Centro “la tenda”: un riparo contro il disagio sociale nel Rione Sanità

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«La Tenda non era soltanto un elemento di difesa dalle intemperie e dai pericoli della notte, ma soprattutto un momento di incontro, di partecipazione, di condivisione della comunità per fare il punto sulla situazione, verificare i propri limiti e le proprie capacità, per dosare le forze contro i disagi del viaggio. Da questi momenti d’incontro scaturiva una speranza per il domani incerto. Proprio questo vuole essere il Centro: una Tenda dove l’uomo possa fermarsi per ritrovare sé stesso in un momento confuso della propria vita».

È il 1981 quando un giovane sacerdote – Don Antonio Vitiello – dopo aver lavorato al CEIS (Centro Italiano di Solidarietà) di don Mario Picchi a Roma, ritorna a Napoli e inizia l’avventura de La Tenda.
Quasi 40 anni di azione sul territorio, con sede operativa al civico 95 del Rione Sanità di Napoli, nella struttura che precedentemente ospitava l’Ospedale San Camillo. Quasi 40 anni di aiuto concreto a chi ha smarrito la strada, a chi ha bisogno di ritrovare sé stesso.
Abbiamo incontrato uno dei responsabili della struttura, Nicola Romano, psicologo e psicoterapeuta che ha sposato la causa poco dopo la nascita del Centro.

«Nasciamo con un programma mirato per la tossicodipendenza, ma più ampiamente per sostenere e curare qualsiasi tipo di piaga, con l’ottica non solo di aiutare i portatori di disagio, qualunque esso sia, ma di far in modo che essi stessi diventino promotori di salute».

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Un’Associazione che negli anni si è adattata al territorio, che ha riscontrato quali fossero le piaghe, le difficoltà e i disagi che colpiscono le persone che lo vivono e si è mobilitata per porgere la mano e per prestare aiuto.
«La tossicodipendenza è stato solo il primo male da combattere, perché all’inizio l’emergenza era quella, ma col tempo ci siamo occupati di giovani a rischio, malati, senza fissa dimora e chiunque palesasse una difficoltà, nei limiti delle nostre possibilità». Un’azione viva e concreta sul territorio campano, napoletano e, più specificamente, su quello del Rione Sanità, che però non ha accolto benissimo La Tenda, almeno all’inizio:

«Siamo in un territorio molto particolare, un rione nel rione, che il ponte sembra chiudere in una circoscrizione che comunicava pochissimo con l’esterno. All’inizio c’è stata una rivolta, ma in tempi brevi le cose sono cambiate radicalmente. Il rione cominciò a preoccuparsi addirittura delle persone che accoglievamo, di chi non si vedeva da un po’, con una partecipazione quasi familiare e con aiuti concreti che continuano a fornirci».

Un aiuto fatto anche di cibo che cittadini e commercianti donano al Centro.
Purtroppo, però, ciò che rappresenta realmente un’emergenza è realizzare strutture capaci di accogliere e di fornire assistenza medica.
Proprio per rispondere a questa esigenza La Tenda offre accoglienza notturna, accoglienza residenziale per degenti, ambulatorio retto da medici volontari che donano tempo e competenze fuori dagli orari di lavoro e una farmacia sociale, rifornita da donazioni di privati, dal banco farmaceutico e dal “Farmaco per Tutti”.

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«Avendo un occhio fisso sul territorio e non avendo una mente obiettivata ad un unico disagio, notammo la difficoltà che vivevano i bambini e gli adolescenti in una zona di Napoli così chiusa in sé stessa e capimmo l’importanza che avrebbe potuto ricoprire un’azione preventiva con attività laboratoriali che non fossero fini a sé stesse, ma che stimolassero le menti dei ragazzi».

Un’Associazione che da 40 anni, come dicevamo, non fa altro che aiutare, che rispondere al disagio con il recupero della persona.
Questo grazie all’idea di Don Antonio Vitiello, ai soci fondatori, agli operatori qualificati, ma soprattutto ai tanti volontari: «Il Centro La Tenda nasce e si sostiene con il volontariato. Non tanto a livello economico, ma come linea di condotta, linea d’intervento. Ci sono volontari in cucina, volontari che puliscono, volontari che si occupano del riadattamento delle coperte, volontari che offrono le proprie competenze, il proprio tempo. Si stabilisce una vera e propria rete, con ragioni e provenienze diverse, che noi non facciamo altro che coordinare». Un’Associazione che fa e ha fatto tanto, ma che ha ancora sogni nel cassetto:

«Ci piace ampliare la fascia d’indirizzo dell’educativa territoriale, per seguire i ragazzi anche nell’età post-adolescenziale, continuando l’azione preventiva nel momento forse più importante e rischioso.
In ogni caso ampliare gli orizzonti, soprattutto formando nel migliore dei modi gli operatori, soprattutto sul giusto atteggiamento da avere con le persone a cui offriamo il nostro aiuto, sulla passione e comprensione indispensabili affinché il nostro non sia semplicemente un percorso volontaristico, ma di reale recupero della persona».

Una Tenda che offra riparo a chiunque ne abbia bisogno, lasciando fuori il disagio a vantaggio di una persona da ritrovare.
Una Tenda che rappresenta un punto di speranza per una città ed una società, che troppo spesso hanno difficoltà a trovarne.

 

di Angelo Velardi

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°198
OTTOBRE 2019

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