“China Prosit”: i pro e contro nel fare affari con la Cina

I rapporti tra il tessuto commerciale della Campania e la preponderanza dei prodotti cinesi sono diventati sempre più fitti e dinamici. Questo è stato il tema affrontato lo scorso venerdì 29 novembre in Casina Pompeiana alla conferenza “Napoli e il Mezzogiorno sulle rotte della nuova via della seta” da cui hanno tratto spunto una serie di riflessioni intorno al libro “China prosit”, di Mario Volpe, presentato durante l’incontro. Moderatore dell’evento è stato Salvatore Principe di “Diogene Edizioni” con la partecipazione del doganalista Vincenzo Fumo, di Marco Molino de “Il Sole 24 ore” e di Jun Quin, Presidente dell’Associazione Culturale “Ciao Cina”.

L’importazione di prodotti cinesi in Italia ha raggiunto, oramai, livelli massicci ed esponenziali. Quali sono i pro e i contro di questo fenomeno? Fumo ha così illustrato le possibili spiegazioni: «Il mercato cinese ci fornisce grandi opportunità ma va preso con le pinze. Molti commercianti cinesi circa venti/trent’anni fa avevano inquinato il nostro sistema logistico ed economico e distrutto la micro economia campana. Ciò che più ci preoccupa è che sono traslucidi nel fare affari, nel senso che non sono trasparenti e spesso non fanno scontrini e fatture».

Per Fumo, dunque, fare affari con i cinesi è un’arma a doppio taglio e per non costituire un pericolo per l’economia campana – come già è successo i decenni scorsi – è necessario che questi non evadano le tasse. Il doganalista è una figura che si interpone tra l’importatore, l’esportatore e l’Agenzia delle Entrate; pertanto Fumo e la sua società a conduzione familiare attiva da oltre trent’anni sanno bene che la manopodera cinese a basso costo conviene e il Mezzogiorno può trarre grandi vantaggi da questa. «Il popolo associa il prodotto cinese alla bassa qualità – ha proseguito Fumo – ma i cinesi sono in grado di produrre di tutto, da oggetti di scarsissima qualità a prodotti di elevata manifattura, come articoli di fissaggio che hanno il certificato dell’Università Federico II di Napoli».

Le mire espansionistiche della Cina

I cinesi – come ha fatto notare sempre Fumo – sono ‘esplosivi’ nel senso che si espandono dovunque e sono molto abili e duttili ad infiltrarsi in altre economie. Le popolazioni del Sud Est Asiatico, invece, restano ancorati alle loro terre; non avvertono la necessità di estendersi in altri territori. E questo aspetto è illustrato brillantemente da Mario Vitale nel suo libro, in cui si legge: «La nuova via della seta è un concetto, un nuovo modo di fare rapporti commerciali (…) ed auspica, attraverso l’integrazione culturale, di abitare».

Le parole di Jun Qin

Sui tratti culturali della Cina è intervenuto Jun Qin che ha evidenziato come Confucio, funzionario dell’Imperatore, costituisca un pilastro di riferimento per la popolazione cinese. «Ciao Cina è un’associazione no-profit – ha chiosato Qin – ed io non mi occupo di economia. Confucio è un esempio di vita per noi cinesi, un po’ come lo è Gesù per i cristiani». Qin ha poi sottolineato che i cinesi hanno uno spirito di devozione nei confronti dell’autorità e rispettano le gerarchie; chi è di grado inferiore rispetta chi lo è di superiore; come l’alunno rispetta il maestro; la moglie il marito e i figli i genitori». Questo vale anche nei rapporti commerciali, anche se il discorso diviene più articolato dal momento che per secoli la Cina è stato un Paese molto povero ma, nel contempo, molto esteso e denso. Qin, dunque, crede che ci siano grandi potenzialità di collaborazione tra Cina e Italia.

Il giornalista Molino ha sottolineato, invece, il senso di paura che permea l’Italia intera nei confronti della Cina: «Vogliamo fare affari con la Cina ma temiamo di essere invasi. Da operatore di comunicazione invito a saper leggere tra le righe». Un riferimento storico menzionato da Molino è stato il Memorandum fra il porto di Trieste e CCCC, il colosso cinese presente anche a Genova. Con l’apertura di attività cinesi a Trieste, saranno favoriti in Cina dei prodotti italiani. Anche per Molino, dunque, non si può negare la realtà. «Il 67% del porto del Pireo – sempre Molino – appartiene alla COSCO» e anche nel porto di Napoli la situazione è analoga; i container della MSC sono solo secondi a quelli della cinese COSCO.
«Non dobbiamo avere un atteggiamento di sudditanza – ha asserito lo scrittore Mario Volpe – bisogna capire la cultura cinese».

L’esperienza di Mario Volpe

Dai suoi numerosi viaggi condotti in Cina, Volpe ha tratto diversi spunti ed informazioni per la stesura del suo libro. Ciò che in modo particolare è emerso dalle sue approfondite considerazioni è che i cinesi sono una popolazione dedita in modo certosino a lavoro; inoltre, per lo scrittore l’Italia sta assistendo a una trasformazione a cui non era abituata. L’esempio posto da Volpe sull’America di Trump è calzante, in quanto anche gli USA si sono resi conto che la Cina è una potenza mondiale, oltre che militare. Daltro canto, l’Italia è più lenta nel rendersi conto di questo. «La Cina ha dimostrato coi fatti – ha concluso Volpe – ciò che noi in Italia abbiamo solo teorizzato. Io sono un convinto sostenitore dell’UE perché solo con il sostegno dell’Europa possiamo confrontarci con l’imponente Cina. L’Italia – da un punto vista geografico – è equiparabile a una singola provincia cinese».

di Sara Ramondino

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