Celestino tiene chiuso il Caffè in Corso: “Troppi vincoli, l’ordinanza di De Luca è una presa in giro”

Il titolare del bar casertano scettico sull'apertura concessa dal Governatore Regionale: "Non si può lavorare in questo modo"

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Celestino Sarnelli a Caserta è un’istituzione. Trent’anni di carriera alle spalle, tutti passati dietro a un bancone a servire caffè e versare aperitivi, dapprima al mitico Caffè del Centro, ritrovo di un’intera generazione, e da circa tre anni nel suo nuovo Caffè in Corso. Come tutti i baristi e i ristoratori italiani dall’11 marzo scorso è stato costretto a chiudere l’attività. Se in altre regioni molti piccoli imprenditori come lui si sono organizzati con servizi di delivery, in Campania il governatore De Luca ha vietato assolutamente tale pratica. Sotto la spinta di molte “star” della ristorazione però, tra cui i famosissimi pizzaioli Gino Sorbillo e Franco Pepe, l’inquilino di Palazzo Santa Lucia ha ceduto, permettendo, dal prossimo 27 aprile, la possibilità di effettuare consegne di pizze, dolci, sushi e panini.

L’ordinanza della discordia

Già dalla prima pubblicazione dell’Ordinanza 37, sono iniziati a serpeggiare tra i titolari delle attività i primi malumori. Troppi obblighi, vincoli, costi, limitazioni di orari. Appare ovvio, per chiunque abbia mai frequentato la cucina di un ristorante o di una pizzeria, che è praticamente impossibile lavorare in queste condizioni. “Questa ordinanza è una presa in giro – sentenzia Celestino – avrebbero fatto meglio a non permetterci affatto di riaprire. Chiunque pensa di poter ammortizzare le spese che abbiamo avuto in questo periodo, senza vedere ancora 1 euro di aiuti, è un folle”. Già, gli aiuti tanti promessi, dove sono finiti? “La Cassa Integrazione per i dipendenti non è ancora arrivata, e con i 600 euro ci ho pagato mezza bolletta della luce” 

Ritornerà De Luca sui suoi passi?

Mentre in alcune regioni, vedi la Toscana, stanno ricominciando addirittura a prepararsi per servire cibo d’asporto tramite prenotazione telefonica o digitale, la Campania si conferma come la regione con le misure più stringenti, che di fatto non consentono ai tanti imprenditori e lavoratori di poter provvedere al proprio sostentamento. “Sarà che De Luca cercava una scusa, sotto le pressioni del Governo e dei ristoratori, per poter vietare di fatto la ripresa dell’attività permettendola ufficialmente ma rendendo impossibile la sua realizzazione?”, chiede retoricamente Celestino. Sarà che a pensar male si commette peccato, ma quasi sempre ci si azzecca. 

di Raffaele Ausiello

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