Che esista un’immagine mediatica negativa del nostro territorio ormai consolidata nell’immaginario collettivo e della quale, seppure indirettamente, ne siamo stati anche causa, è evidente.

Prioritariamente dietro la vicenda legata all’indagine della Procura di Santa Maria C. V. che ha investito la passata amministrazione di Castel Volturno, la clinica Pineta Grande e i vertici sanitari regionali, incidono, senza alcun dubbio, i grandi interessi imprenditoriali della sanità privata campana (non dimentichiamo la storia…) che non hanno “gradito” e quindi ostacolato, attraverso denunce quest’ampliamento che portava Pineta Grande a diventare di fatto un centro d’eccellenza all’avanguardia e strategicamente straordinario anche in chiave avveniristica.

La mia riflessione vuole soffermarsi sul danno sociale che ne deriva, mi spiego: se dopo la sconfitta del clan dei casalesi, e liberato il territorio dal giogo criminale, la stessa magistratura invitava e invita lo Stato a RISARCIRE il territorio di Castel Volturno attraverso investimenti e LAVORO, pertanto l’assunzione di circa 600/700 persone da investimenti PRIVATI, il che avrebbe significato un cambiamento reale e autopropulsivo del territorio, principalmente per il recupero abitativo territoriale di quelle zone di senescenza funzionale che attualmente vengono relegate tra le peggiori d’Italia. L’integrazione e il miglioramento sociale possono avvenire unicamente inserendo nuove comunità, fatte di famiglie regolari e con reddito certo, che certamente si sarebbero trasferite in zona, sia per la grande disponibilità immobiliare per la locazione sia per i costi molto convenienti (azzerati) degli immobili. Inutile precisare il ritorno in termini di continuità anche invernale per le attività commerciali e per le entrate comunali sui servizi.
In tutto questo senza considerare l’indotto e nuovi investimenti trainanti che questa iniziativa portava con sé.

Personalmente resto sempre per una sanità pubblica, funzionante ed efficiente, ma quando quella privata è portatrice di investimenti, è altamente specialistica ed investe in nuove tecnologie all’avanguardia… allora il discorso è diverso: va apprezzata e sostenuta.
Esulo volutamente di esprimermi sulla parte prettamente tecnica, l’urbanistica spesso è materia per pochi eletti, fatta di pareri e contro-pareri spesso in contrasto tra loro che, anziché aiutare lo sviluppo, demotivano inesorabilmente gli investitori. Un esempio per tutti: del condono della 47/85 (dopo 35 anni) al comune di Castel Volturno esistono oltre 10.000 pratiche ancora inevase, migliaia di euro non incassati dal comune e di fatto è negato il diritto di proprietà al privato.

Cosa voglio dire? Che esiste una burocrazia asfissiante, fatta da cavilli e da interpretazioni personali del dirigente di turno, che spesso ne fa un vero centro di potere, alla fine le responsabilità sarebbero di un intero consiglio comunale?

…Di TUTTI (quindi di nessuno) e non eventualmente dei gruppi politici di appartenenza, che sicuramente su scelte di tale importanza si saranno riuniti ed espressi, ma oggi tacciono.
Seguo la politica da troppi anni per sapere che questo tipo di scelte vengono fatte nelle stanze regionali e nazionali, e non era un caso che Pineta Grande era diventato un luogo di pellegrinaggio di molti politici di rilievo nazionale. Ma è da sempre stato così, l’imprenditore è “costretto” a schierarsi sempre con la parte vincente se vuole sopravvivere.
Termino perché ci sarebbe da scrivere per giorni, tanto ampi e contrastanti risultano gli argomenti, ma una cosa mi sento di dirla a cuore aperto e quasi urlando: rispetto per la Magistratura inquirente e se ci sono responsabilità singole, che siano colpite in modo esemplare, ma che venga ridata speranza ed onore ad un’ intera collettività che vedendo inquisito l’intero arco costituzionale presente in Consiglio Comunale, e tutta la giunta di fatto, diviene così inquisita l’intera cittadinanza che li ha espressi e che loro rappresentavano e alcuni ancora rappresentano.

Oggi a Castel Volturno la POLITICA TUTTA è sotto accusa.

di Tommaso Morlando

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