informareonline-Siti
Pubblicità
Montepertuso, Positano. Il clima mite e la natura splendida della costiera amalfitana fanno da sfondo al festival letterario “Positano racconta”, promosso dalla fondazione De Sanctis, a cura di N. Lagioia. Il festival, alla sua prima edizione dal titolo “Il mondo che verrà” si è tenuto nei giorni fra il 15 e il 20 giugno e ha visto muoversi sulla scena esponenti fra i più importanti del panorama letterario italiano e internazionale. L’anima dell’evento si esprime in queste parole: “Ripartire da uno dei luoghi più belli del mondo dove alcune delle scrittrici e degli scrittori si incontrano, discutono, mettono a confronto idee, immaginano insieme il mondo che verrà”.
Un movente coraggioso che nasce dalla marmorea volontà di lasciarsi alle spalle un passato, dai tratti quasi irreali, responsabile di una spinta accelerativa nel processo di distruzione della socialità umana, e dall’altrettanto forte e inamovibile speranza, che mai abbandona l’uomo, di riprogettare un futuro più luminoso del passato ma anche del presente. “La realtà, tuttavia, non è solo quella che ti sorprende alle spalle ma anche ciò che desideri, e racconti, ed è anche attraverso il racconto che il desiderio prende forma.
Far venire a Positano alcune delle più belle menti che popolano il nostro presente è il modo migliore, insomma, per disegnare un futuro in cui valga la pena abitare”, ci ricorda Lagioia.
Bella e ideale anche l’immagine di copertina che pubblicizza l’evento: una torre di carta, le cui pareti/fogli, sospinti dal vento che muove in direzione del futuro, si perdono nella linea lontana dell’orizzonte. Insomma, bella la raffigurazione dell’idea di proiezione in avanti dell’essere.
Ravvivato nella speranza, grazie ad un’iniziativa culturale di questo tipo, non ho esitato un attimo, per occupare un posto a sedere in vista dell’ultimo incontro del 20 giugno, con ospite il celebre critico e scrittore Walter Siti.

Ora, un brevissimo accenno al motivo del mio entusiasmo per la presenza di Siti a Positano.
Lo scrittore di Modena è autore di un libro dal titolo “Bruciare tutto”, Rizzoli 2017, in cui tratta del tema “scandaloso” della pedofilia. Il protagonista Don Leo è un prete pedofilo, ossessionato dal sesso ogni volta che gli capita di vedere un bambino.

L’ammirazione per Siti sta tutta qui: egli non racconta una qualsiasi storia, ma utilizza la narrativa come strumento artistico utile ad offrire all’immaginazione e alla riflessione umana una tematica sconcertante e scandalosa, su cui diventa possibile però ragionare.
Cosa è la letteratura se non quel mondo anarchico in cui tutto è possibile, in cui tutto è in potenza? Cos’è se non uno strumento capace di mettere a nudo l’essere? L’esistenza della letteratura è eternamente garantita come possibilità di rappresentare e visualizzare una realtà altra rispetto alla nostra realtà su cui poter ragionare e riflettere?

La seconda, ma non ultima ragione del mio entusiasmo sta nel fatto che W.Siti è fra i più grandi studiosi in Italia di P.P. Pasolini, autore che considero per la mia formazione di studente di lettere, un auctor.

Pubblicità

Dopo due ore di viaggio, partito da Caserta, giungo sul luogo dell’evento alle ore 19, con ben 1:30 h di anticipo. Mi assicuro di essere giunto nel posto esatto domandando a qualche anziano del luogo. Le risposte sono affermative: mi trovo a Montepertuso e stasera sarà presente in piazza “nu scrittor famos”.

Il tempo avanza, così posso dedicarmi a qualche ricerca da condurre sul posto per conoscere meglio la storia della località che mi sta ospitando. Montepertuso pare debba il suo nome ad una cavità nella roccia, originata dalla mano di un’entità divina. Il testo della leggenda di questo luogo è affisso sulla facciata della chiesa.

Montepertuso fu popolato da navigatori giunti dall’oriente nel VI sec d.C., i quali si trovarono a dimorare in un luogo sede del Male, che affrontarono e sconfissero solo attraverso l’invocazione e l’intervento della lucente potenza divina. In seguito alla lotta manichea, le comunità presenti riuscirono a vivere in pace sotto la protezione di Dio.

Alzo gli occhi verso i monti: a guardare questa natura sublime non è difficile immaginare le notti furiose in cui mare e cielo erano in lotta fra loro e la notte fatidica in cui la spada di Michele riuscì a trapassare la gola del serpente. Questa lotta eterna fra male e bene resiste nella essenza sublime del paesaggio dove splendore e terrore si fondono nella natura della costiera. Ma intanto il tempo è trascorso fra queste considerazioni e io ho necessità di trovare Siti per le mie domande.

Da lontano lo vedo, mi presento e gli chiedo la possibilità di intervistarlo. Lui accetta.
Vorrei mi commentasse un’affermazione di Jacques Derrida, ovvero una rivoluzione politica senza una rivoluzione poetica del politico è semplicemente un passaggio di potere, una trasmissione di sovranità.

«Mi sembra un’affermazione molto ottimista. Io ho l’impressione che la rivoluzione in Occidente, in questo momento, semplicemente sia impossibile perché dovrebbe essere una rivoluzione davvero sconvolgente, capace di rovesciare il meccanismo economico. Ma non mi sembra che ci siano gli elementi adatti. Questa visione che la rivoluzione poetica può in qualche misura preparare l’altra rivoluzione, credo che sia un percorso molto lungo e che non porti realmente ad un’altra rivoluzione sostanziale. Forse tra molti e molti anni ad un riequilibrio dei rapporti fra uomo e donna. Questa è sicuramente una rivoluzione in atto e una rivoluzione che riesco a vedere all’orizzonte ma non certamente quella economica.

Credo che la tendenza nasca nell’89 con la caduta del muro di Berlino, ovvero con la fine dei due Blocchi contrapposti. Se prima vi era l’impressione di stare da una parte giusta rispetto a una parte sbagliata, che era appunto il mondo autoritario del comunismo sovietico, successivamente con gli episodi del terrorismo e con le crisi economiche, con l’enorme ingigantirsi del potere cinese, mi sembra che non ci sia più la possibilità di avere delle regole e delle leggi di sviluppo della storia che possano contribuire a spiegarla: quella che una volta si chiamava filosofia della storia.

Quindi in assenza di possibilità di decifrazione della storia, c’è come l’idea che tutti siamo diventati un po’ fragili. Che il mondo, soprattutto quello occidentale, sia fatto da persone che devono essere protette. Si pone molto l’accento sui perseguitati sugli oppressi sulle persone che in qualche misura sono escluse, come se proteggere quelle significasse appunto invertire il percorso del potere».

In una società consumistica che valore ha il libro letterario?

«Il valore di merce. Già Sanguineti parlava dell’avanguardia come arte da museo, pensando che l’aspetto ormai della letteratura fosse quello commerciale. Questo è vero, succede ormai da tanto tempo. Il che non esclude che esistano poi dei libri che non partecipano a questo meccanismo di consumo. È ormai il momento di lasciar andare Siti. Il tempo è volato e l’evento in programma dovrebbe cominciare a brevissimo. Ma qualcosa va storto. Le ore 20:30 sono ormai giunte, ma la piazza non è ancora stata allestita. Dello staff organizzativo neppure l’ombra. Non tocca che aspettare. Nell’indifferenza generale il tempo trascorre veloce senza dare risposte. Alla fine, qualcuno si fa vivo… si scusa per il ritardo e si comincia con un posticipo di un’ora all’incirca. La presentazione del libro procede spedita fra l’ascolto (?) degli astanti e le urla di tifosi da serata europea. Mi guardo intorno e non vedo che desolazione e vuoto nei partecipanti, riflessa dalla luce dei loro smartphone. Ascolto Siti dal palco che dice “Mi dispiace dirlo ma credo che la letteratura sia un fatto elitario, non è per tutti”. Amareggiato penso che le pareti/fogli di quella torre possano essersi persi in acqua senza arrivare all’altra riva. Questa indifferenza generale mi sconvolge… Chissà come sarà il mondo che verrà».

di Nicola Iannotta

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE 

N° 219 – LUGLIO 2021

Print Friendly, PDF & Email
Pubblicità