Caterina Balivo si racconta ad Informare

Caterina Balivo, classe 1980, comincia il suo percorso nel lontano 1999 quando, arrivando terza al concorso nazionale di Miss Italia, intraprende la strada dello spettacolo senza mai più voltarsi indietro. Simpatica, spumeggiante, napoletana, puntigliosa al punto giusto è, da anni, l’amica che entra nelle case degli italiani subito dopo pranzo, tenendo compagnia, facendo divertire e riflettere milioni di telespettatori. Mamma e moglie, ha saputo costruire la sua bella famiglia tenendo saldi i principi e i valori trasmessile dai suoi genitori. Incontrarla è un piacere per quella gentilezza e disponibilità che la rendono vicina a chiunque le si accosti.

D: Caterina, nel 1999 partecipi al concorso di Miss Italia classificandoti
terza. Da allora di strada ne hai fatta. Cosa diresti, oggi che hai 40anni, alla Caterina di allora?

R: Quest’anno ho festeggiato il mio ventesimo anno di carriera in televisione, ma mi sembra ieri quando muovevo i primi passi e firmavo il primo contratto con la Rai che mi ha cambiato la vita. Alla Caterina di allora dico “Brava” perché ha sempre avuto le idee chiare su cosa volesse fare da grande e con tanta fatica, impegno e un pizzico di sana competitività è riuscita a realizzare il suo grande sogno.

D: Dumitru Novac afferma : “Abbiamo bisogno di sentire il profumo del passato per dare il giusto valore al presente”. Come guardi al tuo passato?

R: Lo guardo con un pizzico di nostalgia. Ogni tanto mi piacerebbe poter tornare a vivere quei pomeriggi spensierati nella mia cameretta, dove con le mie sorelle condividevo gioie, paura e speranze per il futuro.

D: I tuoi oltre vent’anni di carriera sono stati sempre accompagnati dal
successo. Che cos’è per te il successo? E come lo gestisci? 

R: Il successo, per me, è quello che sono riuscita a realizzare dal punto di vista lavorativo e la sfida che ho vinto con me stessa. Essere riuscita a realizzare i miei sogni lavorativi senza mai tradire me stessa e quegli insegnamenti che ho ricevuto dalla mia famiglia. Lo gestisco semplicemente essendo me stessa e rimanendo sempre con i piedi per terra.

D: In “Festa italiana”, uno dei tuoi programmi a cui il pubblico è, ancora
oggi, molto affezionato, era presente la rubrica “Per capirti”, in cui
genitori e figli, che non riuscivano più a comunicare tra loro, si
incontravano in studio per superare la linea immaginaria che li
separava. Oggi, se ti venisse data la possibilità, a chi diresti qualcosa che non hai mai detto? E che cosa?

R: Direi alla mia amica Barbara -che se ne è andata il giorno dell’Epifania- che le voglio davvero bene e che la nostra giornata insieme alla mia piccola Cora, in centro per andare dal parrucchiere, è stata tra le giornate più intense della mia vita.
Camminando per via del Corso mi disse che si affidava ormai al Signore (le cure non facevamo più effetto da un paio di mesi) e che se tutti noi lo facessimo vivremmo non di più ma in maniera più serena. Resterà dentro di me finché sarò su questa terra.

D: Nel 2018 è uscito il tuo primo romanzo “Gli uomini sono come le
lavatrici”. Com’è stato vivere l’esperienza di scrittrice?

R: È stata un’esperienza nuova, emozionante e soprattutto diversa rispetto a quelle che avevo fatto prima. Erano passati 8 anni da quando avevo scritto la bozza e ogni anno lo tiravo fuori per poi dirmi ‘Non è il momento giusto’. Dopo la nascita di Cora ho capito che era il momento adatto e che andava, però, cambiato il finale a questa storia d’amore. Eh, sì, è una storia d’amore e di indipendenza, di amicizie finte ma anche fedeli come la ‘mia’ lavatrice, che fa il bucato e non ti tradisce mai. L’idea di poter lasciare “in eredità” ai miei figli e ai miei futuri nipoti un mio romanzo che in parte è anche un po’ la storia della mia vita, mi emoziona e mi entusiasma al tempo stesso.

D: In “Vieni da me” incontri, spesso, personaggi noti e meno noti che si
raccontano, mettendo in risalto la tua grande capacità di empatia
nelle interviste che fai. Quali sono gli elementi che, in una storia, ti colpiscono maggiormente

R: In questi due anni a “Vieni da me” abbiamo raccontato tantissime storie dal sapore diverso. Quelle che mi colpiscono maggiormente sono le storie di persone che hanno subito ingiustizie, storie di donne vittime di violenza ma anche le storie di chi ce l’ha fatta ed ha superato un periodo buio.

D: Cosa ti rende particolarmente vicina alle persone? La diretta
quotidiana, pensi, ti aiuti in questo?

R: La diretta quotidiana ti permette di entrare tutti i giorni nelle case degli Italiani e di essere “parte della famiglia”. E in questi anni, con i numerosi programmi che ho condotto in daytime, penso che la gente mi vede un po’ come ‘la ragazza della porta accanto’, da accogliere in casa per il caffè pomeridiano.

D: “Vieni da me”, causa pandemia, come molti altri programmi è stato
stoppato. Questo ti ha dato la possibilità su IG, insieme a tuo marito,
di sperimentare un nuovo format: “My next book”. Com’è nata l’idea e di cosa tratta?

R: My Next Book nasce da un’idea mia e di mio marito di voler dare un senso a questi giorni di ‘lockdown’ in cui siamo costretti a restare a casa. Durante la diretta Instagram in programma dal lunedì al venerdì alle 15, un romanziere racconta di un libro che ha scritto rivolgendosi a quanti ancora non l’hanno letto. Il format prevede di recuperare nel tempo dell’attesa le storie che ci siamo persi ‘prima’, quando credevamo che tutto fosse normale ma non era affatto così. Il pay-off del nostro programma è: “Non torneremo alla normalità, perché la normalità era il problema”.

D: Com’è “lavorare” con tuo marito?

R: Non è proprio facilissimo eh! Ogni tanto battibecchiamo e lo ‘rimprovero’ perché in alcuni casi è un po’ troppo prolisso e i tempi della diretta non lo consentono. Nonostante tutto, però, posso dire che quest’esperienza sta entusiasmando molto entrambi.

D: Pensi che “My next book” possa diventare un programma televisivo?

R: Perché No? In tv c’è spazio per tanti programmi e generi diversi. Un programma come My Next Book potrebbe essere utile per avvicinare il pubblico al mondo degli scrittori e della lettura.

D: Caterina, come stai vivendo questo periodo di quarantena?
Quali sono i pensieri più frequenti che affollano la tua mente?

R: Beh anche per me non è proprio una situazione facilissima. Non riesco a vedere una via d’uscita, è difficile e ammetto che quando mi fermo a riflettere e pensare ho il cuore a pezzi. Per carità, siamo fortunati perché stiamo bene e in salute ma quando sento davvero ‘la morte nel cuore’.

D: Di certo, in questo tempo sospeso, il tuo pensiero abbraccia
spessissimo i tuoi figli e la tua famiglia…Cosa diresti a chi, per motivi diversi, non può godersi tutto questo?

R: Tenete duro, presto torneremo alla quotidianità e torneremo a darci abbracci con i nostri cari.

D: Tu sei nata a Napoli, ma sei vissuta ad Aversa, una città del
casertano che rientra in quel territorio che tutti abbiamo imparato a
conoscere come “Terra dei fuochi”. Quali sensazioni provoca in te questa dicitura negativa della tua terra?

R: È un dolore per me pensare che una delle terre più belle al mondo sia stata aggredita, violentata e oltraggiata da uomini che per anni hanno pensato di nascondere rifiuti in ogni dove, senza pensare ai tanti morti che avrebbero causato. Una realtà che, purtroppo, esiste ancora oggi e non va abbandonata dalle Istituzioni.

D: È possibile, oggi in particolare, continuare a sperare? È necessario! Non bisogna mai perdere la speranza.

D: Sei molto seguita e popolare tra i giovani e i giovanissimi.
Questo anche grazie ai social network su cui sei molto attiva. Quale
messaggio lanceresti alle attuali generazioni di giovani?

R: Negli anni ho avuto modo di intervistare diverse giovani influencer e anche per My Next Book abbiamo intervistato due giovani ragazze scrittrici come Marta Losito e Elisa Maino. Alle nuove generazioni consiglierei di fare un buon uso dei social, soprattutto dopo quest’ultimo periodo dove abbiamo visto quanto sono stati importanti per permettere alle persone di distrarsi e svagarsi.

D: Vuoi rivolgere un saluto ai lettori e a tutta la redazione di
“Informare”?

R: Ciao ragazzi, continuiamo a tenere duro e a rispettare le regole perché sono sicura che prima o poi ne usciremo e potremo tornare alla nostra quotidianità.
Un abbraccio, Caterina.

di Francesco Cuciniello
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°205
MAGGIO 2020

Print Friendly, PDF & Email