Catello Maresca: «Con Voi respiro aria pulita»

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Il magistrato Catello Maresca è stato protagonista di un incontro presso la redazione di Informare durante il quale si è discusso di svariati argomenti riguardanti il territorio: politica, criminalità e impegno civico.

«Vengo qui per respirare un po’ di aria pulita» queste le parole d’esordio del dott. Maresca che esprimono un sincero affetto nei confronti dell’ambiente di Informare e della sua mission.

I deficit della politica comunale, in particolare di Castel Volturno, di cui Tommaso Morlando, direttore editoriale di Informare, prontamente mette al corrente il magistrato avviano riflessioni sul macro-argomento politica di cui il dott. Maresca ha, in passato, fatto parte con un’esperienza da consigliere comunale a San Giorgio a Cremano.

«Prima fare politica era un onore e si andava a fare il politico non per sostenersi e quindi guadagnare denaro, ma gratuitamente dato che era quasi un obbligo che si aveva nei confronti dello Stato e ci andavano le persone migliori. – spiega il dott. Maresca – Oggi vorrei che la politica tornasse a dare la percezione che vengono impiegate le forze migliori e le migliori competenze.
Queste si accompagnano all’onorabilità dei soggetti. Dobbiamo riflettere tutti sul ritorno alla consapevolezza e all’equilibrio della realtà. Dobbiamo rimanere ancorati allo studio del contesto territoriale, sociale ed economico di riferimento e richiedere questo anche in chi ha l’aspirazione di guidare una comunità.
Nel 1992 avevo vent’anni, frequentavo l’università e mi chiesero di candidarmi e fui addirittura eletto. Detestavo ogni momento della mia partecipazione alla attività politica perché sembrava che ognuno facesse il contrario di quanto aveva promesso ai cittadini.
È stata una delle molle che mi ha spinto ad accelerare il percorso con la magistratura. Quello politico era un mondo che andava in una direzione completamente opposta al mio sistema valoriale. L’esperienza politica l’ho apprezzata dopo, perché mi ha fatto da palestra di vita facendomi maturare sotto più aspetti».

L’importanza di abbattere il muro di distanza che c’è tra la comunità e la magistratura, vedono il dott. Maresca entusiasta alla notizia di un nuovo progetto che coinvolge l’ISIS Vincenzo Corrado e la redazione di Informare in percorsi di cittadinanza attiva e contrasto alla povertà educativa. «È importantissimo andare nelle scuole. Vorrei partecipare a questo progetto» dichiara il magistrato «Lo trovo costruttivo anche per me, parlare con i ragazzi mi dà energia e sento molto la responsabilità».

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Arriviamo poi alla conclusione dell’incontro con le ultime due domande:
Quale dei suoi libri consiglierebbe a uno studente di Castel Volturno?

«Ai più giovani consiglierei “Male Capitale” perché è un racconto leggero che con la forza delle immagini riesce a dare uno spaccato molto realistico dei pericoli legati alla criminalità organizzata. Per i più grandi “La mafia è buona”, che è un concetto che già dal titolo lascia trapelare un’interpretazione più sofisticata delle problematiche che ci sono e nella percezione della pericolosità della criminalità organizzata».

Si passa poi a dibattere sulle mafie e del suo rapporto con una parte d’imprenditoria malata, che permette ai clan di finalizzare il riciclaggio di denaro, fondamentale per le loro casse.
«Questa è la nuova frontiera delle mafie. È purtroppo una realtà – afferma Maresca – io l’ho scritto anche in maniera tecnica in un libro destinato agli universitari, che è il “Manuale di legislazione antimafia”. Lo indico perché, a mio parere, chi studia deve avere la consapevolezza dell’esistenza di questo fenomeno.
Ci sono dei motivi ontologici per cui la criminalità organizzata va a investire in settori diversi da quelli tradizionali. Le ragioni sono storiche e legate alla saturazione del mercato.
Il mercato dell’illecito, come altri, si satura a un certo punto quindi si defilano e, la storia ci dice che parecchi mafiosi rinnegano le loro origini e fanno istruire i figli per godere o far godere alle generazioni future i proventi delle attività illecite. Sono più pericolosi perché il mafioso di seconda, di terza e quarta generazione difficilmente viene beccato. L’efficacia del sistema di giustizia si pesa sulla decenza tecnica e sulla tempestività: se si arriva tardi non serve più a niente».

Ma guai a dire che la camorra è ormai sconfitta, su questo il magistrato antimafia precisa: «Il clan dei casalesi, ad esempio, così come l’abbiamo ricostruito e raccontato nei libri probabilmente non esiste più.
Ma la camorra non è finita. Se si è sul pezzo si riescono a intercettare le nuove dinamiche, ma se si arriva dopo anni c’è il rischio di perdersi qualche pezzo della storia. Quindi rendi un servizio a metà alla comunità.
Nel mio primo libro, c’è una frase detta in seguito a una delle prime operazioni su un clan di Mondragone, “e’ chiuovo”: la mafia è come un cancro che lancia metastasi incontrollate, quindi se non si estirpa il male riserva delle sorprese.
Ogni provvedimento del governo, dei ministeri, delle regioni, dei comuni dovrebbe avere una premessa legata all’esigenza di contrastare la possibilità di infiltrazione delle mafie».

di Rossella Schender

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°210
OTTOBRE 2020

 

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