Glauco Iermano, della Cooperativa Dedalus di Napoli, è tra i dieci vincitori del premio internazionale Child 10, per essersi distinto nel supporto ai minori stranieri. Un riconoscimento, seppur simbolico, molto significativo. Non solo perché attribuito per la prima volta ad un operatore italiano. Ma perché tenta di sensibilizzare il mondo su certe tematiche che vanno in contrapposizione alle tendenze mondiali di intolleranza, razzismo e xenofobia.

Cos’è Child 10

Child 10 è un’organizzazione svedese istituita nel 2014 per proteggere i bambini vulnerabili e sfruttati e per combattere il rischio di traffico di minori. Ogni anno, sul modello del Nobel, raccoglie e premia dieci persone da tutto il mondo che si sono distinte nella loro lotta quotidiana a sostegno dei diritti dei minori. I vincitori hanno l’occasione di incontrarsi e condividere le loro esperienze in un vertice esclusivo in Svezia. Ma il vertice è solo un punto di partenza per il lavoro congiunto che il gruppo Child potrà intraprendere durante tutto l’anno, sviluppando soluzioni innovative per migliorare il mondo. Grazie anche a un supporto finanziario di circa 10.000 USD riconosciuto a ciascun vincitore per sviluppare e creare sostenibilità nella loro organizzazione.

“Bambini nelle mani d’Europa”

Il tema scelto per il 2020 è stato “Bambini nelle mani d’Europa” ed ha focalizzato l’attenzione su traffico dei minori, sfruttamento sessuale e abusi sulle rotte dei migranti verso l’Europa.

A partire dal 2012, ma soprattutto dal 2015, gli stati europei hanno edificato muri e barriere lungo i loro confini, sia fisici che ideali. Questo, insieme al deterioramento dei sistemi di accoglienza di migranti e rifugiati, ha creato una situazione estremamente vulnerabile per i bambini, costretti a trovare altre vie, spesso più pericolose, verso l’Europa. Infatti, sempre più bambini, soprattutto se non accompagnati e non registrati, sono stati o rischiano di essere vittime non rintracciabili della tratta e dello sfruttamento. Costretti all’accattonaggio, al lavoro forzato, ad attività criminali o alla prostituzione.

Quindi, risposta immediata dei paesi di transito è di fondamentale importanza per tenere traccia dei minori e prevenire lo sfruttamento. Ma laddove i sistemi ufficiali di protezione dei minori non funzionano (almeno non abbastanza), organizzazioni non governative e network locali rappresentano l’unica ancora di salvezza.

In Italia, la legge Zampa 47/2017 ha introdotto misure specifiche per i minori stranieri che arrivano nel Paese senza genitori o figure adulte di riferimento, tutelandoli con un sistema di protezione e di inclusione uniforme. Tuttavia l’incremento della presenza dei minori non accompagnati, insieme al bilancio in rosso di molti Comuni, ha reso difficile la sua applicazione, mettendo in difficoltà la capacità di accoglienza dei territori.

Chi è Glauco, orgoglio degli operatori italiani

Tra i 10 “eccezionali sostenitori dei diritti dei minori” figura per la prima volta un operatore italiano. Si tratta di Glauco Iermano, da 12 anni coordinatore dell’area minori non accompagnati della Dedalus di Napoli, che ha come epicentro il Centro diurno Nanà; ma è nel sociale da circa 20 anni. Sotto la sua guida, bambini e ragazzi sono guidati attraverso un percorso di legalità e inclusione, proteggendoli dal rischio di essere trafficati o sfruttati.

« Negli ultimi anni ho partecipato a diverse conferenze, incontri e progetti in ambito europeo dove ho portato la voce dei destinatari, ovvero di quei giovani che nonostante tutte le difficoltà sono riusciti ad inserirsi. È un risultato a cui tengo molto e che voglio mostrare » – ci racconta Glauco – « la segnalazione infatti, credo sia arrivata proprio da Malta o da Bruxelles. Dopo la richiesta di alcune info e una videoconferenza Skype, i giudici sono arrivati a sorpresa al Centro Nanà dove hanno potuto vedere con i loro occhi il lavoro quotidiano mio e degli altri operatori ».

informareonline-CentroNanà

Glauco sottolinea a più riprese come il premio ricevuto non vada inteso come un riconoscimento assegnato a un singolo e in quanto tale, fine a se stesso.

« Non mi è mai interessato dei premi, ma mi farebbe piacere che questo sia un riconoscimento al nostro lavoro. Al lavoro di tutti gli operatori sociali e dei volontari.

Perché alla fine, l’obiettivo comune è creare una società dell’accoglienza, in cui lo straniero è percepito come una risorsa e non come una minaccia. Solo in questo modo è possibile costruire cose positive, mentre le politiche dell’odio e della speculazione rischiano di rovinare il futuro. » – conclude – « Questo premio deve essere quindi un’opportunità per “comunicare il sociale”, ampliare progetti e realizzare cose future».

Comunicare il sociale, inteso come rendere visibili e trasparenti gli obiettivi, le attività e i risultati degli enti rivolti al sociale, è fondamentale in un periodo in cui l’attenzione a certe tematiche rischia di essere accantonata. In un periodo in cui, nell’opinione pubblica prevale l’ostilità diffusa nei confronti di operatori sociali e organizzazioni non governative, a causa di una propaganda politica basata sulle fake news.

di Giorgia Scognamiglio

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