Castel Volturno: il monitoraggio degli Uccelli all’Oasi de “Le Soglitelle”

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La Stazione di Monitoraggio della Fauna “I Variconi” e “Le Soglitelle” rappresenta una realtà molto interessante da esplorare, anche per chi non conosce a pieno questo mondo. La tutela dell’Avifauna selvatica è ormai diventata primaria in questi ultimi anni. Infatti, il ciclo vitale degli Uccelli va a scontrarsi con molti aspetti della nostra realtà, come il cambiamento climatico. Abbiamo avuto modo di discuterne con il responsabile scientifico dell’area protetta, Alessio Usai, il quale ha risposto in maniera molto esaustiva a tutte le nostre curiosità. 

L’attività di monitoraggio è essenziale oggi, come e con quali mezzi ve ne occupate? 

«Il Monitoraggio della Biodiversità all’interno della Zona Umida di “Le Soglitelle” è attuato dall’Istituto di Gestione della Fauna ed è un’azione del più ampio progetto denominato “Volo Libero“, realizzato grazie al sostegno di Fondazione CON IL SUD, dell’Ente Riserve Naturali Regionali “Foce Volturno-Costa di Licola” e “Lago Falciano” e tra i cui partner vi sono la LIPU, il Consorzio Agrorinasce, il Comune di Villa Literno e l’Arma dei Carabinieri. 

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La protezione della zona umida di “Le Soglitelle” nasce per la tutela e conservazione degli Uccelli, per l’importanza che il sito ha su questa Classe di Animali e per mettere la parola “fine” alla drammatica storia che ha caratterizzato questo sito. 

Il monitoraggio è condotto attraverso due linee metodologiche principali: i censimenti visivi, che prevedono conteggi periodici e sono rivolti alle specie facilmente visibili, come Anatidi, Limicoli, Ardeidi e Rapaci, e l’inanellamento, con cui si controllano le specie più piccole ed elusive del gruppo dei Passeriformi. La stazione di inanellamento opera anche all’interno del più ampio progetto denominato “MonITRing“, promosso e coordinato dal Centro Nazionale di Inanellamento dell’ISPRA. I dati raccolti sono utilizzati al massimo, condivisi, pubblicati e partecipati anche con i cittadini attraverso la nostra social page».

Avete osservato dei cambiamenti nelle abitudini naturali degli uccelli che passano per la nostra zona? 

«Assolutamente sì! Le Soglitelle sono diventate un riparo per molte specie, con contingenti numerici anche rilevanti. A causa dell’intensa azione illecita di bracconaggio e del continuo disturbo antropico che qui era cruda realtà, quest’area era una trappola mortale per gli Uccelli acquatici. Dopo la chiusura dell’area ed una gestione orientata a riserva integrale, osserviamo una realtà ben diversa, con presenza di specie rare e di specie protette dalle norme comunitarie ed internazionali. La protezione e la tutela di questa porzione di territorio hanno ricadute positive su scale geografiche ben più ampie. Studi qui condotti hanno già dimostrato la rilevanza di quest’area per il gruppo dei Limicoli, oggi la stiamo dimostrando anche per altri gruppi di Uccelli legati alle zone umide. La protezione imposta e la sorveglianza attuata grazie all’Arma dei Carabinieri ed ai volontari della LIPU, anche la nostra stessa presenza, sono un deterrente per i piccoli illeciti ambientali che qui vengono attuati. Di conseguenza si instaura quella necessaria tranquillità di cui gli Uccelli hanno bisogno durante il loro ciclo vitale. Tuttavia, la strada da percorrere è ancora lunga e il rischio di un ritorno al passato ancora concreto».

Quali sono le specie che osservate di più circolare per l’Oasi? Ce ne sono state alcune che non si sono più ripresentate? 

«Il risultato di un recente studio, che un mio collega ed io abbiamo pubblicato su rivista scientifica, ha documentato che la checklist degli Uccelli della Campania è composta da 361 specie. Nella zona umida di “Soglitelle”, solo in questi tre anni di ricerca, ne abbiamo censite 183. Cosa significa? Che, in questi 100 ettari, è stato rilevato, in questo breve periodo, il 50% delle specie note per l’intero territorio della Regione. Alcune una sola volta, altre regolarmente, ma, se escludiamo le specie prettamente marine o quelle prettamente di montagna e che per ovvi motivi non vedremo facilmente qui, ne mancano davvero poche all’appello. Questo dato ci fa comprendere quanto sia rilevante la protezione di questa porzione di territorio, collocato tra i più critici e devastati per la regione, e la responsabilità che l’intera comunità ha nel tutelarlo. Tra i tanti risultati raggiunti vi è la presenza stabile dei Fenicotteri durante le migrazioni ed in tutto l’inverno e la recente nidificazione delle Avocette, primo caso in Campania».

Il cambiamento climatico sta sconvolgendo la nostra realtà, in che modo influisce sulle abitudini dei volatili? 

«È grazie agli studi sull’avifauna selvatica, condotti attraverso la tecnica dell’inanellamento ed in particolare sulle tempistiche di arrivo degli uccelli migratori, che si è avuto uno dei primi segnali sui cambiamenti climatici in atto. Per questo è necessario continuare a studiare e fare ricerca sugli Uccelli con stazioni fisse che lavorino sul lungo periodo. L’arrivo sempre più precoce, la permanenza sempre più lunga, la non partenza di determinate specie, l’arrivo di nuove, l’espandersi di una o il contrarsi di un’altra sono la diretta conseguenza dei cambiamenti climatici in corso. Funzionano come delle piccole sentinelle. Sta poi a Noi l’interpretazione delle variazioni quali-quantitative nelle comunità ornitiche e cercare di comprendere cosa stia accadendo».

Grazie ai nuovi studi di tipo ambientale ci sono sempre più ragazzi interessati alla natura. Che tipo di risposta avete ricevuto dai giovani sulla vostra attività? 

«Si, è vero, l’avvicinamento alla Natura è sempre maggiore nei giovani ma servono maggiori stanziamenti economici. Sulla nostra attività, purtroppo, abbiamo ancora pochi riscontri. La nostra è un’attività di ricerca molto settoriale, svolta essenzialmente in volontariato ed autofinanziamento, la passione è il motore che ci spinge nel proseguire. Sono, quindi, prevalentemente i giovani studenti universitari in scienze naturali o biologia che, attraverso i tirocini e le tesi di laurea, entrano a far parte del nostro gruppo. Alcuni rimangono per brevi periodi, altri restano più a lungo. Quando troviamo giovani con la giusta predisposizione, cerchiamo di trasferire loro conoscenze e competenze che possano utilizzare nel mercato del lavoro per il loro futuro e, quando ne abbiamo l’occasione, l’inserimento nei nostri progetti o in quelli di partner. Guardiamo il futuro con fiducia, perché la posta in gioco è troppo alta».

Quali progetti e obiettivi avete per il futuro dell’Oasi de Le Soglitelle? 

«Lasciare l’area al suo naturale processo evolutivo ambientale è già il progetto e l’obiettivo futuro. Si tratta di un’area naturale protetta e non di un area a verde attrezzato, pertanto gli interventi umani devono essere studiati, minimi e mirati, cercando di non alterare i naturali cicli biologici. Possiamo orientare ma non forzare. C’è, comunque, molto da fare sia sul piano gestionale che sul piano educativo ambientale. Bisogna intervenire sulle aree perimetrali, che sono ancora discariche a cielo aperto. Occorre far comprendere l’importanza di quest’area così com’è e farla accettare dalla comunità, occorre acquisire consapevolezza sui servizi ecosistemici offerti dalle aree protette e, ancor di più, dalla presenza delle zone umide. Non è facile ma non è impossibile. Quest’intervista è già un ulteriore passo verso questa direzione, quindi, grazie a Te e a tutta la redazione di Informare».

 di Iolanda Caserta

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°221 – SETTEMBRE 2021

 

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