leggi che ti passa”.

“Credo che per essere giornalista bisogna essere curioso e andare oltre le cose; credo che la notizia non si crea ma la si racconta entrandoci dentro, aprendola dall’interno; credo che un vero giornalista scrive di emozioni e di storie, soprattutto dà voce a chi voce non ne ha ; credo che essere giornalista sia uno stile di vita”