Centrale Edison di Presenzano: poche luci, molte ombre

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Nella storia che sto per raccontarvi tenete a mente tre date: 22 gennaio 2009, 22 novembre 2017, 6 novembre 2019. Sullo sfondo il progetto della centrale termoelettrica a ciclo combinato di circa 810 megawatt, alimentata a gas naturale, che la multinazionale Edison ha da poco iniziato a costruire nel territorio del comune di Presenzano, in provincia di Caserta. La vicenda è complessa, ma chiara negli elementi che la contraddistinguono. Dal 2011 a oggi autorizzazioni più volte prorogate, pareri rilasciati da enti sanitari, puntualmente ignorati, possibili ricadute sulla salute della popolazione residente e dei comuni limitrofi mai seriamente valutate, scenari ambientali potenzialmente differenti rispetto a quelli ipotizzati. Zone d’ombra che spiegano, con ogni probabilità,  lo “strano” silenzio di tutte le forze politiche rispetto a questa vicenda, soprattutto in queste settimane di campagna elettorale e nell’imminenza della convocazione della conferenza dei servizi per il riesame complessivo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA).  Ma andiamo con ordine e cerchiamo di fare chiarezza.

LA PRIMA AUTORIZZAZIONE E IL PARERE NON FAVOREVOLE DELLA ASL CASERTA 1.

Nel 2011 il Ministero dello Sviluppo Economico autorizzò per la prima volta Edison a costruire una centrale termoelettrica a ciclo combinato a Presenzano. I termini di validità dell’autorizzazione e l’avvio dei lavori sono stati poi prorogati più volte, l’ultima il 28 dicembre 2018, quando è stato fissato il 14 dicembre 2021 come nuovo termine di ultimazione dei lavori. Dieci anni di proroghe e modifiche al progetto originario alle quali, nel silenzio più totale, qualcuno ha tentato di opporsi: la Asl Caserta 1. Il 22 gennaio 2009, infatti, il Dipartimento di Prevenzione della Asl casertana in una nota ufficiale invitava Edison “a far pervenire gli elaborati tecnici progettuali dell’opera in tempo congruo per permettere lo studio del caso” e contestualmente esprimeva “parere non favorevole” all’impianto, a causa anche delle alte emissioni di inquinanti nell’atmosfera. Nello stesso documento si faceva riferimento anche alla presenza  nelle vicinanze di Presenzano di altri impianti fortemente impattanti come l’inceneritore  di San Vittore del Lazio, la centrale termoelettrica, sempre a ciclo combinato, di Sparanise e altri opifici di lavorazione del cemento presenti nei territori limitrofi. Più di dieci anni fa, quindi, la pressione ambientale nell’area veniva già messa in evidenza, per giunta dall’ente sanitario locale. In pratica un primo timido tentativo di valutazione integrata dell’opera, sia dal punto di vista ambientale che sanitario, destinato però a cadere nel vuoto. Nell’ultimo decennio la pressione ambientale nel territorio di Presenzano e nella confinante Piana di Venafro, in Molise, è sensibilmente aumentata a causa dell’ulteriore installazione di impianti altamente impattanti, al punto che uno studio epidemiologico preliminare ha registrato in vari comuni del venafrano un numero di malattie cerebrovascolari, cardiovascolari e respiratorie superiore alla media regionale. Per questo il Ministero della Salute  ha riconosciuto la Piana di Venafro come “area critica dal punto di vista sanitario” e attualmente è in corso uno studio epidemiologico più approfondito, condotto dal CNR di Pisa, finalizzato a valutare l’eventuale  correlazione di tali patologie con la pressione ambientale esistente.

LE MODIFICHE DI EDISON AL PROGETTO ORIGINARIO  E LA LORO ESCLUSIONE DA UNA NUOVA VALUTAZIONE D’IMPATTO AMBIENTALE (VIA).

Le potenziali ricadute sulla salute pubblica prodotte dall’impianto verranno del tutto ignorate anche in occasione delle modifiche al progetto originario che Edison presenterà nell’ottobre 2016: installazione di un sistema catalitico di riduzione degli ossidi di azoto (SCR) e utilizzo della nuova turbina classe H, spinta commercialmente da Ansaldo Energia, al posto di quella classe F. Due modifiche che in pratica rappresentano un nuovo progetto e che il Ministero dell’Ambiente con provvedimento n.363 del 22 novembre 2017 giudicherà virtuose al punto da escluderle da una nuova valutazione di impatto ambientale e “imporre” alla Edison semplici prescrizioni sulle emissioni di ossido d’azoto, ossido di carbonio e ammoniaca. Una decisione che appare perlomeno avventata considerando che allo stato attuale non esistono studi che documentino l’efficacia del sistema catalitico con la turbina H. Ma le perplessità sull’intero progetto non sono solo sulle tecnologie che verrebbero utilizzate, ma anche sull’effettivo ciclo di utilizzo previsto da Terna per l’impianto. E qui gli scenari possono essere diversi.

UTILIZZO CONTINUO DELL’IMPIANTO INCOMPATIBILE COL CAPACITY MARKET.

Le maggiori perplessità al progetto sono state evidenziate in sede parlamentare dalla deputata molisana del M5S Rosa Alba Testamento che ha indirizzato due interrogazioni ai Ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente. “Dalla documentazione depositata – sottolinea la parlamentare nel primo atto di sindacato ispettivo del 31 gennaio 2020 – Edison riferisce un funzionamento della centrale per 8.160 ore all’anno, una produzione annuale di energia elettrica pari a 6.287 GWH e un rendimento netto del 60,8%, tutte previsioni legate a un’attività continua dell’impianto all’intera potenza nominale”. Tuttavia, il 6 novembre 2019 Edison vince l’asta indetta da Terna nell’ambito del capacity market, un sistema previsto dalla normativa europea che assegna un premio/incentivo agli operatori in grado di garantire fonti di energia elettrica (capacity) pronte a intervenire in caso di necessità o carichi imprevisti, sia in termini di durata che di intensità. “Va da sé – prosegue la deputata nello stesso atto – che gli impianti, come quello di Presenzano, che beneficiano degli incentivi del capacity market non debbano funzionare a ciclo continuo, ma secondo una combinazione ottimale accensione /spegnimento prevista da Terna, quindi con un numero di accensioni e spegnimenti molto più alto di quelli previsti, e un’attività dell’impianto a una potenza nettamente inferiore rispetto a quella nominale, nel caso di Presenzano di 810 MGW,  tali da garantire gli obiettivi di servizio del capacity market. Ciò comporterà rendimenti molto più bassi di quelli dichiarati (60,8%) ed emissioni di ossidi di azoto, ossidi di carbonio, particolati e anidride carbonica molto più alte per Kilowatt /ora prodotti. È sufficiente leggere i rapporti EMAS del periodo 2013 -2016, riguardanti le centrali a ciclo combinato presenti sul territorio nazionale – continua la deputata nella sua interrogazione –  per avere la conferma che i consumi e le emissioni per KWH prodotto aumentano con il numero di avviamenti e la parzializzazione dei carichi. Quindi nella sua interrogazione chiede ai Ministri interrogati di  appurare gli effettivi cicli di utilizzo dell’impianto da parte di Edison per poter poi prevedere limiti realistici ed efficaci per le emissioni inquinanti, verificare la compatibilità del’impianto con il sistema di premi e incentivi previsto dal capacity market, nonché valutare la reale efficacia del sistema catalitico SCR con la turbina di classe H.

IL CAPACITY MARKET IN ITALIA

In Italia le risorse del Capacity Market ammontano a 15 miliardi di euro da spendere in 15 anni. Tuttavia, pur essendo ideato per abbattere le emissioni e portare il paese verso una elettricità pulita, il sistema non viene utilizzato per implementare gli investimenti nelle rinnovabili, ma per costruire nuove centrali a gas o mantenere in vita vecchi impianti. La prova è negli esiti delle due aste indette da Terna il 6 e il 28 novembre 2019: su 83,4 Gigawatt assegnati, solo 2,3 sono andati alle rinnovabili. A fare il pieno sono Eni, Edison e Enel che con i soldi pubblici del capacity market coprono largamente gli investimenti per la conversione delle centrali a carbone in centrali a gas oppure, come accaduto a Presenzano, ripescano vecchi progetti che mai sarebbero stati avviati.

LA CAPACITA’ ASSEGNATA A EDISON E LE EMISSIONI.  

Il 26 maggio la deputata Rosa Alba Testamento invia un’altra interrogazione ai Ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico. Questa volta l’attenzione della deputata molisana si focalizza sull’asta di Terna del 6 novembre 2019, vinta dalla Edison. “Risulta all’interrogante – si legge nel nuovo atto di sindacato ispettivo – che per l’impianto a ciclo combinato di Presenzano la capacità assegnata a Edison per il 2023, in base al sistema del capacity market, sia di soli 490 megawatt rispetto agli 810 megawatt complessivi”, anche perché in quel punto la rete gode di sovrabbondanza di potenza .  “Questo – prosegue la parlamentare – lascia ipotizzare che dal 1 gennaio 2023 la centrale entri in servizio nella configurazione ciclo a gas semplice e che il ciclo combinato gas-vapore oggetto dell’autorizzazione venga realizzato solo in un secondo momento, comportando la mancata installazione del sistema catalitico ed emissioni di ossidi di azoto molto più alte di quelle autorizzate. Inoltre – si legge ancora nell’atto – da un’attenta disamina della documentazione presente sul sito del MISE, relativa all’impianto, si evince come l’emissione annuale di anidride carbonica autorizzata sia più di tre volte superiore a quella delle centrali dello stesso tipo presenti sul territorio nazionale e che la concentrazione di ossido d’azoto + ammoniaca autorizzata in atmosfera è più che doppia rispetto a quella offerta da altri catalizzatori presenti sul mercato.  “Siamo, quindi in presenza – sostiene la parlamentare –di un impianto che, dati alla mano, avrà emissioni molto più alte di quanto consentito dalla moderna tecnologia e che, nonostante ciò, beneficerà paradossalmente di un contributo economico rientrante in un sistema, quello del capacity market, che invece dovrebbe condurre il paese verso l’elettricità verde e l’azzeramento delle emissioni”. Per questo l’esponente molisana del M5S ha chiesto al Ministero dell’Ambiente “se non ritenga opportuno prevedere fin da inizio attività della centrale e non dal terzo anno d’esercizio limiti emissivi espressi in valori medi orari, nonché appurare la configurazione effettiva di messa in esercizio della centrale. Se, infatti, l’impianto di Presenzano venisse avviato nella configurazione ciclo a gas semplice, per la parlamentare Testamento saremmo di fronte a un progetto completamente diverso rispetto a quello autorizzato, con emissioni inquinanti molto più alte rispetto a quelle previste, un aumento considerevole della temperatura dei fumi di combustione e una maggiore potenza termica dispersa nell’ambiente.

PRESENZANO E IL CONTESTO NORMATIVO EUROPEO E INTERNAZIONALE.

Il progetto di Edison a Presenzano è difficile da comprendere non solo per la sua incompatibilità con il sistema del capacity market, ma anche perché si inserisce in una cornice di norme e impegni, sia europei che internazionali, che hanno un unico obiettivo: la riduzione dei gas serra. L’impegno dell’Italia, in tal senso, parte dall’ormai lontano protocollo di Kyoto per arrivare all’attuale Accordo di Parigi, entrato in vigore nel nostro paese l’11 dicembre 2016, al Quadro Clima – Energia 2030 che ha l’obiettivo di riduzione del 40% dei gas serra a livello europeo, al Piano nazionale integrato per l’energia e il clima, che l’Italia ha inviato alla Commissione Europea il 31 dicembre 2019, col quale si intende realizzare una nuova politica energetica che assicuri la piena sostenibilità ambientale, sociale ed economica.  “L’Italia inoltre – si legge nella recente relazione presentata dal Ministero dell’Ambiente sullo stato di attuazione degli impegni per la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra – è in procinto di definire la propria Strategia nazionale di lungo termine sulla riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra attraverso l’adozione di percorsi di decarbonizzazione e opzioni tecnologiche anche innovative”. Impegni che assumono grande importanza soprattutto dopo la pubblicazione lo scorso novembre da parte della rivista scientifica Lancet del report Countdown on Health and Climate Change  che vede l’Italia prima in Europa per morti premature da esposizione alle polveri sottili. Ma osservando quanto sta accadendo a Presenzano nessuno intende rinunciare a questo terribile primato.

di Salvatore Ventruto

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