Catcalls, il movimento contro le molestie verbali

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Commenti indesiderati, gesti, clacson, fischi, vociare. La molestia di strada è a tutti gli effetti una forma di molestia sessuale che, solitamente, vede protagoniste le donne a contatto con estranei in aree come strade e trasporti pubblici.

Un fenomeno, quello del catcalling, la cui entità, ancora oggi, viene ridimensionata da tutti coloro che legittimano le attenzioni indesiderate, normalizzando così atteggiamenti fortemente sbagliati.

Tante, invece, sono le donne che, non riuscendo a reagire alle provocazioni perché impaurite, convivono con il senso di colpa per non aver difeso la propria dignità. Una condizione di disagio condivisa da tante donne che una studentessa newyorkese, Sophie Sandberg, ha deciso di sdoganare riportando sull’asfalto delle strade della Grande Mela, attraverso del gesso colorato, alcune delle frasi impiegate per importunare le passanti.

Un progetto che prende vita nel 2016 con il nome di Catcalls of NYC, pensato per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema delle molestie verbali e che ha preso piede in tutto il mondo.

«I gessi sono spesso utilizzati dai bambini, perciò quando i passanti vedono le nostre scritte sul marciapiede, si aspettano di leggere qualcosa di infantile o divertente», ha dichiarato Alessia, referente della comunità Catcalls di Roma.

«Vengono, invece, colpiti da queste frasi crude, il che costringe colei che non ha mai subito molestie verbali a valutare i due lati del catcalling: com’è visto dal mondo fuori, colorato, innocuo, con le sembianze di un complimento, e come viene invece percepito dalla vittima, in maniera violenta ed inaspettata».

Un’iniziativa che deve la sua espansione alla piattaforma di Instagram, grazie alla cui immediatezza e al meccanismo di condivisione su cui è basato, è riuscito a creare una rapida diffusione del messaggio del movimento, attraverso il coinvolgimento di tutte le persone che si imbattono nei graffiti in strada.

«Instagram è il mezzo di comunicazione più efficace per le ragazze e/o ragazzi», ha dichiarato Carmen, portavoce della delegazione palermitana del movimento.

«Siamo convinti che ci fosse bisogno di dare uno spazio a chiunque ne abbia bisogno per parlare e confrontarsi con chi vive esperienze simili alle proprie.
In più è un ottimo modo per svecchiare la mentalità comune, che reifica la figura della donna».

La coltre di silenzio che, soprattutto in Italia, ricopre temi come quello delle molestie sessuali è uno dei motivi che giustifica l’affermazione di un movimento di questo tipo.

 «Il progetto di CatCalls è di fatto sintomo di questa ritrovata e rinnovata voglia di avere una giustizia che, per l’epoca in cui viviamo, ancora troppo spesso ci viene negata. Le ragazze che aderiscono al movimento, anche semplicemente raccontando la loro esperienza, mandano un chiaro messaggio: non staremo più in silenzio come ci viene detto di fare».

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Costituire un fronte comune su questo genere di tematiche, per la comunità femminile, è di fondamentale importanza, ragion per cui CatCalls nasce anche con l’intento di risvegliare le coscienze delle donne del XXI secolo, esortandole a portare avanti le battaglie in difesa dei propri diritti giorno dopo giorno.

«Al momento, non vedo un fronte comune contro il patriarcato. Sono molte le donne che difendono questi comportamenti dicendo che sono solo complimenti. I complimenti sono apprezzamenti gentili che ti fanno sorridere», ha dichiarato Emma, referente della comunità fiorentina, una delle prime del circuito italiano.

Opponendosi al recente fenomeno del femminismo pop che, attraverso la condivisione frenetica dei contenuti sui social ha inquinato il messaggio originario del movimento ideologico nato degli anni ‘80, Catcalls intende ripristinare il valore dell’autodeterminazione della donna, senza che questa venga più associata ad una guerra al genere maschile.

Un appello che, in primis, si rivolge all’apparato educativo e alla società contemporanea, affinché il dibattito sulla parità di genere non rimanga imprigionato nella retorica che da anni lo accompagna, insegnando che ogni donna ha il diritto di dire “no”, senza che un fischio la faccia sentire in pericolo.

di Carmelina D’aniello

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°196
AGOSTO 2019

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