Cherea e Calliroe, gli albori del romanzo

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Quali sono le storie che ci appassionano? Quante volte gioiamo e soffriamo insieme ai personaggi che tanto amiamo? Perché, continuamente, ci rechiamo in libreria desiderosi di trovare una nuova storia, un nuovo libro, un romanzo che ci permei della sua bellezza e ci proietti nella stessa avventura vissuta dai suoi protagonisti?
Noi viviamo di storie e di romanzi! Ma ci siamo mai chiesti dove e come nasca questo genere letterario?
Ebbene, esso aveva una sua vitalità, seppur infantile, già nell’antico mondo greco e romano. La cultura classica, però, non riconosceva nel suo sistema letterario il genere “moderno” del romanzo e soleva utilizzare parole come “fabula”, “historia” per riferirsi alle opere di narrativa destinate alla voluptas delle orecchie degli ascoltatori, prive di un fine parenetico.
Fra queste storie, i critici moderni chiamano “romanzi” un gruppo ristretto di opere che cadono sotto due tipologie molto differenti. Utilizzando la classificazione data da Bachtin in “Estetica e romanzo”, chiamiamo “romanzo d’avventura e di costume” il gruppo comprendente i romanzi latini di Petronio e Apuleio, e “romanzo d’avventura e di prove” il gruppo comprendente le opere dei romanzieri greci.

A questo secondo gruppo appartiene “Il romanzo di Cherea e Calliroe” di Caritone di Afrodisia. Sotto il sole caldo e splendente che illumina la Sicilia; fra le strade della città che il mare di Siracusa abbraccia e rinfresca, Caritone ci racconta un’esemplare storia d’amore fra due giovani, Cherea e Calliroe.
Entrambi i giovani sono nati sotto la protezione di Afrodite, e dunque primeggiano per bellezza fra gli altri cittadini, e il loro incontro è voluto dalla stessa dea, che è infatti madre di Eros. L’autore insiste molto sulla bellezza dei due, ma soprattutto su quella di Calliroe. Una bellezza più che umana, divina “Calliroe, la più felice perfezione della natura”. La sua bellezza è tale che il linguaggio umano non ha termini sufficienti per esprimerla e Caritone cerca di raggiungerla provando a trascendere il campo semantico della “perfezione”.

Vari sono i pretendenti che aspirano alla sua mano, ma, per volere di Afrodite, esplode l’amore a prima vista con Cherea, in un angolo di strada durante la festa in onore della dea. Le nozze sono immediate.
Una notte, mentre Cherea è assente, i pretendenti delusi organizzano una finta situazione di adulterio, rendendosi così autori di un inganno. Esplode così la gelosia che porterà alla separazione degli amati e all’inizio delle vicende avventurose nel romanzo. La bellezza di Calliroe da dono divino si trasforma in condanna, una croce che Calliroe è costretta a portare e a causa della quale deve difendersi, nel corso delle sue peripezie, dai vari personaggi prevaricatori che tentano di insidiare il suo più grande valore, la lealtà al marito, fino a quando potrà, sciolto ogni inganno, ricongiungersi col suo amato.

Il punto di partenza di movimento dell’intreccio è il primo incontro dei protagonisti e lo scoppio della reciproca passione; il punto che chiude il movimento dell’intreccio è la loro felice riunione. Tra questi due punti svolge l’azione del romanzo. Il loro amore e la loro fedeltà restano immutati nel corso di tutte le vicende. Causa di ogni sventura, che ritarda l’agognato ricongiungimento è Afrodite stessa che, attraverso Tyche, impone ai protagonisti nuove prove per saggiare la forza del loro amore.

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Nel suo romanzo Caritone si afferma come grande scrittore, attento nella scelta precisa delle parole e abile nel comporre scene e quadri capaci di rivaleggiare con l’arte figurativa. Bellissima è la scena dove Dionisio vede per la prima volta Calliroe, nel tempio di Afrodite, eretta quasi fosse la stessa statua della dea, e all’epifania segue l’innamoramento.
Una lettura, quella del romanzo di Cherea e Calliroe esteticamente piacevole e importante per comprendere le forme del genere romanzesco ai suoi albori.

di Nicola Iannotta

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