Just Stop Oil

Chi c’è dietro Just Stop Oil?

Ciro Giso 04/11/2022
Updated 2022/11/04 at 10:23 AM
5 Minuti per la lettura

Hanno agitato l’opinione pubblica degli ultimi giorni con l’attacco ai girasoli di Van Gogh a Londra e contro la ragazza con l’orecchino di perla di Varmeer all’Aia. È da anni, però, che la questione ambientale è sotto gli occhi di tutti. Allora perché vediamo solo ora azioni simili, e chi c’è dietro?

Just stop Oil: chi sono

L’organizzazione responsabile dell’attacco con una zuppa di pomodoro ai girasoli di Van Gogh – protetti da un vetro protettivo – fa parte di un network di collettivi, l’#A22, che in Europa e nel mondo punta a compiere “azioni di disobbedienza civile nonviolenta per chiedere azioni urgenti e concrete contro il collasso ecoclimatico“. Così spiega il sito di Ultima Generazione, il corrispondente italiano di questo network sostenuto, criticamente o meno, anche da altri gruppi ambientalisti che non ne fanno direttamente parte.

Chi sostiene economicamente queste azioni? Dipende. Ultima Generazione afferma sul proprio sito di dipendere dal CEF – Climate Emergency Fund, un’organizzazione sovranazionale che sostiene e ripartisce i fondi economici. Molto, per il CEF ed Ultima Generazione, dipende anche dalle singole donazioni.

Il CEF è nato nel 2019 e da allora – sempre stando ai loro canali social – ha fondato 91 organizzazioni ambientaliste in vari stati formando più di 20mila attivisti per il clima.

Oltre ai dati che sono belli da conoscere, però, c’è altro. Il The Guardian, tre anni fa, ha raccontato bene l’origine di questo fondo internazionale ispirato alle azioni dei Fridays For Future di Greta Thunberg. Tutto è nato da tre imprenditori che fanno parte delle famiglie più ricche del mondo: Trevor Neilson, Rory Kennedy e Aileen Getty. Per quest’ultimo, va sottolineato, molta della ricchezza della sua famiglia proviene proprio dagli investimenti nel settore petrolifero. Sicuramente un’ipocrisia che, però, non può e non deve minare le buone intenzioni di tantissimi attivisti che credono in un futuro diverso da quello pieno di catastrofi a cui dovremo abituarci. Attenzione, però: anche le energie rinnovabili portano profitto e bisogna evitare che ci sia chi se ne approfitta, appunto. E proprio per questo, oltre ad una conversione energetica, sarebbe necessario ripensare totalmente ai nostri modi di fare economia e società.

Perché attaccare l’arte?

È un gesto per nulla scontato, sicuramente estremo ma che, per gli attivisti, ha un significato ben preciso. Ascoltateci. I ragazzi e le ragazze che attaccano le opere, infatti, si attaccano ai muri o alle basi delle opere e spiegano perché è necessario cambiare i modi di produzione di energia. Spesso, queste voci non passano per i media tradizionali e si lascia spazio solamente alla polemica attorno al gesto critico. Insomma, guardiamo tutti il dito e non la luna – il cambiamento climatico che pende su di noi come una ghigliottina.

In un’intervista a Euronews Alex De Koning, portavoce di Just Stop Oil, ha spiegato che «l’arte ha un grande potere mediatico, mentre gli stessi artisti nel passato erano radicali ed emancipati su temi fondamentali per l’umanità. Tuttavia, nessuno se ne ricorda. Troppe persone sono rimaste scandalizzate dal gesto contro il quadro di Van Gogh – ha spiegato – ma troppo poche hanno avuto un pensiero per le 33 milioni di persone in Pakistan travolte dalle inondazioni. Il quadro di van gogh era protetto da un vetro, in Pakistan tante persone hanno perso le proprie case e la propria vita. Eppure, conta di più una zuppa contro un pezzo di vetro».

La condanna di un’azione violenta da parte dell’opinione pubblica è anche sintomo di un certo potere – Gramsci lo sapeva bene quando parlava di egemonia – che preferisce che una discussione sia polarizzata su un’argomento a favore di un altro. Informare, come testata indipendente, parla da più di vent’anni dei problemi ambientali che affliggono il nostro territorio. E perciò possiamo ben permetterci di discutere di temi a noi cari. Problemi che però sono ancora trascurati nella discussione pubblica, e meritano di essere affrontati. Non c’è più tempo: è questo quello che in molti oggi urlano nelle strade, ed è un grido che non possiamo lasciare inascoltato.

Condividi questo Articolo
Lascia un Commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *