Talvolta città diverse si succedono sopra lo stesso suolo e sotto lo stesso nome, nascono e muoiono senza essersi conosciute, incomunicabili tra loro.

-Italo Calvino, “Le città invisibili”

Tre anni fa sono iniziati i lavori di ripristino della Chiesa della Misericordiella, nel rione Sanità. Un’opera caduta nell’oblio per cinquant’anni e abbandonata in uno stato di semi-discarica.

Proprio così: un monumento del 500′ in balia dell’inciviltà, del quale in troppi se ne sono appropriati in maniera barbara (da “bárbaros“: straniero), come se si trattasse di un oggetto estraneo. Quel luogo, invece, è parte del DNA culturale di un quartiere storico del napoletano. A Christian Leperino, artista napoletano, l’arduo compito di riportare l’affascinante chiesa in vita. La Misericordiella gli è stata affidata dalla Curia di Napoli grazie all’assegnazione di un bando.

Di solito, quando si parla di un progetto del genere, si pensa subito a un investimento economico. Per te su cosa è stato importante investire?

«Dall’inizio è stato fondamentale considerare se la Misericordiella potesse diventare un trampolino di partenza per rilanciare un particolare quartiere di Napoli che, purtroppo, viene esaltato dalle cronache nere dei media. La mia idea è stata molto semplice, ma non facile. Ho costruito un piccolo team di esperti e volontari (sia locali che non). Il primo periodo è stato dedicato al graduale smaltimento dei rifiuti. Noi di SMMAVE (Centro per l’Arte Contemporanea, l’Associazione di cui fa parte Christian e che oggi è ubicata all’interno del complesso, ndr) già dalle prime fasi abbiamo cercato di coinvolgere il tessuto sociale del territorio e, soprattutto, le scuole per sensibilizzare i bambini alla cura del luogo, che rappresenta parte della loro storia».

Che tipo di feedback hai avuto?

«Inizialmente ci sono stati due grossi filoni di risposte: da un lato un gruppo di persone che, in qualche modo, erano quasi infastidite dalla riapertura della Chiesa. Del resto, si tratta del primo sito culturale che, venendo da via Duomo, porta al ventre della Sanità: maggiori flussi di gente significavano più attenzione al quartiere, facendo emergere quindi anche le sue criticità. Siamo stati bravi in questi pochi anni a collaborare con altre associazioni, a cui abbiamo chiesto di fare rete, e a stringere salde sinergie con il MANN (Museo Archeologico Nazionale di Napoli). Oggi siamo suoi partner insieme ad altre eccellenze del territorio, come le Catacombe, la Necropoli Ellenistica, l’Acquedotto augusteo, la Galleria Borbonica ecc., che operano nel recupero dei siti archeologici».

Cosa rappresenta oggi la Misericordiella?

«È nostra una forte vocazione di condivisione dei saperi e della cultura. Chiediamo spesso ai docenti universitari di collaborare con noi, affinché team di ragazzi possano fare attività di ricerca in sito, anziché nelle aule universitarie. Questo ci rende orgogliosi perché apportiamo alla storia millenaria del quartiere della linfa vitale, attraverso ciò che è più bello fare: portare giovani che si stanno formando e fargli respirare le meraviglie del territorio. I risultati sono sempre molto soddisfacenti».

Christian è originario di Ponticelli, nella periferia di Napoli. Oltre al grande lavoro che fa per la sua città e per il quartiere che lo ha “adottato”, espone in tutto il mondo: da Mosca a Tokyo, da Rio de Janeiro al Museo Madre di Napoli.

Qui è presente la sua opera “The Other Myself”L’altro me stesso è l’altro che mi sta di fronte, ma che comunque sono io». Ci spiega che si tratta di calchi dei volti di alcuni migranti, con le cui vite Christian è entrato in contatto nel 2014. «L’opera nasce a mia esigenza di raccontare le loro storie, coinvolgendoli in prima persona. Hanno condiviso con me i loro vissuti e abbiamo cercato di concretizzarli attraverso ciò che rappresenta la massima espressione di una persona: il volto. Su di esso, attraverso i segni, le rughe, i pori, sono scritti i drammi e le speranze di ognuno di noi».

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Con Christian Leperino al Museo Madre di Napoli

“The other myself” fa parte della collezione permanente del Madre ed è diventata un’opera simbolo dell’integrazione e delle culture. Concetti che si sposano con l’idea del viaggio, che è alla base dell’esperienza Erasmus.

«Un gruppo di insegnanti del Liceo “De Carlo” di Giugliano ha coinvolto me e altri istituti in Europa in un workshop: la condivisione, questa volta, diventa un trampolino di lancio per un nuovo modo di intendere l’Europa. Non dimentichiamo che la storia umana è una storia di migrazioni».

Eppure, Christian non è mai emigrato dalla sua Napoli.
Qui tutti gli rivolgono il saluto e un “tutto apposto?”. È un vero punto di riferimento. «Napoli è una città nelle città. Mi vengono in mente le “Città Invisibili” di Calvino: in ogni città che viene trattata nel romanzo ritrovo sempre qualcosa di Napoli. Penso a una Napoli stratificata: appena si va un metro sotto, un quartiere sotto, si scoprono nuovi secoli».

 

di Alessia Giocondo
Foto di Francesco Cimmino

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°192 – APRILE 2019

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