Caserta: la mozzarella di bufala casertana è buona e sicura

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“CI SONO BUFALE E BUFALE” UNA RISERVA INDIANA IN TERRA DI LAVORO.

di Corrado Gabriele

La mozzarella di bufala casertana è buona sicura

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N.B.: premessa per i detrattori e gli speculatori

In terra di lavoro, nell’agro Aversano, nell’alto casertano esiste una razza autoctona di bufala definita bufala mediterranea. Da diverso tempo a questa parte il tema della brucellosi e delle malattie infettive per le bufale è diventato un argomento molto serio che attraversa le decisioni politiche ma soprattutto tocca la carne viva degli allevatori dell’agro Aversano, dell’alto casertano fino ai confini regionali, esiste infatti una razza autoctona di animali da reddito – in particolar modo la bufala mediterranea con caratteristiche uniche al mondo.

La regione Campania nel corso degli ultimi anni non si è distinta per l’approvazione e la regolamentazione di quanto stabilito dalla direttiva comunitaria 429, e in tutti i casi di focolai di brucellosi, circa 200 dal 2019 ad oggi l’unico provvedimento adottato è stata l’eradicazione degli animali infetti o presunti tali.

L’applicazione di un piano organico per il contrasto del diffondersi delle malattie infettive tra i capi di allevamento, come previsto in particolare dalla direttiva comunitaria 429 non ha ancora avuto applicazione e il cosiddetto piano di Teramo per la eradicazione guidata delle bufale infette da brucellosi viene “sbeffeggiato” è mai preso in considerazione.

In tutti questi anni ci si è ispirati ad una eradicazione senza guardare in faccia il problema, e senza distinzione tra capo capo. si sono visti investimenti per la Bío sicurezza delle stalle e degli allevamenti, investimenti che hanno dovuto sostenere i singoli allevatori con la promessa di un rimborso ovvero di un ristoro che non è mai arrivato. Inoltre agli allevatori sono stati imposti corsi di formazione tenuti dagli istituti universitari ed allo zooprofilattico di Portici corsi pagati con le risorse delle aziende a cui non sono anche in questo caso mai arrivati i rimborsi.

Altro tema di natura economica è quello che riguarda il corrispettivo che la regione avrebbe dovuto dare per ogni capo di bufala abbattuto: le dichiarazioni che abbiamo raccolto nel corso della inchiesta fatta in questa settimana in radio con i protagonisti della associazione a tutela della bufala mediterraneaci fanno pensare ad un rimborso pari alla metà del valore del capo abbattuto.

Ma non è solo una questione puramente di danaro

Nella nostra inchiesta abbiamo incontrato imprenditori giovani professionisti agronomi veterinari commercialisti tutti di seconda e terza generazione tutte persone che hanno ormai preso da tempo, combattendo pregiudizi e sopraffazioni, i clan camorristici della zona che hanno sempre inteso speculare e riciclare su uno dei business della mafia economica del territorio che ricicla il danaro dei traffici internazionali investendo anche nella mozzarella: il fatturato produttivo della mozzarella in questo distretto viaggia a ritmi di borsa di New York: lo scorso anno ha raggiunto il volume di 1,3 miliardi di euro, una risorsa straordinaria se tenuta nella disponibilità di chi ci mette la faccia, i propri risparmi e capitali puliti, le proprie tradizioni e la propria voglia di affermare il sacrosanto diritto alla difesa della terra.

Nelle interviste realizzate alcuni esponenti del mondo scientifico ma anche alcuni esponenti politici rivendicano che la soluzione debba essere allargare la fascia di produzione e riconoscimento DOP ad altre realtà della Campania per, contestualmente – evitare che nel territorio Casertano si crei “una riserva indiana“.

LA RISERVA INDIANA

Nel territorio Casertano di cui stiamo parlando sono insediate 799 aziende di Allevamento e produzione di latte di bufala mediterranea, ad oggi operative ne sono 714 per effetto di alcune chiusura e perché inizia un triste fenomeno di delocalizzazione presso altre province e regioni limitrofe, dove però non esistono le condizioni ambientali organolettiche orografiche e di storia vissuta che possano mantenere in piedi e viva la grande tradizione della bufala mediterranea.

GIOVANI GENERAZIONI DI ALLEVATORI

Adriano Noviello ha 33 anni una forza infinita nel seguire le sue aziende agricole e di allevamento e al tempo stesso non nascondere mai la faccia, né davanti ai consigli di chi gli diceva di mollare né alle velate minacce di poter aver a che fare con forze della criminalità organizzata.

“Io sono nato e vivo in questa terra sono legato ad essa da più generazioni alle terre agli animali alle persone che se ne prendono cura, tutti quelli che sono venuti a proporci di delocalizzare a causa di una presenza troppo intensa di animali dico che si può fare come in Olanda ed in altri paesi produttori importanti di latte e salvaguardare e investire, come ha ricordato anche il presidente de Luca dicendo che dobbiamo diventare come i paesi bassi, a costoro dico che se ne possono anche andare ed è inutile che ci parlino di delocalizzazione. Le giovani generazioni di allevatori come me vogliono passare il proprio tempo a costruire progetti di felicità e serenità per le proprie famiglie e lavorare girando per le aziende al fine di migliorare la qualità della produzione attraverso ricerca innovazione e il rispetto dell’ambiente.

Altra figura straordinaria che abbiamo incontrato in questa nostro viaggio radiofonico è Carmine, sposato 37 anni, lui svolge la funzione di “buiatra”, io ammetto che non conoscevo questo termine ma che mi sono immediatamente innamorato della sua forza d’animo, passione per il lavoro e rispetto per la natura e gli animali. Carmine fa le ecografie alle mucche alle bufale e agli altri animali e non ha mai un minuto per una intervista telefonica, pochi anche per la moglie Roberta, fa partorire e salva animali e dunque quando gli ho chiesto come si sente a vedere le bufale che per effetto della brucellosi debbano essere abbattute, uccise, anche se il termine che viene usato più neutro eradicazione, come fossero piante selvatiche infestanti, parla così delle istituzioni ai nostri microfoni il braccio destro appena tirato fuori da una ecografia :” le istituzioni si servono per la redazione dei piani di soggetti del mondo scientifico e tecnico, negli ultimi 13 anni abbiamo assistito a fenomeni di brucellosi con percentuali molto alte che arrivavano anche al 18% poi con gli abbattimenti si è scesi sotto l’1%. ma dal 2019 la curva è risalita fino a toccare percentuali del 15% e dunque creare nuovo allarme tra gli allevatori e le popolazioni della zona casertana. Per questo motivo ci siamo costituiti in comitato civico a tutela della bufala mediterranea preciso che io non svolgo attività di allevatore quindi non ho interessi diretti economici però è una questione di giustizia visto che dopo 15 anni di soli abbattimenti il fenomeno non è stato risolto qualcuno dovrebbe prendere il microfono e annunciare che c’è stato un fallimento e si debba ricominciare con altre interventi. Ormai gli allevatori hanno standard di sicurezza vicini all’80% e quasi tutti hanno attivato meccanismi di Bío sicurezza nei campi e nelle stalle a spese proprie senza mai aver avuto rimborsi dalla regione. Ci hanno chiesto corsi di formazione e li abbiamo abbiamo pagati spesso proprio presso gli enti che ci avevano imposto percorsi di aggiornamento e formazione, adesso qualcuno torna alla carica dicendo che il perimetro della mozzarella di Caserta dove insistono oltre 700 aziende debba essere delocalizzato? Questo sinceramente mi fa molta paura perché i capitali per delocalizzare non sono mai chiari trasparenti e alla luce del sole, già 26 aziende storiche sono andate via e producono altrove e sotto il pericolo e la minaccia che le risorse economiche della criminalità organizzata possano fare da padrone. A quel punto il nostro territorio si svuoterebbe di una grande risorsa, tradizione, possibilità di crescita e di riscatto per la nostra e le successive generazioni: noi questo non lo permetteremo.

I SINDACI CASERTANI

Abbiamo ascoltato il sindaco di Casal di principe, il dottor Renato Franco Natale, 71 anni, la maggior parte passata a difendere e curare le malattie della sua gente e della sua terra, uno che da solo con un tenace gruppo di sostenitori e giovani leve della politica hanno inforcato le armi della legalità e della lotta alla criminalità organizzata e trasformato nel corso degli ultimi 10 anni il termine Casalese da membro del clan in cittadino di Casal di principe il cui termine regale nasconde la grande bontà di un territorio che ha avuto l’unica pecca di non saper immediatamente emarginare camorristi mafiosi e sfruttatori.

La grande stagione del riscatto avvenuta attraverso le associazioni la cooperazione il ruolo della Chiesa che nel nome di Don Peppino Diana cercano con determinazione di muoversi nel solco del “per Amore del mio popolo non tacerò” Renato Natale ha ribadito il principio che il settore dell’allevamento e produzione di latte e derivati è in pericolo perché il piano di eradicazione è fallito, non solo perché si basa sulla semplice eradicazione delle bufale sospette di contagio, senza poi realizzare una analisi di carattere autoptica e una costruzione di un dato analitico che venisse messo nelle disponibilità di tutti i soggetti interessati, mi chiarisco di tutte le bufale abbattute quante secondo le autopsie sono poi risultate effettivamente infette da brucellosi o TBC? Il piano è di fatto fallito non solo perché si basa sulla semplice eradicazione delle bufale sospette di contagio ma poi non c’è mai stata una analisi di carattere autoptica e una costruzione di un dato analitico che venisse messo nelle disponibilità di tutti i soggetti interessati – mi chiarisco – di tutte le bufale abbattute quante secondo le autopsie erano effettivamente affette da brucellosi e per quali dinamiche? Ecco ora con tutti i maggiori responsabili del territorio ci siamo messi in campo per una proposta di avviare una campagna di vaccinazione, che escluda chiaramente i capi attualmente in produzione, ma che parta dai più piccoli per creare una nuova generazione anche più forte di animali da latte. Come nel recente passato nel 2003 e nel 2007 e ancora nel 2010 si è dimostrato che una azione epidemiologica e di vaccinazione ha dato i suoi effetti. Aggiungo che da anni ci scontriamo contro un vero e proprio muro di gomma, e soltanto ultimamente con l’intervento del presidente del consiglio regionale Gennaro Oliviero ed altri siamo riusciti a catalizzare l’attenzione sulla vicenda. Infine il rischio di procedere solo con gli abbattimenti, 40.000 capi nell’ultimo anno e quello che poi si concentrino i mezzi di produzione in senso capitalistico del latte in poche mani e cioè che la grande distribuzione le grandi multinazionali andranno a determinare valori qualità distribuzione prezzi e condizioni di lavoro e di vita in un territorio quello Casertano che invece vuole vivere delle proprie tradizioni risorse idee.

Tra le nostre tappe della inchiesta sulla bufala mediterranea abbiamo sentito il sindaco di una delle città più grandi, la storica città normanna di Aversa, fondata nel 1022, quella che già quando la pensi ti viene in mente il boccone saporito di buona mozzarella. Così Alfonso Golia 38 anni alla guida di Aversa dal 2019 con una giunta giovane e innovativa ai nostri microfoni: “abbiamo subito voluto sostenere la battaglia degli allevatori, la nostra città per tradizione e per reputazione ha come riferimento il prodotto della mozzarella, decine di caseifici assicurano prodotti di grande qualità che consentono a tanti cittadini di venire da tutti gli altri paesi e da tutte le altre regioni a comprare e a gustare la nostra mozzarella, superato questo periodo di pandemia faremo ancora di più per rilanciare il comparto. Occorre adesso una forte interlocuzione tra le istituzioni che rappresentano il territorio dunque i sindaci e la regione facendo fare parte attiva anche i comitati e le associazioni che tutelano il territorio e la bufala mediterranea, solo così cioè coinvolgendo direttamente le migliori forze economiche ed impegno civile, si potrà evitare sul settore produttivo e della redistribuzione la pressione economica e criminale di soggetti che nulla hanno a che fare con la legalità e con il senso dello Stato.

Resta dunque da capire come con il coinvolgimento e l’ascolto dei protagonisti di questa grande storia della produzione e dell’allevamento di bufala mediterranea si possano mantenere alti gli standard economici sociali e anche di qualità della vita in quei territori, dove troppo spesso il “lupo“ perde il pelo ma non il vizio, ma, aggiungo, che quando questo lupo compare e il pelo proviene da soggetti istituzionali che a diverso livello dovrebbero svolgere funzioni di interpretazione dei problemi e soluzione senza alcun interesse di carattere economico ovvero politico, devo concludere avvertendoli che nella cosiddetta “riserva indiana”, creata centinaia di anni fa dagli invasori americani qualche volta a rimetterci il pelo, sono stati proprio quelli che sentendosi lupi, sono dovuto scappare altrove.

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