Castrese: dai Quartieri Spagnoli una storia semplice come il pane

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Da 45 anni al servizio del popolo e della tradizione napoletana
Da più di 45 anni, mescolando acqua e farina, Castrese crea filoni di felicità. Infatti questa, come il pane, si basa su un concetto fondamentale che oggi si tende ad accantonare: la semplicità.
Nato e cresciuto ai Quartieri Spagnoli da genitori originari di Marano di Napoli, Castrese si è avvicinato al mondo della panificazione appena maggiorenne cominciando al lavorare al servizio del suocero il quale aveva rilevato negli anni ’60 il panificio a conduzione familiare di via Cedronio, ai Quartieri Spagnoli, che era stato creato tra gli anni ‘10 e ’20 del secolo scorso dal gruppo Rescigno.
Da quando cominciò a lavorare avendo come ‘masto’ il padre di colei che poi sarebbe diventa sua moglie, ne ha fatta di strada Castrese. Ora a 65 anni, dopo aver rilevato il panificio, “ ’O Furno”,  gode dei frutti del proprio operato avendo creato sul territorio una realtà ben consolidata, un impasto di passione, sacrificio, dedizione e tradizione con una spolverata di innovazione, il che non guasta mai.
Una storia, appunto, basata sula semplicità e condita dalla speranza. Speranza di poter tramandare la passione e l’amore per il proprio lavoro alle generazioni future, speranza di poter regalare alla gente momenti di piccole felicità sotto forma di lievitati ed altre leccornie che vanno letteralmente a ruba, fosse anche solo per il profumo che emanano.
Il duro lavoro di Castrese, di sua moglie, dei suoi figli e dei suoi collaboratori è minato, però, dalla crisi dell’aumento del costo di grano e farina che ha colpito duramente tutto il mondo dei panificatori portando ad un rialzo consistente del prezzo di vendita del pane.

L’aumento del costo delle materie prime si è fatto sentire, è inutile negarlo o sottovalutare il problema. Per forza di cose anche noi abbiamo dovuto aumentare il prezzo del pane al kg e tutte le volte dobbiamo spiegare alla gente, i clienti, le nostre ragioni, i motivi di questi aumenti che sfuggono alle nostre logiche e alle nostre scelte imprenditoriali, non dipendono certo da noi.” – ci spiega il vulcanico panificatore di via Cedronio – “Questa crisi la combattiamo come facciamo sempre e cioè lavorando ancora più duramente e cercando di venire incontro alle esigenze del popolo. È arrivato, però, il momento che le istituzioni vengano incontro alle nostre di esigenze perché siamo sempre noi piccoli produttori a farne le spese.”.

La crisi del pane ha, quindi, colpito anche lui ma non lo ha certo abbattuto ma, anzi, è deciso più che mai a proseguire sulla propria strada fatta di passione e tradizione:

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” A Napoli la panificazione è rimasta quella tradizionale, qui abbiamo una cultura gastronomica del tutto differente da quella, ad esempio, del Nord dove il pane è ‘un di più’, da noi è un bene primario, è l’essenza dell’alimentazione e quindi un pezzo di pane deve avere un prezzo contenuto. Per questo qui, rispetto ad altri luoghi dove la panificazione ha cambiato orientamento e si è scelto di lavorare su farine integrali e sperimentali, resiste la tradizione e lo farà ancora per molto, almeno nei quartieri popolari. Il pane è il cibo del popolo e dove stare così come è sempre stato.”.

di Fabio de Rienzo

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