In Sardegna, nella parte archeologicamente più interessante e misteriosa dell’isola, continuano a svettare da quattro millenni le tombe dei giganti. Le chiamanotumbas de is gigantes e vivono non solo di fascinazione storica, ma di concreta venerazione tribale. Sono, materialmente, il pesante totem genetico per i sardi. L’emblema di una frequentazione funebre che non ha eguali in tutte le civiltà affacciate sui mari interni.
Grandi inumazioni collettive, sono state studiate e riqualificate.

La tumbla de is gigantes casertana

Oggi, le gigantesche necropoli sono l’apice architettonico e narrativo della storia isolana, un po’ come accade a San Prisco, in provincia di Caserta. Profonda linea di scissione territoriale, tra la parte agricola della provincia e quella più marcatamente urbanizzata. In quella zona esiste un gigante sardo. Una tumbas, più che altro, che giace abbandonata da anni. Nulla a che vedere con la storia quasi esoterica della progenie sarda, ma il nome della sconfinata e orrenda struttura sembra uscito da una saga interstellare.

La storia del Cualbu

Cualbu, prende la sigla indicativa dalla società sarda che, appena qualche anno fa, venne in una polverosa campagna della provincia casertana a costruire un centro commerciale, o qualcosa di molto simile, che non ha aperto mai i cancelli. Eppure, nella sterminata galassia degli interessi economici della Cualbu, aveva avuto ampio risalto il manifesto programmatico della società che prometteva di inaugurare quel mostro scuro di cemento e ferro. “Apertura prevista: 2011”, si leggeva nel box di presentazione di un centro commerciale di oltre centotrentamila metri quadri. Un colosso senza precedenti. Uno sterminato serpentone scuro, visibile persino dal satellite delle mappe stradali. Qualcosa che avrebbe avuto un impatto decisivo sull’economia di Napoli e Caserta e persino del basso Lazio, considerata la distanza di appena un chilometro del Cualbu dall’uscita autostradale di Santa Maria Capua Vetere.

La joint venture Cualbu-Boccardi

E invece nulla, nonostante il parco commerciale recasse il nome dei Boccardi. Sì, perché a dispetto della sicura nascita, annunciata persino da un comunicato stampa, il Centro commerciale di Cualbu-Boccardi non ha mai aperto i battenti. I Boccardi, se non dovesse trattarsi di un caso di omonimia, sono i potentissimi manager casertani che hanno segnato con successi e grandi investimenti, gli ultimi venticinque anni di vita imprenditoriale nei dintorni della Reggia e in altre città italiane. Francesco Boccardi, ad esempio, è stato capace di portare sigle come la Comet Sud a essere insignita dei riconoscimenti nazionali che l’hanno lanciata nel gruppo delle realtà imprenditoriali più performanti della Campania. Un premio toccato a colossi come la clinica Pineta Grande di Castel Volturno e al gruppo MD Discount, di Lillo Spa. Praticamente, l’empireo dell’imprenditoria più strutturata e solida del Mezzogiorno.

La famiglia Boccardi

La figlia di Francesco, Rosa Boccardi, nel 2009, venne nominata presidente della sezione turismo di Confindustria di Caserta, succedendo a Cristoforo Coppola, discusso patron dell’omonima cordata di palazzinari aversani che, alla fine degli anni ’60, si rese protagonista della più grande colata di cemento, nella storia dell’Occidente. Quella del Villaggio Coppola, appunto, con un milione e mezzo di metri cubi di cemento, versato direttamente su spiagge e terreni demaniali. Ancor più attivo, oggi, è Antonio Boccardi, nume tutelare del Grand Hotel Vanvitelli di Caserta, tra le punte più preziose del settore ricettivo dell’Italia meridionale.

Il fallimento del progetto del Cualbu

Nonostante le granitiche spalle professionali e l’amplissima gemmazione di iniziative private, ai Boccardi sembra essere riuscito male, anzi non riuscito per niente, il centro commerciale, costruito insieme alla società Cualbu a San Prisco, proprio tra Santa Maria Capua Vetere e Caserta. Come può un gruppo seriamente strutturato come Boccardi, in un’alleanza imprenditoriale con il colosso Cualbu, non riuscire a inaugurare un centro commerciale di dimensioni notevolissime, già pronto per il taglio del nastro, ma abbandonato a pochi mesi dall’inaugurazione? E, soprattutto, perché lanciare il claim informativo, parlando di “creazione di un’area a forte vocazione commerciale, in provincia di Caserta”, quando era già stato inaugurato il Centro Commerciale Campania, costruito in parte da società vicine al clan dei Casalesi di Michele Zagaria, a meno di dieci chilometri dal colosso Cualbu-Boccardi?

Il mistero del colosso sardo-casertano

Qualcosa deve essere andato storto per la famiglia Boccardi e Gualtiero Cualbu, amministratore unico del gruppo di viale Elmas a Cagliari. Perché il colosso sardo, forte di interrelazioni societarie articolatissime, prima di quel 2009, era stato capace di entrare nel business della realizzazione dei decine di parchi commerciali in tutta Italia. Tutti attualmente funzionanti. Tranne il colosso che la sigla sarda venne a realizzare a San Prisco, insieme ai Boccardi di Caserta. Basta andare sul sito della Cualbu, per capire che gli imprenditori di Cagliari non ne vogliono più sentir parlare. Nella lista delle loro opere realizzate, prevalentemente impianti fognari, di depurazione e centri commerciali, oltre alla prestigiosa Caserma dei Carabinieri di Oristano e altre strutture di particolare utilità pubblica, non esiste alcuna traccia della grande struttura di San Prisco, in provincia di Caserta, a due passi dal Centro Commerciale Campania, realizzato sotto la pressione del taglieggiamento criminale dei Casalesi e dei clan di Marcianise. Eppure, Cualbu è un gruppo che, appena qualche anno fa, è riuscito a realizzare l’enorme parco commerciale di Giugliano, in provincia di Napoli e a dar vita al franchising de “La Birreria”, un’affiliazione commerciale che ha consentito al gruppo cagliaritano di aprire strutture di grande intrattenimento negli antichi stabilimenti della Peroni, da Napoli, fino al cuore di Milano.

Cosa rimane oggi del Cualbu?

Cualbu e Boccardi sono riusciti a inanellare una lunghissima traccia di successi, tranne aprire il centro commerciale nel cuore della provincia di Caserta. Quel caso rimane ancora oggi un mistero dell’imprenditoria nel sud Italia. Oggi, la grande struttura che si trova a poche centinaia di metri dal casello autostradale di Santa Maria Capua Vetere è in abbandono e non sembra ci siano all’orizzonte programmi di riconversione. Anzi, basta guardarlo con un mappa satellitare, per accorgersi dello scempio che il grandissimo centro commerciale mai inaugurato ha lasciato su un territorio già compromesso e saccheggiato da certa imprenditoria del “mordi e fuggi” finanziario.

I progetti odierni dei Boccardi

Oggi, i Boccardi non sembrano più interessati al progetto e Cualbu ha consumato l’abbraccio con il mercato cinese, grazie alla società Alimenta (al 60% degli orientali della Blue River Dairy e al 40% della società di Cagliari). Cosa fanno sardi e cinesi in una società che ha ottenuto 41 milioni di euro, solo per presentare un progetto? Impensabile, ma indicativo della elasticità di ogni confine d’impresa economica: producono latte in polvere, da animali italiani, per poi esportarlo in Cina. Cualbu riesce persino a esportare prodotti in Cina, roba da mercato globale straordinariamente ribaltato, ma non è stata capace di aprire un centro commerciale alle porte di Caserta, negli anni dello strapotere dei Casalesi che in troppi fingevano di non vedere.
di Salvatore Minieri
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