Castel Volturno Temporary Roots

Castel Volturno, Temporary Roots è la Sartoria Sociale del riscatto

Patience Montefusco 27/09/2022
Updated 2022/09/27 at 9:47 AM
5 Minuti per la lettura

La realtà di Castel Volturno riesce a stupire continuamente con attività in grado di risollevare anche le zone di maggiore disagio sociale. Iniziative degne di nota, come la Sartoria Sociale “Temporary Roots by Action Women in Castel Volturno”, ne sono la dimostrazione. Paola Russo, la coordinatrice di questa attività di ispirazione imprenditoriale, ha risposto alle nostre domande illustrandoci gli aspetti più importanti e mettendo in luce anche alcune criticità.

Quando e come è nata l’idea di intraprendere quest’attività in un territorio così difficile?

«L’idea è nata nel 2018 dalle mamme dei bambini che in quel periodo frequentavano il doposcuola a “La Casa del Bambino”. Tutto iniziò con un laboratorio di taglio e cucito. In questo eravamo aiutate da un sarto di Castel Volturno che non parlava inglese. Quello è il periodo in cui è stato centrale il ruolo di Maria Chiara Montefusco che ha fatto da mediatrice culturale fra il sarto e le ladies. Più tardi si sono interessate al progetto anche professioniste italiane, in particolare la fashion designer che ha dato maggiore impulso a tutta la progettazione: da quello è nato il laboratorio permanente e l’idea di Sartoria Sociale che ora sta diventando. Dal 2021 siamo un’associazione di promozione sociale e speriamo di diventare una Cooperativa o una forma di Impresa sociale che abbia come interesse non tanto quello di aiutare semplicemente in maniera volontaristica, ma di sostenere un’attività imprenditoriale ed una formazione continua delle signore».

Castel Volturno Temporary Roots

Quali sono stati gli ostacoli maggiori incontrati per mettere in piedi la Sartoria Sociale?

«All’inizio eravamo collegate ad un’associazione di volontariato di nome “Black and White” grazie alla quale siamo cresciute da laboratorio fino all’idea di “associazione”. Finché ne facevamo parte non c’erano grossi problemi, perché vi era una forma di finanziamento dell’attività. Poi ci siamo rese conto che il legame con questa associazione fosse anche un limite che andava superato iniziando a camminare con le nostre gambe. Questo è avvenuto dopo il lockdown, periodo in cui non c’era più posto per la sartoria dal momento che l’associazione Black and White aveva cambiato sede. A quel punto la sartoria si spostò a casa di Alessia, una delle sarte che, purtroppo, nel novembre 2021 è morta improvvisamente. Lì chiaramente incontrammo delle difficoltà che consistevano nello spostare le macchine, pagare la bolletta della luce, poiché in quel periodo ci autofinanziavamo. Poi l’Associazione Jerry Masslo ci ha proposto di usufruire del locale della sartoria da loro inutilizzato del bene confiscato “La casa di Alice”, a Baia Verde.
Proprio nel momento in cui non avevamo più un locale dove riunirci e tenere le macchine da cucire, abbiamo ottenuto una sede più professionale. Oggi la difficoltà sta nel trovare delle linee di finanziamento che ci aiutino a sostenere non solo la formazione delle sarte, ma anche il lavoro dei consulenti. Ad oggi finanziamo tutto con le nostre vendite. Per quanto riguarda gli ostacoli non posso dire di averne avuti, anzi in molti aspetti siamo state aiutate. Per altri versi, però, ci aiutiamo da sole: ad esempio faccio le spedizioni a mie spese. È complicato portare avanti un’impresa senza nessuno sponsor».

In che modo ha cambiato e in quali aspetti può ancora cambiare la vita delle donne inseritesi in questo contesto lavorativo?

«Nel corso del tempo ho visto le sarte dedicarsi maggiormente al lavoro inteso come attività di creazione di un manufatto, ma soprattutto come possibilità di dedicare del tempo a loro stesse rispetto alla relazione con i figli. È stato molto interessante vedere come nel momento in cui si lavora non si è solo ed esclusivamente madri, ma ci si prende del tempo per sé. Tutte le commissioni che ci sono state date, sono state sempre portate a termine nel rispetto dei tempi. Quindi è anche importante saper conciliare i propri impegni, la vita familiare, la gestione di altre attività (due sarte infatti gestiscono dei negozi). È importante la consapevolezza di sé, della propria crescita come donna, ma anche come lavoratrice e persona autonoma dai figli».

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°233 – SETTEMBRE 2022

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