Castel Volturno Centro Fernades

Castel Volturno: al Centro Fernandes l’evento per parlare di scugnizzi e camorra

Redazione Informare 24/11/2021
Updated 2021/11/24 at 4:51 PM
6 Minuti per la lettura
Un’intervista (ma la considererei più una piacevole chiacchierata) assolutamente nata per caso, forse per questo più bella e capace di rapirti per i contenuti a dir poco affascinanti. La gentile occasione mi viene riservata dal brillante e vulcanico ingegnere Bruno Marfé che ho avuto il piacere di conoscere più o meno un paio di anni fa ma con il quale è nato subito un rapporto di profonda stima. Mi accorgo subito che ha l’aria soddisfatta di chi ha realizzato qualcosa di eccitante e quindi insisto per offrirgli il caffè che stava accingendo a consumare.

Si inizia con i convenevoli ma immediatamente si finisce a parlare di una iniziativa nata da una sua idea e portata avanti anche grazie alla straordinaria capacità organizzativa di “Informare“, la redazione del magazine che spopola sul territorio castellano (ma non solo). Bruno, quindi, mi mette al corrente dell’evento di venerdì 26 novembre nella Sala Incontri del “Centro Fernandes” di Castel Volturno gestito dalla Caritas della Diocesi di Capua. Il suo è un illuminarsi, un ribollire continuo; si discuterà infatti di contenuti e problematiche collegate al mondo degli “scugnizzi”, rapportando il passato al presente.

Indice
Un’intervista (ma la considererei più una piacevole chiacchierata) assolutamente nata per caso, forse per questo più bella e capace di rapirti per i contenuti a dir poco affascinanti. La gentile occasione mi viene riservata dal brillante e vulcanico ingegnere Bruno Marfé che ho avuto il piacere di conoscere più o meno un paio di anni fa ma con il quale è nato subito un rapporto di profonda stima. Mi accorgo subito che ha l’aria soddisfatta di chi ha realizzato qualcosa di eccitante e quindi insisto per offrirgli il caffè che stava accingendo a consumare.Lo spunto ha una matrice ben chiara, quella della recente docu-serie Sky “Dangerous Old People” prodotta dalla Indigo Film con la regia di Giuseppe Di Vaio, nata da un’idea di Roberto Saviano. I protagonisti sono ex detenuti napoletani, sia uomini che donne, i quali si raccontano senza peli sulla lingua confessando crimini violenti, furti, spacci o addirittura omicidi dopo essere finiti nelle maglie della camorra. Un percorso difficile prima di fare ritorno, non senza le tortuosità del caso, alla società civile dopo aver scontato pene non di poco conto. E, a proposito di rapportare il presente con il passato, il primo episodio di questa serie si apre proprio con immagini di repertorio della Napoli degli Anni ’50, una città povera che tenta di uscire faticosamente dai danni della guerra. Si vedono bambini intenti a giocare per strada e subito la mente va a “Children of the Sun”, il libro frutto di un reportage dello scrittore australiano Morris West, pubblicato nel 1957. Un best-seller internazionale che racconta la storia di padre Mario Borrelli, il quale fondò una casa per i bambini poveri e divenne famoso in tutto il mondo proprio grazie a questa pubblicazione.Sia l’una che l’altro evocano la Napoli di un tempo, con le voci dei suoi abitanti e con le ricche immagini d’archivio di mercati pieni di gente e vicoli con i fili dei panni appesi da un lato all’altro della strada, facendo risaltare cosa significasse crescere nei bassi napoletani, che sia ai Quartieri Spagnoli piuttosto che alla Sanità. Una Partenope segnata fortemente ma al tempo stesso viva, vitale e generosa. Sono rapito dai racconti di Bruno che poi ritorna all’evento prossimo dove mi fregio tra l’altro dell’onore di essere invitato. Un incontro proprio con il regista Giuseppe Di Vaio, al quale parteciperà anche Salvatore Di Maio che ha vissuto l’esperienza di scugnizzo come descritta nel libro dello scrittore australiano e che tra l’altro ne ha curato la pubblicazione italiana nel 2019 con il titolo “Figli del Sole”. Con loro il pedagogista della Federico II, Paolo Vittoria, grande conoscitore dell’opera di Paulo Freire, importante teorico brasiliano nel campo dell’educazione, che ha vissuto come volontario l’esperienza della Casa dello Scugnizzo di Mario Borrelli e che dialogherà con Paolo Miggiano, scrittore specializzato nel campo della criminalità organizzata, sui temi correlati alle esperienze dei bambini che vivono in realtà sociali degradate.
Lo spunto ha una matrice ben chiara, quella della recente docu-serie Sky “Dangerous Old People” prodotta dalla Indigo Film con la regia di Giuseppe Di Vaio, nata da un’idea di Roberto Saviano. I protagonisti sono ex detenuti napoletani, sia uomini che donne, i quali si raccontano senza peli sulla lingua confessando crimini violenti, furti, spacci o addirittura omicidi dopo essere finiti nelle maglie della camorra. Un percorso difficile prima di fare ritorno, non senza le tortuosità del caso, alla società civile dopo aver scontato pene non di poco conto. E, a proposito di rapportare il presente con il passato, il primo episodio di questa serie si apre proprio con immagini di repertorio della Napoli degli Anni ’50, una città povera che tenta di uscire faticosamente dai danni della guerra. Si vedono bambini intenti a giocare per strada e subito la mente va a “Children of the Sun”, il libro frutto di un reportage dello scrittore australiano Morris West, pubblicato nel 1957. Un best-seller internazionale che racconta la storia di padre Mario Borrelli, il quale fondò una casa per i bambini poveri e divenne famoso in tutto il mondo proprio grazie a questa pubblicazione.
Sia l’una che l’altro evocano la Napoli di un tempo, con le voci dei suoi abitanti e con le ricche immagini d’archivio di mercati pieni di gente e vicoli con i fili dei panni appesi da un lato all’altro della strada, facendo risaltare cosa significasse crescere nei bassi napoletani, che sia ai Quartieri Spagnoli piuttosto che alla Sanità. Una Partenope segnata fortemente ma al tempo stesso viva, vitale e generosa. Sono rapito dai racconti di Bruno che poi ritorna all’evento prossimo dove mi fregio tra l’altro dell’onore di essere invitato. Un incontro proprio con il regista Giuseppe Di Vaio, al quale parteciperà anche Salvatore Di Maio che ha vissuto l’esperienza di scugnizzo come descritta nel libro dello scrittore australiano e che tra l’altro ne ha curato la pubblicazione italiana nel 2019 con il titolo “Figli del Sole”. Con loro il pedagogista della Federico II, Paolo Vittoria, grande conoscitore dell’opera di Paulo Freire, importante teorico brasiliano nel campo dell’educazione, che ha vissuto come volontario l’esperienza della Casa dello Scugnizzo di Mario Borrelli e che dialogherà con Paolo Miggiano, scrittore specializzato nel campo della criminalità organizzata, sui temi correlati alle esperienze dei bambini che vivono in realtà sociali degradate.

L’incontro sarà introdotto dal direttore del Centro Fernandes, Antonio Casale e sarà moderato dal brillante Antonio Casaccio, direttore responsabile di INFORMARE, media partner dell’evento. Bruno prima di salutarmi però mi confessa anche un grande cruccio, ovvero l’assenza forzata all’incontro di Nino Daniele, uomo politico e filosofo, già sindaco di Ercolano e Assessore alla Cultura del Comune di Napoli, il quale avrebbe dovuto coordinare gli interventi. Daniele è impossibilitato visto il contemporaneo incontro che lo stesso avrà nell’Aula Magna della Federico II per partecipare alla presentazione del report sulla criminalità organizzata a cura della Procura di Napoli: un invito che non poteva assolutamente declinare fatto personalmente dal Rettore e dal Procuratore Melillo.

Comunque Nino Daniele sarà presente, sia pure con un messaggio che invierà a Bruno che, pur dispiaciuto, non per questo se la sente di smorzare il suo contagioso entusiasmo. Arriva il momento dei saluti, ne esco arricchito. Mai caffè offerto fu più benedetto.

di Marco Silva

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