Cellulari e tumori, ci sono correlazioni? Per la Scienza mancano prove certe

26
Quando parliamo di cancro, si fa riferimento ad una abnorme crescita cellulare svincolata dai normali meccanismi di controllo dell’organismo, la cui alterazione è ipotizzabile sia generata da fattori di tipo ambientale, genetiche, infettive, legate agli stili di vita e casuali.

Per questo dal 1965 l’OMS ha fondato l’AIRC, per individuare quelle sostante che possono provocare i tumori, permettere ai Governi di adottare provvedimenti per la salute pubblica, ma anche ai singoli cittadini di conoscere i rischi nei quali potrebbero incorrere. Nel 2019 i casi di tumore maligno sono stati 371.000 e, il nesso casuale tra l’esposizione ad una sostanza chimica e l’insorgere della malattia è stato dimostrato per alcuni prodotti chimici.

La stessa attenzione  e preoccupazione da parte degli esperti è rivolta verso le nuove tecnologie nel campo della comunicazione mobile, che garantiscono una maggiore velocità di trasmissione e di qualità del segnale. L’ultimo standard tecnologico, il 5G, permette ai dispositivi di connettersi più velocemente e di dialogare tra loro indipendentemente dalla distanza che li separa.

Ma qual è il prezzo da pagare? Se il cellulare è la maggiore fonte di radiofrequenze, qual è il rischio di ricadute sulla nostra salute?

Le ultime ricerche del National Toxicology Program del 2018 e dell’Istituto Ramazzini, hanno evidenziato come i casi di glioblastoma (tumori al cervello) siano aumentati. Molte le sperimentazioni eseguite dai due Istituti su migliaia di cavie. L’agenzia americana ha esposto i ratti alle radiofrequenze a 900 MHz per tutto il giorno ad intermittenza, simulando il quotidiano uso dei cellulari. L’Istituto italiano ha invece condotto studi che riguardano lo spettro delle radiofrequenze del 3G rilevando gli stessi tipi di tumore negli animali testati di quelli condotti al  National toxicologyprogram (Ntp) Usa. In altre ricerche, dove l’esposizione è stata fatta su un numero più ridotto di ratti e in un tempo minore di 2 ore al giorno, il risultato è stato negativo.

Pareri discordi quindi, mentre il mondo intero corre verso l’uso della nuova tecnologia, i cui effetti sulla nostra salute sono ancora sconosciuti. Il “nuovo web” infatti, non eviterà a nessun essere vivente all’esposizione involontaria delle maggiori radiazione a radiofrequenza (RFR) rispetto a quelle esistenti oggi. L’effetto delle radiazioni del tipo di onde millimetriche utilizzate con il 5G, è ancora un foglio bianco ma si sospetta possa  creare gli stessi problemi delle frequenze oggi utilizzate.Gli studi condotti fino ad ora in campo epidemiologico hanno messo in luce come nei forti utilizzatori dei telefoni cellulari (da più di 10 anni almeno 3 ore al giorno), ci sia stato un aumento di tumori e delle cellule di Schwann.

Di certo non può essere considerato una casualità  il fatto che la sperimentazione operata a diversi chilometri, su cavie diverse e in diversi studi epidemiologici abbia fatto  osservare gli stessi tumori. Anche in questa circostanza pare il passato abbia insegnato poco. Le decennali sperimentazioni su  amianto, fumo di tabacco, benzene ed altri hanno evidenziato la loro  cancerogenicità prima che gli addetti prendessero provvedimenti restrittivi.

Dai Governi ci si attende che vengano fatte accurate valutazioni sull’eventuale pericolosità del 5G prima della totale diffusione. Dalle autorità Sanitarie invece, ci si attendono delle specifiche raccomandazioni e prescrizioni obbligatorie sull’uso dei telefonini:usare sempre l’auricolare,spegnere il wifi di notte, per i maschi, evitare di tenerlo nella tasca dei pantaloni. Sono semplici precauzioni che preservano la nostra salute.

Un passo avanti però è stato fatto: la Corte d’Appello di Torino ha confermato il vitalizio per un dipendente Telecom che si era ammalato per l’uso eccessivo del telefonino, anche se il Ministro della Salute ha ribadito che sono  vincolanti le affermazioni dagli Istituti internazionali di maggiore prestigio,compatti nel sottolineare come nessuna correlazione sia stata provata tra i campi elettromagnetici dei cellulari e l’insorgenza di tumori.

Eppure i fondi stanziati per la ricerca non sono pochi. Peccato però che il grosso dei finanziamenti proviene dalle industrie, che cercano di ritardare le decisioni in merito alla nocività di un prodotto. Dai dati elaborati da Alleanza contro il cancro (la più importante organizzazione di ricerca oncologica italiana), risulta che dei 210 milioni di fondi stanziati solo 21 milioni sono andati agli studi che cercano “cosa” provoca i tumori.  Mentre il programma europeo con i suoi 80 miliardi di Euro, per il periodo 2014-2020 (Horizon) – sostiene innovazioni e scoperte per registrare nuovi prodotti da mettere sul mercato e zero euro per individuare quali prodotti, tra quelli già in circolazione, sono cancerogeni.

In compenso però solo nel nostro paese spendiamo oltre 6,5 miliardi l’anno di farmaci per curare poi chi si ammala di cancro.

di Angela Di Micco

Print Friendly, PDF & Email