Caso Regeni, stop della Cassazione al processo: “Non lo possiamo accettare”

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La Cassazione ha deciso che il processo per il sequestro, le torture e la morte di Giulio Regeni non si farà o, almeno, non si potrà tenere fin quando l’Egitto non fornirà gli indirizzi dei quattro imputati. Il Governo, però, potrebbe decidere di cambiare una legge che garantisce l’impunità degli imputati.

L’indignazione dei genitori di Giulio

Paola e Claudio Regeni hanno dichiarato che “questa decisione è una ferita per tutti gli italiani“. Inoltre, hanno aggiunto che è “abnorme tutto il male che è stato inferto e che stanno continuando a infliggere a Giulio. Come cittadini non possiamo accettare né consentire l’impunità per chi tortura e uccide“.

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Il termine “abnorme” era stato già utilizzato dalla procura generale nel motivare il proprio ricorso. In aggiunta, l’atteggiamento di al-Sisi – sin dal febbraio del 2016 – ha sempre fatto trasparire la volontà di non far processare i suoi funzionari in Italia. Nella memoria della procura generale si legge che al-Sisi ha posto in essere “molteplici comportamenti tesi a ostacolare e depistare le indagini”.

La soluzione legislativa

In seguito alla mancata notifica degli imputati e dopo che al-Sisi ha disposto la cancellazione di alcune prove, la strada alternativa è quella legislativa. Infatti, si potrebbe intervenire sui decreti attuativi della riforma Cartabia, che consentirebbe di intervenire su casi del genere, in cui gli imputati sono finti consapevoli.

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