Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni

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Chiunque abbia mai varcato la soglia del Teatro San Carlo sa bene cosa accade dopo aver superato l’ingresso, ci si ritrova improvvisamente catapultati in un mondo magico.

Proprio in quell’istante in cui si spengono le luci, dove tutto sembra fermo da tempo, sta per arrivare il colpo di scena. Cullati da uno scenario settecentesco, tutto è pronto per vivere una nuova storia. D’altronde, che il Teatro San Carlo sappia come toccare gli animi, è risaputo. Grande successo ha riscosso Cavalleria Rusticana, un’opera in un unico atto di Pietro Mascagni, tratto dalla novella omonima di Giovanni Verga, andata in scena al Teatro San Carlo dal 6 al 14 luglio 2019, con la direzione artistica di Juraj Valčuha, la regia di Pippo Delbono e la scenografia di Sergio Tramonti (Premio Abbiati 2012).

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Noi di Informare eravamo presenti grazie al gentilissimo invito ricevuto dalla Sovrintendente R. Purchia e dalla dott.sa E. Spedaliere. L’emozione per il Preludio e per l’aria in siciliano “O Lola ch’ai di latti la cammisa” sono davvero uniche.

“Scusate l’intromissione sono il regista di questo spettacolo”. Con un prologo sul senso della perdita e del lutto che cerca resurrezione, Pippo Delbono spalanca le porte del paesino dell’entroterra siciliano dove si consuma la fosca vicenda verghiana, fiaccola di un grumo di sentimenti arcaici.

Un’opera vista da e con il cuore, che per Delbono, citando Ungaretti, è il paese più straziato. Ripulita sapientemente dagli stereotipi di sicilianità esasperata ed i toni folcloristici, questa è una Cavalleria solenne, investita dalle luci spiazzanti di Alessandro Carletti, un poema agonistico e umano che deraglia verso le ferite della passionalità distruttiva.

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Questa non è solo una storia d’amore, è una storia di intrighi, di gelosia e di passione. È il giorno di Pasqua, quando un tradimento diventa di dominio pubblico. Tutto è pronto affinché l’opera inizi.
La scena è tendenzialmente buia e a fare da padrone tra le luci è il colore rosso che sembra annunciare cosa sta per accadere. Rosso come il sangue, rosso come la passione di Turiddu e Lola. I costumi di Giusi Giustino completano la scena ombrosa e sono principalmente di colore nero.
ll nero che può rappresentare l’eleganza, ma anche il cordoglio.

di Emmanuela Spedaliere e Giovanna Cirillo
Foto in esclusiva di Francesco Squeglia
gentilmente concesse dal teatro San Carlo

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°196
AGOSTO 2019

 

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