Salsiccia e patatine fritte durante le chemioterapie: paziente denuncia i pasti offerti dall’ospedale

Mina Iazzetta alimentazione durante le chemioterapie

Panino con salsiccia e patatine fritte, oppure con costoletta di maiale, arista e mozzarella. Non siamo in un pub ma nell’Ospedale Pascale di Napoli, precisamente nei reparti dove viene somministrata la chemioterapia ai malati oncologici. Merendine, succhi di frutta industriali e panini composti da farina raffinata e farciti di carne e latticini: tutti prodotti offerti dall’Ospedale che, Mina Iazzetta, paziente oncologica e giornalista di Informare, ha mangiato durante i primi due cicli di chemio. Successivamente, Mina ha preferito evitare questi pasti ricchi di zuccheri, denunciando il tutto in un post dettagliato pubblicato sul suo profilo Facebook.

«Le cellule tumorali si nutrono di zuccheri – esordisce – è un dato ben noto alla comunità scientifica al punto che, ai pazienti che devono sottoporsi alla PET viene iniettato glucosio radioattivo per cercare di trovare se e dove sono posizionate le cellule tumorali che, essendo “affamate” di zuccheri, in tal modo, si rendono visibili. Un dato che non sempre è noto ai malati oncologici ai quali, nei reparti dove viene somministrata la chemioterapia, vengono comunque dati in pasto merendine, succhi di frutta industriali e panini composti da farina raffinata e farciti di carne e latticini». La domanda le sorge spontanea: «si consente ai malati di nutrire direttamente i tumori con il cibo che la stessa struttura ospedaliera ci fornisce? Perchè a tutto ciò sono dovuta arrivarci da sola? Se volete guarire davvero e non essere clienti affezionati della Sanità, vi consiglio di svegliarvi e prendere in mano le redini della vostra salute in modo consapevole!».

di Fabio Corsaro

 

About Fabio Corsaro

Ho 22 anni e da quasi 3 primavere sono giornalista pubblicista. Dirigo la splendida redazione di Informare, di cui faccio parte dai miei teneri 16 anni. Sono laureato presso l’Università di Salerno in Scienze della Comunicazione e, in virtù della specialistica, mi appresto a fare esperienze internazionali (non ricordatelo a mia mamma). Per il resto avanti con un detto che non muore mai… Per aspera ad astra!